Come posizionare i telai per la raccolta della propoli

La propoli è una sostanza preziosa prodotta dalle api, fondamentale per la salute dell'alveare e apprezzata per le sue proprietà benefiche. La sua raccolta da parte degli apicoltori può avvenire attraverso diversi metodi, ma il posizionamento corretto delle attrezzature è cruciale per massimizzare la produzione e ottenere un prodotto di alta qualità.

Cos'è la propoli e come viene prodotta dalle api

La propoli è un prodotto che le api ottengono elaborando con enzimi e secrezioni salivari le resine raccolte su gemme e su cortecce di alcuni vegetali quali pioppi, querce, ontani, betulle, abeti, pini, ippocastani, ecc.; esse vengono prodotte con lo scopo di proteggere soprattutto gemme e germogli e hanno una composizione che varia nelle diverse stagioni e da pianta a pianta. La raccolta viene effettuata nelle ore più calde della giornata, quando i materiali da asportare sono più malleabili, da un numero ridotto di api bottinatrici che utilizzano gli organi di senso delle antenne per localizzare le fonti più interessanti. La resina viene asportata in piccoli frammenti con le mandibole e, con l’ausilio delle zampe del primo paio, viene accumulata nelle cestelle delle zampe posteriori fino a formare una pallottolina che solitamente è un po’ più piccola di quella di polline. L’operazione è ripetuta più volte finché tutte e due le cestelle sono cariche; a questo punto l’ape “raccoglitrice di propoli” torna all’alveare. Le operazioni sia di raccolta sia di “scarico” del materiale nell’alveare, che avviene con l’aiuto di altre api che sono addette alla sua lavorazione, richiedono molte ore di lavoro. Infatti anche l’azione di “scarico” è compiuta più volte, finché la bottinatrice si trova completamente ripulita. Interessante è notare che le bottinatrici cariche di propoli non possono, contrariamente a quelle cariche di polline, liberarsi del loro carico da sole ma hanno assolutamente bisogno dell’aiuto di altre api. Da analisi compiute si è visto che le api, durante la lavorazione nell’alveare, aggiungono una certa quantità di cera al materiale raccolto. Tale aggiunta è variabile: la propoli più ricca di cera è quella che si trova sul fondo e vicino all’ingresso dell’alveare. Le api utilizzano la propoli in ogni parte dell’alveare, sfruttandone sia le particolari caratteristiche fisico-chimiche sia il fatto che impedisce lo sviluppo di numerosi germi. La propoli può avere un colore che varia dal giallo al bruno scuro- nero con una consistenza che si modifica in rapporto alla temperatura: fino a 15 °C è dura e friabile, a 30 °C diventa malleabile e appiccicosa e verso i 65-70 °C fonde. Se viene scaldata a bagnomaria si divide in due parti distinte: una cerosa e malleabile e un’altra viscosa che rimane sul fondo del recipiente. L’odore è fortemente aromatico e gradevole mentre il sapore è acre e leggermente irritante per le mucose. La propoli è una miscela di sostanze chimiche molto diverse tra di loro e la composizione varia anche in funzione dell’epoca di raccolta, della zona, delle piante, del clima, della razza di api e altro. Fra i diversi componenti si ricordano gli olii essenziali (5-10%), i flavonoidi, gli idrossiacidi aromatici, gli acidi alifatici, le aldeidi aromatiche, le cumarine, le resine (circa il 50%), le cere (circa il 30%), il polline (circa il 5%), i sali minerali, gli zuccheri e le vitamine.

Il termine che indica questo prodotto delle api viene usato o al maschile (“il propoli”) o al femminile (“la propoli”). La voce al maschile deriva dall’unione di due parole greche: “prò” che significa “davanti” e “polis” che significa “città”. La dizione femminile deriva da due parole latine “prò” con significato di “per” e “polis” derivato a sua volta dal verbo “polire” con significato di “verniciare, lucidare”. La prima interpretazione indica l’uso che ne fanno le api per restringere l’apertura d’ingresso all’alveare; la seconda ne suggerisce l’impiego per dare la cosiddetta “mano di bianco” alle varie parti dell’arnia, in particolare alle pareti interne delle cellette di ovideposizione. Entrambe le parole traggono dunque origine dalle modalità con cui le api utilizzano la resina e perciò sembra possibile usare indifferentemente l’una o l’altra definizione.

Api che raccolgono resina da un albero

Metodi di raccolta della propoli

La propoli può essere raccolta dall’apicoltore con due metodi differenti: asportando ciò che le api depositano spontaneamente nell’alveare (metodo 1) oppure su apposite strutture che ne stimolano la produzione (metodo 2). La propoli, una volta raccolta, va conservata al buio in un luogo fresco e asciutto e per comodità può essere riposta in sacchetti di plastica che vanno chiusi.

Metodo 1: Raschiatura

Con questa tecnica, che non richiede particolari accorgimenti né l’acquisto di attrezzature, si raschia con una spatola o con una leva da apicoltore la propoli che le api depositano nell’arnia (lungo gli spigoli, sulle fessure, nei punti di appoggio dei telaini, fra nido e coprifavo) e sulle traverse superiori dei telaini. La quantità di propoli ottenuta, oltre ad essere scarsa (50-100 grammi all’anno per alveare), contiene diverse impurità (pezzi di cera, frammenti di legno, parti di api, ecc.), si presenta in scaglie di piccole dimensioni ed ha uno scarso valore commerciale.

Metodo 2: Utilizzo di griglie o reti apposite

La tecnica consente una produzione specializzata e le api vengono stimolate a produrre propoli e a depositarla su reti o griglie che ne semplificano il distacco. La raccolta si esegue su colonie che hanno dimostrato di possedere una buona propensione alla propolizzazione. Si colloca nell’alveare, al posto del coprifavo, una cornice in legno (delle medesime dimensioni del coprifavo) alta circa 3-4 cm su cui è stata tesa una rete (o una griglia) con maglie di 2-3 mm; operando in questo modo le api, con l’obiettivo di chiudere la parte superiore dell’arnia, vengono stimolate a propolizzare i fori. Una volta che gli spazi tra le maglie sono stati riempiti di propoli, il supporto di deposito viene ritirato dall’alveare. La propoli, infatti, a bassa temperatura diventa dura e friabile e si distacca in piccole scaglie. Il prodotto che si ricava con questa tecnica è puro e privo di corpi estranei e di conseguenza il suo valore commerciale è superiore rispetto a quello ottenuto per raschiatura; la quantità raccolta nei periodi favorevoli è intorno ai 100 grammi al mese per colonia. Questo metodo richiede una maggiore manodopera per l’asporto.

Griglia per la raccolta della propoli

Posizionamento ottimale delle trappole per propoli

La posizione di installazione ottimale per un raccoglitore di propoli è direttamente tra il corpo dell’arnia e il coperchio superiore. Per usare correttamente una trappola per propoli, posiziona il dispositivo piatto sopra le barre superiori della cassa più in alto dell’alveare, direttamente sotto il coperchio esterno. Fondamentalmente, devi quindi inserire un piccolo oggetto-come un bastoncino, una zeppa o una pietra-tra la trappola e il coperchio per tenerlo leggermente aperto. Le trappole per propoli si basano sull'impulso biologico dell'ape mellifera di sigillare le brecce dell'arnia. La trappola, che di solito assomiglia a una rete di plastica o a un tappetino con fessure strette, dovrebbe essere posizionata sulle barre superiori del melario più alto. Il passo più critico è sollevare il coperchio esterno (coperchio) usando una zeppa, un bastoncino o una piccola pietra. Le api preferiscono un ambiente buio e privo di correnti d'aria e vedono la luce proveniente dallo spazio come una minaccia all'integrità della loro arnia.

Alcuni apicoltori suggeriscono di posizionare la rete propolizzatrice al posto del coprifavo. Altri indicano di metterla sopra il 4° e l'8° telaio del nido o il 4° ed il 7° telaio del melario, posizionandola per lungo verso il centro. È importante lasciare un piccolo spazio tra la rete e il tetto per facilitare l'uscita dell'aria calda, ma non troppo per evitare l'ingresso di api ladre. Le api tendono a propolizzare gli spazi inferiori a 7 mm e a costruire ponti di cera in spazi superiori a 9 mm.

Schema del posizionamento della rete propolizzatrice in un'arnia

Dimensione delle maglie e periodo di raccolta

Per quanto riguarda la dimensione delle maglie della rete, alcuni studi e apicoltori suggeriscono misure comprese tra 2x2 mm e 3,5x3,5 mm. Una maglia molto stretta, tipo zanzariera, potrebbe essere efficace. Sebbene le trappole possano essere utilizzate tutto l'anno, l'autunno è la stagione di punta per la raccolta. Tuttavia, alcuni apicoltori hanno ottenuto buoni risultati inserendo le retine per la raccolta propoli a metà agosto e lasciandole per circa 3 settimane, soprattutto nelle famiglie forti.

Rimozione della propoli dalle reti

Una volta ricoperta di propoli, la griglia viene rimossa e la propoli viene facilmente staccata dalle griglie dopo averla sottoposta a basse temperature. Le reti propolizzate possono essere piegate in quattro, inserite in una busta di plastica e poste nel congelatore. Una volta congelata, la propoli diventa dura e fragile, permettendo di staccarla e raccoglierla a mano in grumi e strisce. Questo deve essere fatto rapidamente prima che il materiale si scaldi e diventi di nuovo appiccicoso. La propoli fragile si romperà e cadrà dalla trappola nel sacchetto.

COME FARE LA PROPOLI

Qualità della propoli e fattori che la influenzano

La qualità della propoli raccolta è influenzata principalmente dalle fonti vegetali da cui viene raccolta e dal loro livello di contaminazione (inquinamento ambientale, pesticidi, acaricidi). L'uso di una trappola dedicata è il metodo superiore per ottenere campioni ad alta purezza privi di schegge di legno, parti di api e eccesso di cera d'api. Se si desidera produrre tintura di propoli idroalcolica, alcolica o analcolica, è possibile trasformare la materia prima raccolta in flaconcini.

Le api italiane, come la Ligustica, sono state selezionate nel tempo anche per la loro capacità di produrre propoli. È importante notare che alcune casse propolizzano più di altre, indicando una predisposizione genetica. La produzione di propoli, come tutte le altre produzioni dell'alveare, è subordinata a molti fattori concomitanti.

Considerazioni sulla razza e sul territorio

Per chi desidera avere una "connessione razza-territorio", rimanere sulla Ligustica è un consiglio spassionato, specialmente in zone come l'Appennino al confine tra Emilia e Toscana, dove questa razza è ampiamente diffusa. È importante verificare se la selezione su questo aspetto sia stata fatta altrove.

Trattamenti e raccolta della propoli

È possibile effettuare il trattamento con l'acido ossalico usando uno spruzzino e subito dopo mettere la rete raccolta propoli. Tuttavia, è fondamentale valutare se questo lavoro artificiale aggiuntivo, in determinati periodi stagionali, possa rappresentare un aggravio per le famiglie di api.

Utilizzi e proprietà della propoli

L'uomo conosce e sfrutta le proprietà della propoli fin dall'antichità. Essa ha dimostrato di produrre effetti antibatterici, antivirali, antimicotici, immunostimolanti, antiossidanti, antinfiammatori, cicatrizzanti, riepitelizzanti, analgesici e lassativi. Inoltre, può trovare impiego nella preparazione di numerosi prodotti igienico-cosmetici.

L'impiego della propoli in campo medico, cosmetico e dermatologico è spesso legato all'estratto di propoli, in quanto il prodotto grezzo viene scisso con difficoltà dagli enzimi del corpo umano. Le moderne tecniche di estrazione hanno permesso di produrre diversi tipi di estratti, come la soluzione idroalcolica.

L'apicoltore può impiegare la propoli nell'affumicatore per calmare le api, bruciando alcuni granuli di resina. La propoli manifesta anche una certa azione nei confronti di alcuni “nemici delle api” quali la tarma della cera e la varroa.

Prodotti a base di propoli

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