La Storia di Aboca: Un Percorso di Coerenza tra Natura e Scienza

Siamo tutti fatti della stessa materia: il codice genetico. Valentino Mercati, padre di due bambini, desiderava il meglio per loro e, osservando la distesa verde che circondava la villa, si chiese come utilizzare al meglio il terreno per produrre prodotti biologici senza l'uso di pesticidi. Quel momento segnò l'inizio di una ricerca incentrata sul rapporto tra uomo e natura, alimentando in lui la passione per l'agricoltura biologica e il desiderio di approfondire la tradizione legata alle piante medicinali.

L'imprenditore, durante i suoi viaggi di lavoro, iniziò a interrogarsi sulla tossicità dei prodotti in commercio e a studiare attivamente le piante medicinali. Con questo spirito, nel '75 fondò un'azienda di integratori naturali, intraprendendo un cammino in controtendenza rispetto a una tendenza moderna che ricercava nella chimica le risposte ai propri interrogativi. Valentino Mercati era invece sempre più convinto che in natura si potessero trovare tutte le risposte, e fu così che nella biologia dei sistemi scoprì le proprietà delle piante.

Aboca SpA è una realtà leader a livello nazionale e internazionale nel settore dell'agricoltura biologica e delle piante medicinali. A Sansepolcro, sede di Aboca, nella stanza esagonale che domina il palazzo storico ospitante il Museo delle Erbe - Aboca Museum, incontriamo Valentino Mercati, suo fondatore e presidente.

«Una delle prime regole è mantenere la promessa e vivere bene, il cui obiettivo principale è la condivisione, che vuol dire mantenere rapporti con tutto il resto del sistema. Allora tutto questo diventa coerenza, che fa mantenere la promessa. Sono poche regole che sono sempre state alla base del mio successo economico», evidenzia Mercati. «Mettere insieme le fondamenta e imparare da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo. Quindi essere coerenti significa anche essere fedeli a se stessi, a quella che è la propria visione.»

«Quello che pochi hanno, è il coraggio di essere se stessi, il coraggio di dire di no e di mantenere il chi sono», spiega il presidente. «Nella mia esperienza posso dire che, anche se può far fatica, tuttavia, è virtuoso dire di no». E qui entra in gioco anche l'integrità morale. «Mancare di parola agli altri è un conto. Ma, mancare di parola a se stessi è grave. Come, ad esempio, una vita fatta per ‘avere’ piuttosto che per ‘essere’. Oggi il gruppo Aboca si presenta come un ecosistema.»

«Tutto ha origine alla fine degli anni Settanta quando ho comprato l'azienda agricola che gestiva mio fratello. Un giorno, dentro alla cantina dell’azienda agricola, ho visto che c’era una tanica col segno della croce (pericolo). Si trattava del diserbo che veniva usato per non far crescere quell’erba che, altrimenti, avrebbe dovuto essere strappata a mano. Da lì mi informai e venne fuori che si trattava di pesticidi, che non erano biodegradabili e, quindi, erano altamente tossici - All’epoca questa sensibilità cominciava a farsi sentire - Gli anni Ottanta sono stati l’inizio di due fenomeni: primo, la biotecnologia, e poi, l’attenzione alla salute, cui mi sono aggrappato, per aprire questa azienda. Ed ecco la visione sistemica, che rimette al centro la consapevolezza del fatto che facciamo tutti parte di un unico “sistema”.»

«Io sono partito sapendo che era complesso, che la vita è complessa. Infatti, io, fino a qualche anno fa, dentro all’azienda, facevo un paradosso dicendo noi standardizziamo il caos: si comincia a rendere scientifico il caos e a rendere scientifico il sistema. Questo lo dice oggi Fritjof Capra - fisico e teorico dei Sistemi di fama internazionale - e, a suo tempo, Leonardo Da Vinci, lo scienziato che per primo prese atto della complessità e che diceva ‘non posso capire i misteri nella natura’. E in tutto questo l’Epigenetica ha un ruolo determinante.»

«Oggi grazie a determinate tecniche possiamo dimostrare e misurare quelli che sono gli influssi epigenetici che derivano da una serie di forze. Basti pensare anche all’attrazione terrestre e a quelli che sono i cicli lunari, al cambiamento dell’aria. E, soprattutto, a tutte le interferenze che subiamo, come ad esempio l’influenza delle carni sul nostro sistema. Per cui quando mangiamo delle carni, mangiamo dei mostri, di cui oggi nessuno parla». Questo studio delle sostanze naturali complesse per la salute dell’uomo è, necessariamente, legato ad un “concetto di vita”. Tale concetto s’inserisce in un nuovo paradigma, che richiede di andare oltre un riduzionismo di sorta.

«Da Paracelso in poi, non si è cercato di riequilibrare un organismo perturbato, ma di intervenire su delle malattie con delle sostanze sempre più artificializzate e potenti allo scopo di curare il sintomo. Però, facendo questo, se l’organismo è squilibrato ed emette un sintomo, un proprio segnale di allarme, allora bloccare quel sintomo, curandolo, significa andare incontro ad una serie di malattie cronico-degenerative. Perché, in quel modo, non si riequilibra l’organismo. Pertanto, oggi siamo in una fase in cui, ogni volta che ci curiamo, cambiamo il nostro metabolismo e ci squilibriamo.»

«C’è una rimozione da parte di tutte le società del mondo, rimandando al domani. Gli ebrei sostengono che noi dovremmo elevarci a Dio. Ma se, per far questo, diventiamo artificiali, non siamo più nessuno! Una cosa che si può fare è passare dall’artificialità al sistema. Aboca può dimostrare che si può fare. Per operare sui sistemi complessi, occorrono sostanze complesse. E la natura fornisce sostanze complesse. Poi, per conoscerle, non è così semplice, però lo si può fare».

«L’Ogm (Organismo geneticamente modificato) esiste perché è brevettabile. Chiunque fa ricerca, sa che gli danno i soldi se brevetta. Anche Aboca, non in funzione dell’artificialità, brevetta i processi per utilizzare il naturale. «Ma non si capisce che l’uomo è natura. Oggi quando io parlo a degli imprenditori dico loro che sono degli stupidi. Io posso dimostrare che la via dei soldi non è l’artificialità, ma è il naturale. Questo perché c’è la condivisione: se io riesco a dire che la mia carne è allevata, mostrando come stanno bene gli animali, e la vendo al doppio io guadagno più di loro. E se parliamo di placebo, per cui se io credo che quella sostanza possa darmi un beneficio, questa me lo dà.»

«Se sono malato mi metto a letto, mi riposo, mi riparo e mi passa. Sicché, l’effetto placebo entra in funzione, proprio per il fatto che noi ci auto ripariamo. Ma il fattore più importante è il tempo: molte malattie funzionali, che sono un’enormità, sono quelle in cui funziona il placebo per cui il fatto di assumere qualcosa, accelera probabilmente il tempo della guarigione. Perché uno che autoguarisce non se ne rende conto e dice ‘ora sto meglio!’. Dunque, quelle del placebo, sono delle forze interne, di autoconvincimento. Ad esempio, la prima cosa che si impara, da un libro di farmacologia, è che il 50% dei farmaci funziona con l’effetto placebo. E, a quel punto, si capisce che la confezione deve essere gradevole. Dopo di che, la mia bravura è metterci l’1% delle attività ottenendo un 51%, così ho vinto. E, dopo, l’effetto placebo è anche quello di far vedere l’entusiasmo che ci mettiamo e il fatto che ci crediamo. Vuol dire che, dentro questo marchio, ci sono quei valori.»

A questo punto, merita chiedere al cavalier Mercati un’ultima riflessione. Un suggerimento che darebbe ad un imprenditore, qualora volesse avventurarsi nel biologico in modo “coerente”. Come, del resto, ha fatto lui stesso. Capire quale potrebbe essere il punto di equilibrio e quello di rottura fra, il riuscire, da un lato, a “sostenere” (economicamente, ambientalmente, socialmente) e a mantenere tutto il sistema azienda - Aboca è anche società benefit e cert.

«Io credo che il punto dirimente sia l’ambito in cui si opera. Se partiamo da un discorso di valori, e il primo valore, non è “quant’è bello il naturale”, ma i vantaggi del naturale, bisogna far percepire quello. Qualunque cosa uno faccia, bisogna che diventi leader in quel prodotto, in quel posto in quella dimensione. Le dimensioni sono importantissime in funzione di un progetto che sia coerente. Aboca è partita prima a livello internazionale, perché avevo i soldi da investire. In ogni dimensione occorre metterci tante energie umane e soldi, più del normale, perché solo così mantengo la promessa. Occorre dimensionare: le energie, i soldi devono essere superiori a quelli ipotizzabili perché può capitare di sbagliare. In qualche modo, in ogni ambito, occorre trovare una dimensione a seconda delle proprie forze. Il gruppo Aboca è un esempio vincente di assoluta coerenza, in cui anche la catena circolare della natura è rispettata.»

Valentino Mercati fondatore di Aboca

Durante i primi anni di attività, Aboca produce integratori alimentari e distribuisce i propri prodotti in erboristeria. Nel 1986, Aboca brevetta il concentrato totale del fitocomplesso, per la standardizzazione dei principi attivi presenti nelle piante medicinali. Dal 1994 inizia la distribuzione presso le farmacie italiane, mentre è del 1996 la realizzazione del primo liofilizzato multifrazione. Nel 1999 Aboca brevetta la prima compressa senza eccipienti e nel 2001 nasce il laboratorio di ricerca fitochimica. Parallelamente, inizia il percorso di internazionalizzazione del Gruppo. Nonostante la grande espansione, resta immutata la filosofia che da sempre caratterizza l’approccio di Aboca.

Nel 2018, un altro passaggio fondamentale. "Punto di svolta" presenta un’analisi radicale e chiara degli istituti giuridici fondamentali del diritto privato e suggerisce soluzioni per sfuggire alla grave minaccia alla sopravvivenza della civiltà sul nostro pianeta provocata dalla politica estrattiva dominante nell’Antropocene. È possibile che il diritto privato possa assumere un significato ecologico? Possiamo difendere la natura e i beni comuni tramite la proprietà privata e lo strumento del contratto? Disponiamo davvero di regole di responsabilità sufficienti a garantire e proteggere il diritto alla salute delle generazioni future? Il nostro ambiente, i nostri territori sono davvero al riparo di fronte alle impetuose trasformazioni tecnologiche dell’era in cui viviamo?

In questo saggio, Ugo Mattei, giurista di fama internazionale, e Alessandra Quarta esplorano con grande competenza queste e molte altre questioni ad esse correlate, proponendo una discussione concisa ma esauriente degli istituti fondamentali del diritto privato in una prospettiva ecologica. "Punto di svolta" affronta i grandi temi della proprietà e del contratto, della persona giuridica e della sovranità, fino al nodo primario della responsabilità; un libro essenziale per chi voglia dotarsi di strumenti efficaci per difendere il nostro futuro.

Ugo Mattei insegna Diritto internazionale e comparato all’Università della California, Hastings College of the Law, San Francisco e Diritto civile all’Università di Torino. È attivo nel movimento per i beni comuni ed è autore di pubblicazioni accademiche tradotte in molte lingue. Nel 2017 Aboca Edizioni ha pubblicato "Ecologia del diritto", traduzione italiana del libro scritto con Fritjof Capra. Alessandra Quarta insegna Diritto privato all’Università di Torino ed è Direttrice di Ricerca all’International University College di Torino. Fra le sue pubblicazioni "Non-proprietà. Teoria e prassi dell’accesso ai beni" (2016).

Copertina del libro

L'Aboca Museum, con sede nel palazzo rinascimentale di Bourbon del Monte, costruito da Lorenzo il Magnifico nella frazione di Aboca, a Sansepolcro (Arezzo), è stato istituito nel 2002 con lo scopo di recuperare e diffondere l'antica tradizione dell'uso delle piante medicinali. Insieme al Museo nasce l'idea di divulgare alcune pubblicazioni scientifiche per i clienti della casa farmaceutica. Mercati comprende che se vuole continuare a esistere nel proprio ideale deve investire sulla casa editrice, che affida così alla direzione di Antonio Riccardi, un grande poeta, scrittore e critico letterario italiano. Da questo impegno nel 2012 nascono le Edizioni Aboca.

Tra i libri pubblicati, "Il mio peggior nemico", di Michael Osterholm e Mark Olshaker, risuona oggi come una profezia: già nel 2017 l'epidemiologo di fama mondiale spiegava come prepararsi alle epidemie e professava la necessità di un'informazione onesta. Il libro contiene anche un'interessante riflessione sulla pericolosa dipendenza degli Stati di tutto il mondo dalle industrie della Cina per la produzione dei farmaci salvavita.

Aboca Edizioni chiama infatti ogni giorno scienziati e filosofi a discutere del legame che unisce l'uomo alla natura, dando così il via a una "catena di montaggio del sapere" in cui mentre si pubblica si fa ricerca e mentre si produce si studia il modo migliore e più ecologico per farlo.

Fritjof Capra, fisico e studioso della Teoria dei Sistemi, celebre in tutto il mondo per aver scritto "Il Tao della fisica" (opera che ha messo in risalto le similitudini esistenti tra la fisica e la metafisica orientale), pubblica per Aboca Edizioni "La botanica di Leonardo - Un discorso sulla scienza delle qualità" (2018), "Agricoltura e cambiamento climatico" (2016) e "Vita e natura". Tra gli autori piace segnalare Rachel Carson, riconosciuta come la madre dell'ambientalismo americano: fu la prima a prevedere con forte anticipo gli effetti delle tecniche in agricoltura (come l'uso del DDT sulle coltivazioni, vietato anni dopo proprio grazie alla sua battaglia). È autrice del bestseller internazionale "Primavera silenziosa" (Feltrinelli, 1962, due anni prima della morte della biologa).

Nel catalogo Aboca trovate "Brevi lezioni di meraviglia". Grazie a studiosi come Capra, negli ultimi trent'anni la visione che abbiamo dell'Universo sta mutando da una fredda macchina composta di pezzi scollegati a una rete di sistemi viventi che comunicano tra loro. L'evoluzione non è più vista come una lotta competitiva per la sopravvivenza ma come una danza cooperativa che vede la creatività come una grande forza motrice che spinge il progresso.

Lo scienziato riprende la "Teoria di Gaia" di James Lovelock, che teorizza la Terra come un pianeta vivente che si autoregola, e apre le porte a un'"ecologia profonda" che non interferisce con l'abilità della natura di sostenere la vita.

L'impresa come essere vivente di Massimo Mercati nasce invece dal dialogo tra l'imprenditore e lo scienziato-filosofo: la visione sistemica di Capra è un faro che con intelligenza Mercati riesce ad applicare alle aziende, partendo dalla scoperta di una rete che, proprio come uno schema, organizza e collega in relazioni tutti gli esseri viventi e la materia.

Aboca Talks ci offre una serie di spunti dai quali poter ripartire dopo la quarantena e ci insegna ad alimentarci con attenzione; punto di riferimento è il dottor Pier Luigi Rossi, autore del premio Taormina con "Dalle calorie alle molecole". Aboca Edizioni ci ricorda anche di respirare col naso e di prestare attenzione ai gesti più semplici, quelli che diamo per scontati, e lo fa pubblicando "L'arte di respirare. La nuova scienza per rieducare un gesto naturale" di James Nestor; l'autore ci mostra le tecniche di respiro studiate già in epoche remote e illustra i benefici che una corretta respirazione può avere sulla nostra salute.

La sede della casa editrice Aboca, attiva dal 2012. Aboca non è quindi solo un'impresa a conduzione familiare fondata da Valentino Mercati, in cui la figlia Valentina è il vicepresidente, il figlio Massimo l’amministratore delegato e la moglie Rosetta la figura che cura la parte amministrativa, ma una rete che coinvolge 1600 collaboratori. Un filo immateriale tende a crearsi nei progetti sociali, un dialogo continuo che serve ad allargare questa rete in un approfondimento che è l’essenza stessa del lavoro di Aboca, in un ciclo continuo che va dal prodotto al libro e viceversa.

«L’editoria è un modo di fare ricerca, editare un volume significa portare avanti non solo un messaggio imprenditoriale, ma anche e soprattutto un messaggio di tipo sociale» sostiene Massimo Mercati e ci parla del Bosco degli scrittori, una collana di romanzi ideata per creare storie intessute degli stessi valori dell’azienda, come quella raccontata da Gian Mario Villalta ne "Il grande olmo". Oggi Aboca Edizioni si propone di pubblicare trenta titoli all’anno, oltre a organizzare corsi di formazione e di specializzazione, collaborando con specialisti e scienziati italiani e internazionali.

Il modo in cui respiriamo influenza ogni singolo momento della nostra vita. Niente ci sembra più scontato, niente è più essenziale. Prendiamo aria e la lasciamo uscire 25 mila volte al giorno. Eppure non sappiamo più compiere questo gesto così naturale in modo corretto e rischiamo di compromettere la nostra salute. Un’arte perduta, ci avvisa, perché quello che sappiamo oggi era già noto in passato. Ciclicamente è stato dimenticato e poi riscoperto, non sempre grazie a scienziati, più spesso per via di quelli che lui definisce “polmonauti”: persone incappate nei poteri della respirazione poiché niente altro sembrava aiutarli a risolvere un problema. Allenatori di nuoto, direttori di coro, mistici indiani, chirurghi della Guerra civile americana. Questo libro è un viaggio che unisce rigore scientifico e capacità divulgativa, evoluzione e storia della medicina. Un viaggio esplorativo ampio come l’umanità e intimo come un respiro che ci ricorda come l’aria che entra nei polmoni influenzi ogni momento della vita e ci svela come sfruttarne il potenziale per stare meglio.

Usando il naso e non la bocca, masticando in modo vigoroso, mantenendo una postura corretta, a volte trattenere il fiato. Ci vogliono diecimila respiri per leggere il libro dall’inizio alla fine.

Illustrazione del sistema respiratorio

Cinzia Lucchelli è una giornalista del Gruppo Gedi. È di Pavia, abita a Roma, ha legami speciali con la Sicilia.

Tra le pubblicazioni di rilievo:

  • "Con il tuo corpo scegli il tuo cibo" di Pierluigi Rossi. Come fare le scelte giuste a tavola tenendo conto del proprio corpo.
  • "Vita e Natura. Una visione sistemica" di Capra e Luisi. Approfondimenti sull’approccio sistemico.
  • "L’impresa come sistema vivente" di Massimo Mercati; concepire un’impresa come un sistema vivente e costituire una comunità che crea il proprio valore.
  • "Canto degli alberi" di Antonio Moresco. Un libro dedicato alla natura scritto durante la pandemia.
  • "Il bosco del confine" di Federica Manzon per la collana Il bosco degli scrittori.
  • "Viaggio nell’Italia dell’Antropocene. La geografia visionaria del nostro futuro" di Telmo Pievani e Mauro Varotto. Un ottimo lavoro che mostra gli effetti devastanti dell’umanità sul nostro pianeta.

Libro più venduto: "Botanica".

Vita e Natura. Una visione sistemica - MAXXI 3/3

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