L'otosclerosi è una patologia dell'orecchio interno che colpisce la capacità uditiva, caratterizzata dalla formazione di nuovo tessuto osseo anomalo che irrigidisce gli ossicini, in particolare la staffa, impedendone la corretta trasmissione del suono.
Storicamente, l'otosclerosi è una patologia nota agli otologi da due secoli. Nel 1704 si descriveva l'anchilosi della staffa nella finestra del vestibolo (ovale). Successivamente, nel 1849, fu stabilita una correlazione tra sordità e anchilosi stapedovestibolare. Uno studio su 1.659 rocche temporali rilevò 39 anchilosi, portando all'introduzione del termine "otosclerosi". La nozione di precedenti familiari è attuale e già nota. I primi studi chirurgici iniziarono con Kessel, verso la metà del XIX secolo, ma i tentativi di mobilizzazione con martello e sgorbia si rivelarono un insuccesso. Nel periodo successivo, Ménière descrisse il primo movimento stapedico. Strumenti come lo specchio frontale e il diapason divennero fondamentali per l'otorinolaringoiatria.
L'incidenza dell'otosclerosi clinica varia, attestandosi tra lo 0.21% nei caucasici e lo 0.5% negli asiatici, con una percentuale del 5% negli asiatici. Tuttavia, l'incidenza istologica è almeno dieci volte più frequente. Uno studio su 644 pazienti di razza bianca ha riscontrato un'incidenza del 12,7% di otosclerosi istologica, con una prevalenza del 13% nelle donne bianche e del 9,7% in una popolazione generale di adulti bianchi. L'otosclerosi è significativamente meno frequente nella razza nera rispetto a quella bianca, e quasi assente negli Indiani d'America. La sua presenza nella popolazione caucasica è maggiore rispetto a quella giapponese. In Giappone, il primo caso di otosclerosi istologica è stato documentato solo nel 1968. Tra gli Indiani d'America, sono stati registrati solo tre casi di otosclerosi. Nei nativi dell'America Latina, il gruppo Rh positivo è risultato presente in tutti gli indiani geneticamente puri affetti da otosclerosi, mentre solo tre casi di otosclerosi sono stati riscontrati in individui non affetti.
La malattia colpisce prevalentemente il sesso femminile, con un rapporto donna/uomo di circa 2:1 nella forma clinica. Non si osservano differenze significative tra i sessi per quanto riguarda l'otosclerosi istologica, suggerendo che fattori ormonali possano giocare un ruolo nella sua manifestazione clinica. La malattia può manifestarsi in diverse fasce d'età, con alcune forme giovanili caratterizzate da un rapido peggioramento, ma la maggior parte dei casi si presenta tra i 31 e i 40 anni (22% dei casi), con estremi che vanno dai 10 ai 48 anni. Il tempo intercorrente tra i primi sintomi e l'intervento chirurgico può variare.
Dal punto di vista istopatologico, l'otosclerosi è caratterizzata dalla proliferazione di tessuto osseo spongioso e vascolarizzato all'interno della capsula otica. Le lesioni si localizzano più frequentemente nella regione della finestra ovale (80-90% dei casi) e sono generalmente bilaterali. Si possono distinguere due stadi: lo stadio "attivo", in cui il focolaio è costituito da tessuto morbido, spongioso e immaturo che sanguina facilmente, e lo stadio "inattivo", dove l'osso è più denso e meno vascolarizzato. La "macchia di Shwartze", una zona di decolorazione scura visibile ad occhio nudo, può essere presente ma è un reperto incostante. A livello microscopico, si osservano alterazioni della matrice extracellulare, con disorganizzazione delle fibre collagene e presenza di lisosomi nei focolai attivi. L'esatta natura della mutazione genetica che porta all'otosclerosi è ancora oggetto di studio, ma sono stati identificati diversi loci genetici associati alla patologia, tra cui OTSC1, OTSC2, OTSC3, OTSC4, OTSC5 e OTSC6. La trasmissione della malattia è complessa e può essere influenzata da una componente genetica, potenzialmente poligenica multifattoriale, che spiegherebbe la variabilità nell'espressività della malattia. Alcuni studi suggeriscono una possibile associazione tra otosclerosi e antigeni HLA, e il ruolo di geni coinvolti nel sistema immunitario e nell'omeostasi ossea.
La perdita uditiva nella razza caucasica è una delle manifestazioni principali. L'otosclerosi è una patologia prevalentemente di tipo trasmissivo, causata dal blocco della platina della staffa nella finestra ovale. Il deficit uditivo può variare da lieve a profondo, con un interessamento predominante delle frequenze medio-basse nello stadio iniziale e un coinvolgimento delle frequenze più alte nelle fasi avanzate. L'audiometria e l'impedenzometria sono esami fondamentali per la diagnosi. Il timpanogramma è solitamente normale (tipo A). L'audiogramma tonale può mostrare una perdita uditiva per via aerea, con un discreto risparmio della via ossea, e una particolare "tacca di Carhart" a 2000 Hz dovuta a un cambio di impedenza nell'orecchio medio. In alcuni casi, può essere presente una perdita uditiva neurosensoriale, specialmente nelle fasi avanzate o in seguito a complicanze chirurgiche.
La diagnosi si basa su esami audiometrici (audiometria, impedenzometria) e sull'imaging, che può evidenziare la fissità della staffa. La valutazione audiometrica deve includere la misurazione dell'udito per via aerea (da 250Hz a 8000Hz) e per via ossea (da 250Hz a 4000Hz).
La terapia chirurgica rappresenta il trattamento d'elezione per l'otosclerosi quando la perdita uditiva è abbastanza severa da giustificare un intervento. L'intervento principale è la "stapedectomia", che consiste nell'asportazione totale della staffa e della sua platina. In alternativa, si può praticare la "stapedotomia", che prevede la creazione di un piccolo foro nella platina per l'inserimento di una protesi. La scelta della tecnica e del materiale protesico (pistone, tessuto connettivo autologo, vena bovina conservata) dipende dalle condizioni del paziente e dall'esperienza del chirurgo. L'obiettivo è ripristinare la trasmissione del suono attraverso la catena degli ossicini.
Le complicanze chirurgiche, sebbene rare, possono includere vertigini, paralisi del nervo facciale (0,4% associata a stapedectomia), acufeni, fistola perilinfatica e perdita uditiva neurosensoriale. La vertigine è un evento imprevedibile, che può manifestarsi con frequenze che aumentano verso il lato non operato.

La ricerca continua a esplorare le basi genetiche e molecolari dell'otosclerosi, con l'obiettivo di sviluppare nuove strategie terapeutiche e migliorare la gestione dei pazienti. La sindrome COL4A1/A2, legata a mutazioni nel collagene di tipo IV, pur non essendo direttamente l'otosclerosi, condivide con essa la complessità genetica e l'impatto sulle strutture corporee, evidenziando l'importanza del collagene in diverse patologie.
Soffri di otosclerosi? | Diagnosi e opzioni di trattamento
La gestione dell'otosclerosi richiede un approccio personalizzato, che può includere terapie mediche (come i cortisonici) in casi specifici, e un attento monitoraggio audiologico. È importante evitare l'esposizione a rumori intensi e considerare la possibilità di una terapia medica personalizzata in situazioni particolari, come nel caso di giovani pazienti che desiderano una gravidanza.