Il Ficus carica, comunemente noto come fico, è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Moraceae, originario dell'Asia occidentale, da cui fu introdotto nei paesi dell'area Mediterranea da tempi remoti. Il nome Fico indica sia la pianta, sia il frutto. L'epiteto specifico carica fa riferimento alle sue origini che vengono fatte risalire alla Caria, regione dell'Asia Minore. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole di Palestina ed Egitto, da cui si diffuse successivamente in tutto il bacino del Mediterraneo.
Nella flora spontanea, il Fico si presenta sotto forma di albero molto irregolare e tortuoso, dal tronco corto e ramoso con la corteccia grigio-cinerina. Si tratta di un piccolo albero poco longevo generalmente non più alto di 5 m, con apparato radicale molto espanso; fusto breve e contorto, con rami numerosi e fragili e corteccia grigio. Il legno di fico è particolarmente debole. Non è possibile fare affidamento nell'arrampicata a rami anche di discreta dimensione, dato che questi possono spezzarsi senza "preavviso", lungo lo stelo o alla base, cioè si schiantano di colpo senza scricchiolii.

La Specie "Funzionalmente" Dioica
La specie è “funzionalmente” dioica, cioè sono presenti piante con funzione maschile, che alloggiano l’insetto impollinatore (Blastophaga psenes) nei siconi, dove è anche prodotto il polline, dette fico maschio (o caprifico), e piante con funzione femminile (i veri fichi), che contengono piccolissimi fiori femminili fertili insieme alla polpa dolce e commestibile. La distinzione botanica è molto più complessa, dato che in realtà il caprifico ha nel frutto parti complete sia per la parte femminile (ovari adatti a ricevere il polline) che per la parte maschile (che produce polline); la parte femminile è però modificata da un microscopico insetto (Blastophaga psenes) che vive negli ovari (modificati in galle) e quindi per questo la parte femminile è sterile. La pianta di caprifico, a causa dell'insetto, svolge quindi esclusivamente (o quasi) una funzione maschile, producendo polline (presso l'apertura del siconio) e facendolo trasportare dall'insetto che alleva; solo le femmine della vespa sciamano fuori dal frutto portando con sé il polline.
Il genere, Ficus, deriva dalla parola greca sycon ‘fico’ (è mutata la s in f). Il Fico è una pianta conosciuta fin dall’antichità ed intorno ad esso si sono intrecciate molte leggende. Nella Genesi si racconta che Adamo ed Eva, nel Giardino dell’Eden, dopo il peccato originale, si nascosero all’ombra di un fico e Adamo, per coprire le sue nudità, utilizzò proprio le grandi foglie della pianta. I musulmani e i buddisti lo considerano albero sacro. I greci lo legarono al culto del dio Dionisio. Il frutto è un’infruttescenza definita siconio: da qui il termine sicofante, che significa letteralmente “delatore di ladri di fichi”. Il motivo di questa curiosa denominazione si fa risalire al fatto che gli ateniesi, considerando questa pianta una delle ricchezze della regione, ne avessero vietato l’esportazione. I sicofanti avevano quindi il compito di denunciare i trasgressori a questa norma.

Caratteristiche e Coltivazione
Il fico è una pianta rustica, che preferisce i climi miti delle zone marittime, ma cresce un po’ ovunque purché in posizione soleggiata e riparata dal vento. Sopporta male i tagli e le potature; i rami sono molto fragili. La specie selvatica chiamata caprifico differisce da quella coltivata essenzialmente per il frutto. La prima produce infruttescenze piccole, stoppose, non commestibili, costituite da infiorescenze nelle quali prevalgono i fiori maschili, l’impollinazione avviene ad opera di un insetto che impollina i fiori femminili. Le infruttescenze del fico coltivato, polpose e ricche di zucchero (fino 60-70%), contengono quasi esclusivamente fiori femminili che maturano senza impollinazione; i semi in questo caso risultano sterili, per cui la propagazione della pianta avviene per mezzo di polloni che spuntano alla base.
Il fico è una pianta xerofila ed eliofila, è longevo e può diventare secolare, anche se è di legno debole e può essere soggetto ad infezioni fatali; è caducifoglia e latifoglia. Quello che comunemente viene ritenuto il frutto è in realtà una infruttescenza di medie dimensioni, carnosa, piriforme, ricca di zuccheri a maturità, detta siconio di colore variabile dal verde al rossiccio fino al bluastro-violaceo, cava, all'interno della quale sono racchiusi i fiori unisessuali, piccolissimi; una piccola apertura apicale, detta ostiolo, consente l'entrata degli imenotteri pronubi; i veri frutti, che si sviluppano all'interno dell'infiorescenza (che diventa perciò un'infruttescenza), sono numerosissimi piccoli acheni.
La coltivazione del fico si è sviluppata in diverse zone del pianeta, ma naturalmente in maniera significativa solo nei distretti climatici dell'ambiente mediterraneo, caldo ed arido. Le Regioni italiane a maggior vocazione produttiva sono Puglia, Campania e Calabria, una produzione significativa proviene anche dall'Abruzzo, Sicilia e Lazio; la Puglia fornisce anche la maggior produzione di fichi secchi. La produttività del fico dipende dai fattori climatici, dall'umidità e dal suolo dove viene coltivato, orientativamente si può stimare che in terreni sciolti, profondi e freschi si possa arrivare a produzioni di 4-5 q per albero, mentre in terreni rocciosi marginali solo a pochi chilogrammi per albero. La produzione comincia dal quinto-ottavo anno di vita della pianta (nata da seme) ed aumenta progressivamente fino al sessantesimo anno di età, quando decresce repentinamente e la pianta muore per necrosi del tessuto legnoso; in tali condizioni la produzione di polloni basali può rendere possibile una ripresa della vegetazione.
Per quanto riguarda la potatura, o anche il superamento della stagione invernale, la rimozione delle parti sommitali dei rami, (o il loro danneggiamento da parte del gelo), mentre può non influenzare la sopravvivenza della pianta, elimina o danneggia le gemme mature che produrrebbero i fioroni la successiva estate, e quindi ne compromette la fruttificazione. La riproduzione per semina è molto agevole, ma è complicata per il fatto che occorre prelevare semi da frutti sicuramente fecondati, cosa comune ad ogni modo nei paesi caldi; è complicata inoltre per i risultati ottenibili dato che, in via di massima, si hanno 50% di probabilità di avere alberi caprifichi e 50% fichi commestibili. Fatto determinante è che al di fuori di tutto il resto la riproduzione per seme semplicemente non assicura la qualità e le caratteristiche dei frutti nella nuova varietà prodotta. Avendo a disposizione sia alberi di Caprifico che di Fico è possibile praticare una sorta di fecondazione assistita (caprificazione), ponendo i frutti del caprifico, in imminenza della sciamatura degli insetti, presso il fico femmina. La procedura, fondamentalmente semplice, è ovviamente condizionata però dalla conoscenza della complessa fisiologia di fioritura dei siconi. La moltiplicazione è possibile per talea di ramo maturo (invernale), prelevando gli apici lignificati dei rami (di gran lunga la più usata), per talee legnose a luglio, per innesto (meno usato) a pezza, corona e gemma; in natura il fico tende naturalmente a moltiplicarsi per polloni basali e per propaggine cioè per radicazione dai rami appoggiati al suolo ed in contatto col terriccio, soprattutto se umido. Il prelievo dei polloni basali è un'ulteriore maniera di moltiplicazione, che però non assicura la qualità della fruttificazione se l'albero è innestato.

Varietà e Cicli di Fruttificazione
È interessante notare che il Fico produce frutti che maturano in tre diversi periodi dell’anno. I primi, i fiori maturano alla fine di giugno. Sono grossi, in numero minore e si sviluppano dalle gemme dell’anno precedente. Tra agosto e settembre si sviluppano i fichi propriamente detti, i forniti: sono più piccoli, ma più dolci e abbondanti e si sviluppano dalle gemme dell’annata. Da ultimo, in autunno maturano i tardivi che possono non svilupparsi a causa del sopravvenire della stagione fredda. La stessa pianta, a secondo della varietà, può fornire solo i fiori, solo i forniti ,oppure tutte e due, o consentire tre produzioni nel corso dell’anno. Esistono varietà che producono solo fioroni, e spesso anche la varietà è per estensione nominata "fiorone"; altre producono solo fòrniti; altre producono entrambe, ma di norma con una delle due fruttificazioni di maggior rilievo come qualità o quantità e una seconda di rilievo minore. Le varietà con tripla fruttificazione sono pochissime, e la terza fruttificazione è di norma irrilevante. Cimaruoli prodotti da gemme di sommità prodotte nell'estate e maturano nel tardo autunno.
La maggior parte dei fichi coltivati dall'uomo sono di questo tipo, o meglio sono detti permanenti dato che permangono sulla pianta anche se non sono fecondati, questo per distinguerli dai caduchi che in assenza di fecondazione cadono al suolo immaturi. La condizione del fico vero di essere "possibilmente" partenocarpico non esclude però comunque la fecondazione che rimane sempre possibile in presenza dell'insetto. Nei fatti con un minimo di attenzione si può notare, all'interno della stessa fruttificazione di fichi partenocarpici, differenze sostanziali di forma, colore, struttura interna, e soprattutto presenza di semi pieni all'interno dei frutti che possono segnalare una possibile avvenuta fecondazione anche se gli alberi di caprifico non sono nei pressi.
Usi Tradizionali e Benefici
I frutti del caprifico sono coriacei, non dolci e non succulenti e pur se non tossici, sono praticamente immangiabili. Il caprifico (ficoraccia) è stato utilizzato storicamente nel territorio laziale come segnalazione di pericolo presso le aperture dei pozzi dei cunicoli di drenaggio, tipici delle zone del parco regionale di Veio che, essendo disseminati nelle vallate allo scopo di drenare le acque meteoriche, costituiscono ancora oggi pericoli per le persone e per gli animali da allevamento.
Nella “Descrizione del Regno delle due Sicilie” di G. a essiccamento avvenuto, disinfestazione dei fichi secchi per due ore in autoclave sottovuoto usando bromuro di metile. Generalmente, i contadini usano un sistema tradizionale naturale di preparazione dei fichi secchi che non prevede il trattamento con altre sostanze per garantirne la conservazione. I fichi vengono esposti al sole così come raccolti, su graticci o tavole di legno; spesso si coprono con reticelle bianche per evitare il contatto con mosche e altri insetti; le grate e le tavole con sopra i fichi vengono ritirate e messe al coperto sotto una tettoia, ogni sera o in caso di pioggia, ciò per evitare che la pioggia o la rugiada notturna bagnino i fichi allungando il periodo di essiccazione; i fichi vengono riesposti al sole il mattino seguente. Talvolta, si mettono nel forno, insieme ai fichi, anche foglie di alloro e semi di finocchietto selvatico affinché il fico venga aromatizzato col profumo di tali piante.
La droga, cioè la parte di pianta dotata di proprietà officinali, è costituita dai falsi frutti, dalle foglie e dalle gemme dei giovani rami. I frutti sono molto nutrienti ed energetici per l'alto contenuto zuccherino, di cui dovranno tener conto i diabetici e le persone in sovrappeso; essi svolgono un'azione lassativa delicata e non irritante, per il contenuto di fibre e mucillagini, adatta anche per bambini, anziani, gestanti, nella stipsi cronica e in presenza di emorroidi. Il decotto di fichi essiccati ha proprietà emollienti pettorali contro la tosse, e lenitive per le affezioni del cavo orale; i fichi secchi, dopo una lunga decozione, possono essere applicati con una garza come impacco caldo-umido, coadiuvante della terapia farmacologica, su foruncoli, paterecci, ascessi, di cui favoriscono la maturazione e la risoluzione.
Il latice delle foglie e dei rametti anticamente era adoperato per cagliare il latte nella produzione di formaggi ad uso familiare, adatti anche ai vegetariani, per l'assenza di caglio animale. Il latice ha proprietà proteolitiche in virtù del suo contenuto in proteasi, enzimi che riescono a dissolvere la cheratina, per cui potrebbe essere adoperato per eliminare calli, duroni, verruche e macchie della pelle, ma in realtà questo utilizzo è assolutamente sconsigliato, perché questa pratica può provocare forti irritazioni e perfino ustioni, anche gravi, specie se dopo l'applicazione del latice la pelle viene esposta al sole, per la presenza nella sua composizione di cumarine, che sono sostanze fototossiche. Le gemme fresche del Ficus carica, con cui si ricava un macerato glicerico, o gemmoderivato, sono la parte più interessante dal punto di vista fitoterapico, in quanto contengono gli enzimi proteasi, lipasi e diastasi, simili come valore digestivo a quelli pancreatici, oltre a vitamina A, vitamina C (acido ascorbico), e cumarine. Il macerato glicerico di Ficus carica contiene principi attivi capaci di regolarizzare la secrezione gastroduodenale e la motilità intestinale, e di ridurre l'eccessiva secrezione acida e gli spasmi della muscolatura liscia del colon, esercitando un'azione antinfiammatoria.
Il Mio Medico (Tv2000) - Le proprietà benefiche dei fichi
Le proprietà enzimatiche sono indicate in caso di atrofia della mucosa gastrica, nelle dispepsie, e nella sindrome da ipotrofia del tubo digerente. La caratteristica prevalente delle gemme fresche del Ficus carica si esplica in particolare nella sintomatologia delle manifestazioni psicosomatiche dei soggetti ansiosi, che somatizzano l'ansia e lo stress a livello viscerale, quindi il macerato glicerico è indicato principalmente per la sua azione regolatrice centrale nelle distonie neurovegetative, come trattamento fitoterapico coadiuvante nella gastrite e nell'ulcera, nella sindrome del colon irritabile, o colite spastica. Quest'ultima in particolare, caratterizzata da dolori addominali di tipo spastico, spesso con stipsi alternata a diarrea, ad andamento cronico o ricorrente, è ritenuta di chiara origine psicosomatica ed è molto legata allo stato ansioso del soggetto, che scarica le sue ansie sul colon, quella parte dell'intestino particolarmente sensibile alla vita frenetica, allo stress, e ad un'alimentazione sbagliata. In questo caso, il gemmoderivato di Ficus carica è il rimedio di elezione, poiché agisce in modo mirato sull'apparato gastroenterico e sulla principale causa del colon irritabile, cioè l'ansia e lo stress.