Melatonina e il Professor Mariano Bizzarri: Un Legame tra Scienza e Benessere

La melatonina è un neuro-ormone fondamentale, sintetizzato nell'epifisi (ghiandola pineale), che origina dalla serotonina. La sua produzione è strettamente legata all'assenza di luce, rilevata dai recettori della retina.

Le ricerche scientifiche più recenti hanno svelato molteplici funzioni della melatonina. Essa svolge un ruolo cruciale nella protezione del DNA nucleare e mitocondriale, possedendo notevoli proprietà antiossidanti che variano in relazione alla natura benigna o maligna delle cellule.

Nelle cellule non tumorali, la melatonina agisce come un potente antiossidante, integrandosi nei sistemi di protezione cellulare contro organismi dannosi. La sua azione è mirata a distruggere o inibire l'attività di radicali liberi particolarmente aggressivi, quali il radicale ossidrile (-OH), il perossido di idrogeno, l'ossido nitrico, l'anione perossinitrito, l'acido perossinitroso e l'acido cloridrico. I prodotti derivanti da queste reazioni sono stati identificati in sistemi chimici puri e, in alcuni casi, in vivo. Ad esempio, i sottoprodotti generati dall'interazione della melatonina con lo ione OH (3-idrossimelatonina ciclica) sono stati riscontrati nelle urine di esseri umani e ratti.

Paradossalmente, nelle cellule tumorali (come osservato in vitro su cellule umane di leucemia), questo "spazzino" di radicali liberi sembra stimolare, attraverso meccanismi non ancora completamente compresi, la produzione di specie reattive dell'ossigeno (ERO, ROS). Queste specie possono indurre l'apoptosi (morte cellulare programmata), mentre la melatonina, nelle cellule sane, tende a prevenirla. In sostanza, la melatonina esercita un ruolo regolatore nell'apoptosi.

Osservazioni analoghe sono state riportate anche per il cancro al seno, sia in vitro che in vivo.

Schema della sintesi della melatonina nella ghiandola pineale

È importante sottolineare che la melatonina endogena, prodotta dal sistema pineale, ha un'influenza positiva sul sistema immunitario. In combinazione con il calcio, la melatonina supporta la risposta immunitaria dei linfociti T. Tuttavia, il suo utilizzo medico per potenziare la risposta immunitaria è oggetto di dibattito, poiché potrebbe anche favorire lo sviluppo di malattie autoimmuni.

Questi risultati evidenziano l'importanza fondamentale della melatonina nella prevenzione e nel trattamento del cancro.

Il Ruolo della Mente nella Lotta contro il Cancro: Le Prospettive del Professor Bizzarri

Il Professor Mariano Bizzarri, medico oncologo che opera presso il Laboratorio di Ricerca Sperimentale dell'Istituto di Clinica Chirurgica dell'Università "La Sapienza" di Roma, ha dedicato ampio spazio alla relazione tra mente e cancro nel suo libro "La mente e il cancro". Questo lavoro raccoglie una vasta documentazione di esperimenti scientifici che esplorano questo complesso legame.

Secondo il Professor Bizzarri, l'evidenza scientifica ci ricorda costantemente che l'essere umano è un organismo complesso, in cui diversi livelli di organizzazione interagiscono tra loro, generando effetti significativi. La mente e il cervello non possono essere considerati entità separate dal corpo; al contrario, possono esercitare azioni biologiche di grande rilevanza su di esso.

La connessione tra stress negativo (distress) e tumori è un campo ampiamente studiato. Le osservazioni iniziali su modelli animali sono state successivamente corroborate da studi sull'uomo, abbracciando discipline come la psicologia sperimentale, l'epidemiologia, la biologia molecolare e l'immunologia. Esistono casi ben documentati che attestano questa relazione, ma è fondamentale evitare generalizzazioni affrettate che potrebbero alimentare l'errata convinzione che il "pensare positivo" sia una panacea universale.

Il Professor Bizzarri enfatizza il ruolo cruciale del sistema immunitario in questo contesto. La sua opera introduce il concetto del "Guaritore Interno", esplorando le future direzioni di ricerca. Rispetto allo sviluppo degli studi di base (come la "systems biology" e la biologia molecolare), è necessario interpretare i dati della sperimentazione clinica con una prospettiva diversa, recuperando le preziose informazioni che il paziente nella sua interezza può offrire alla ricerca scientifica. L'obiettivo è riporre il paziente al centro dell'indagine.

Il nostro modo di interpretare gli eventi, attribuendo loro un significato positivo o negativo, è determinante per la difesa della salute. Nell'organismo si innesca una cascata di reazioni che influenzano la capacità di risposta alle malattie, incluse quelle tumorali.

Illustrazione della connessione tra mente, cervello e sistema immunitario

Studi Emblematici sulla Relazione Mente-Cancro

Il libro del Professor Bizzarri ripercorre con rigore la storia del rapporto mente-cancro, presentando una documentazione approfondita degli esperimenti scientifici.

Un esperimento condotto da Robert Ader ha dimostrato come un apprendimento associativo possa influenzare sensibilmente la reattività del sistema immunitario. Somministrando a conigli acqua zuccherata seguita da un immunosoppressore, gli animali svilupparono un'avversione per il cibo e una riduzione dei globuli bianchi. Ripetendo la somministrazione della sola acqua zuccherata, gli animali mostrarono nuovamente una marcata deplezione dei globuli bianchi e una maggiore suscettibilità alle infezioni.

Questo studio ha evidenziato per la prima volta una connessione diretta tra il sistema nervoso centrale (SNC) e il sistema immunitario (SI), dimostrando la capacità del primo di influenzare il secondo. Oggi, siamo consapevoli delle numerose interconnessioni tra SNC e SI: il SNC innerva gli organi linfoidi, riceve efferenze da essi e partecipa alla regolazione delle funzioni immunitarie sia indirettamente (tramite il controllo endocrino) sia direttamente, attraverso neuromodulatori come la melatonina, l'acetilcolina, la serotonina e la noradrenalina.

Un altro caso emblematico citato nel libro è quello del "Caso dell'amabile signor Wright", documentato da Bruno Kopfler. Il signor Wright, affetto da un linfoma avanzato, sperimentò una remissione completa dopo aver assunto un farmaco sperimentale, il Krebiozen, che si rivelò poi inefficace. Successivamente, quando gli fu somministrato un placebo, ottenne nuovamente una remissione. La sua salute peggiorò drasticamente solo quando fu reso noto che il Krebiozen era privo di efficacia, dimostrando il potere dell'effetto placebo e della fede nel trattamento.

Numerosi studi, sia retrospettivi che prospettici, hanno sottolineato una connessione significativa tra determinati tratti di personalità, la depressione e una maggiore incidenza di cancro. L'atteggiamento mentale assunto nei confronti della malattia neoplastica influenza considerevolmente la sua evoluzione. Ad esempio, uno studio sulle pazienti affette da carcinoma mammario ha rivelato che le donne con un atteggiamento "combattivo" avevano un tasso di guarigione a 13 anni dell'85%, mentre quelle con sfiducia e depressione presentavano un tasso di "lungoviventi" non superiore al 20%.

La pietra miliare nell'indagine scientifica dell'effetto placebo è stata la ricerca pubblicata su The Lancet, che ha collegato gli effetti sorprendenti del placebo a uno specifico assetto dei neurotrasmettitori cerebrali, in particolare le endorfine. In uno studio, un placebo somministrato con un antagonista delle endorfine ha mostrato un effetto ridotto sulla gestione del dolore, confermando il ruolo delle endorfine nell'attivazione dell'effetto placebo.

Fin dall'antichità, l'uomo ha correlato la malattia a specifici atteggiamenti. Figure storiche come Galeno e Lorenzo Sassuoli avevano già intuito l'influenza della malinconia e del turbamento emotivo sulla salute. Nel 1701, Gendron introdusse il concetto che uno "stress emozionale intenso" potesse contribuire allo sviluppo di una neoplasia.

La regressione spontanea dei tumori, un fenomeno ampiamente documentato, è oggi ritenuta mediata da meccanismi immunitari. Sir James Paget osservò che profonda ansietà, sfiducia e smarrimento erano spesso seguiti dalla crescita di un cancro, suggerendo che la depressione mentale potesse favorire lo sviluppo di una costituzione predisposta al cancro.

Herbert Snow, lavorando al London Cancer Hospital, condusse una ricerca epidemiologica su 250 pazienti, individuando in molti di essi la perdita di una relazione affettiva importante, stati di depressione cronica o eventi traumatici fisici come antecedenti alla comparsa della malattia. Lo studio di Snow è considerato una pietra miliare nella ricerca sulla relazione tra mente e cancro.

La perdita di una relazione affettiva, specialmente quella del coniuge, è considerata un evento traumatico significativo e un fattore di rischio per l'insorgenza o la progressione di un tumore. Lo studio di L. LeShan su oltre 200 pazienti oncologici ha documentato relazioni affettive strette verso cui i malati avevano investito tutte le loro energie, la cui perdita poteva precedere l'insorgenza della neoplasia.

Uno studio di Schleifer ha fornito la prima chiara dimostrazione di come la perdita di una relazione affettiva importante, vissuta con intensa partecipazione emotiva, inducesse nel coniuge superstite una consistente inibizione della funzione immunitaria.

Già nel 1817, Cutter sottolineava la frequente presenza di depressione nei malati di cancro.

La Melatonina nella Multi-Terapia Di Bella

La melatonina è un farmaco fondamentale nella multi-terapia oncologica nota come multi-terapia Di Bella o terapia biologica dei tumori. Nonostante le disquisizioni sul razionale medico di tale terapia, è innegabile l'enorme mole di studi pubblicati sulla melatonina da ricercatori di tutto il mondo, reperibili nelle banche dati internazionali.

La melatonina, chimicamente N-[2-(5-Metossi-1H-indol-3-il)etil]acetamide (Sinonimo: N-acetil-5-metossitriptamina) (MLT), è il principale increto della ghiandola pineale e non solo. Possiede proprietà antiossidanti, anti-invecchiamento e immunomodulanti. Svolge un ruolo rilevante nell'emopoiesi, nella dinamica midollare, nella piastrinogenesi, nella protezione degli endoteli vasali, nella regolazione della formula leucocitaria e nella sintesi dell'emoglobina.

È una molecola con molteplici proprietà pleiotrofiche, poiché agisce in base alle esigenze dell'organismo. Sono documentate rilevanti proprietà apoptotiche, oncostatiche, antiangiogeniche, differenzianti e antiproliferative.

Il Professor Di Bella considerava la melatonina un componente necessario ma non sufficiente per la cura dei tumori, affermando che "la melatonina da sola non cura i tumori ma nessun tumore può essere curato senza la melatonina". Questo concetto è stato rimarcato anche da altri ricercatori.

Nella formulazione della multi-terapia Di Bella, la melatonina viene coniugata con l'adenosina in un rapporto di 1:4. Si ipotizza la formazione di un complesso (probabilmente di tipo Pi-greco) per sovrapposizione degli orbitali dei sistemi aromatici e dei doppietti elettronici degli atomi di azoto. La formazione di questo complesso comporta variazioni chimico-fisiche rispetto alle caratteristiche dei singoli componenti.

I dosaggi sono personalizzati e richiedono una preparazione galenica magistrale. In via preventiva, si calcola un milligrammo di melatonina per ogni dieci chilogrammi di peso corporeo, più un milligrammo aggiuntivo. Ad esempio, un uomo di 70 chilogrammi dovrebbe assumere 8 mg al giorno.

La formulazione è prevista in compresse (non può essere allestita in capsule) o in fialette liofilizzate. La procedura di preparazione è precisa e dettagliata, coinvolgendo miscelazione della melatonina, dell'adenosina e della glicina in diluizioni successive, seguita dall'aggiunta di eccipienti e un'ulteriore fase di miscelazione. I tempi di miscelazione devono essere ottimizzati e standardizzati attraverso studi interni del laboratorio. Dopo la fase di compressione, il confezionamento avviene rigorosamente in blister, entro un'ora dalla compressione e al riparo dalla luce. Il prodotto finito viene analizzato attraverso saggi di uniformità di peso, determinazione del tempo di disgregazione (richiesto inferiore a 5 minuti).

Struttura chimica della melatonina

Disturbi del sonno e melatonina: benefici e controindicazioni

Alcuni pazienti riferiscono di utilizzare la melatonina del Dott. Pierpaoli, trovandosi bene. Un esempio è una donna di 47 anni che la assume per cicli di 4 mesi, alternati a periodi di interruzione. La domanda sulla necessità di un'assunzione continua per mantenere salute e un buon sonno è comune. Sebbene la melatonina non dia dipendenza e non "impigrisca" la ghiandola pineale, l'idea di doverla assumere costantemente per stare in salute può destare preoccupazione. La teoria suggerisce che, stimolando la pineale a funzionare meglio, il processo benefico dovrebbe continuare anche dopo l'interruzione dell'assunzione.

Inoltre, sorge la questione dell'integrazione di magnesio quando si assume zinco quotidianamente, dato che un eccesso di zinco potrebbe ridurre l'assimilazione del magnesio. La corretta integrazione è un aspetto da considerare.

Per quanto riguarda i tempi di assunzione, alcuni la prendono alle 23:20 ogni giorno, ma la flessibilità è necessaria per chi svolge lavori su turni, andando a letto a orari variabili.

tags: #melatonina #e #prof #bizzarri