Gli aminoacidi essenziali (EAA) sono componenti fondamentali per numerose funzioni corporee e la loro integrazione è spesso considerata, soprattutto in ambito sportivo. Tuttavia, l'assunzione di integratori proteici, inclusi gli EAA, ha sollevato interrogativi riguardo ai potenziali rischi per la salute renale. La Circolare del 1999 del Ministero della Sanità riportava avvertenze sull'uso prolungato di integratori contenenti EAA, suggerendo la necessità del parere medico oltre le 6-8 settimane. Questo dibattito sull'elevato introito proteico e il suo impatto sulla progressione delle patologie renali affonda le radici nei primi del Novecento, quando ricerche su modelli animali evidenziarono un aumento dell'attività renale in seguito all'infusione di aminoacidi.
Nonostante numerosi studi clinici abbiano tentato di fornire una risposta definitiva, i risultati rimangono contrastanti. I dati a supporto di un beneficio clinico derivante dalla riduzione dell'introito proteico in pazienti con patologie renali sono inconclusivi e spesso provengono da studi antecedenti all'introduzione di farmaci nefro-protettivi ampiamente utilizzati oggi. È importante notare che le stesse linee guida raccomandano l'uso di integratori proteici, compresi gli EAA, per pazienti con perdita di tessuto proteico che non riescono a soddisfare i requisiti nutrizionali minimi.
Il rene svolge un ruolo vitale nel filtrare il sangue, eliminando scarti metabolici attraverso l'urina. Quando i reni non funzionano correttamente, questi scarti si accumulano, causando condizioni come iperazotemia, ipercreatininemia, iperfosforemia e iperpotassiemia. Gli interventi nutrizionali sono essenziali nella gestione della Malattia Renale Cronica (MRC), ma spesso si rileva un ritardo nell'implementazione di diete adeguate. Per lungo tempo, si sono prescritte diete ipoproteiche con l'obiettivo di rallentare la progressione della malattia e ritardare la dialisi. Tra le strategie dietetiche, sono stati impiegati anche i cosiddetti ketoanaloghi, sostituti degli aminoacidi essenziali senza azoto, creati per ridurre il carico renale.
Per chi soffre di malattia renale, risulta essenziale mantenere un apporto sufficiente di aminoacidi essenziali (AAE). Gli aminoacidi alimentari, infatti, non sono tutti uguali e solo una piccola percentuale è composta da AAE, indispensabili per l'organismo. Una alternativa efficace alla dieta ipoproteica tradizionale è rappresentata dall'integrazione con miscele ricche di aminoacidi essenziali. Uno studio recente condotto da nefrologi di Pesaro-Urbino su circa 130 pazienti, intitolato “Dieta ipoproteica integrata (sVLPD) nei pazienti con insufficienza renale cronica avanzata: benefici clinici ed economici” (Nutrients, agosto 2023), ha confermato i vantaggi di questo approccio. Le conclusioni dello studio sottolineano come l'adozione di una dieta ipoproteica integrata con aminoacidi essenziali (senza ricorso a ketoanaloghi) ha ottenuto elevata aderenza da parte dei pazienti.

La Malattia Renale Cronica (MRC) e le Strategie Nutrizionali
La Malattia Renale Cronica (MRC) colpisce milioni di persone nel mondo, con un trend in continuo aumento. La Terapia Dietetico-Nutrizionale (TDN) si è da tempo dimostrata componente importante della gestione conservativa del paziente affetto da MRC, nel mantenere uno stato nutrizionale ottimale, a prevenire e/o correggere sintomi e complicanze della MRC, a facilitare l’utilizzo di programmi di dialisi incrementale, a migliorare l’efficacia della terapia farmacologica e a ridurre l’incidenza di ospedalizzazione.
Lo studio osservazionale longitudinale non interventistico Supplemented Very Low Protein Diet (sVLPD) in Patients with Advanced Chronic Renal Failure: Clinical and Economic Benefits, condotto presso l’UOC di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale di Fano e pubblicato sulla rivista internazionale Nutrients nel 2023, ha visto il coinvolgimento di 129 pazienti allo stadio 5 con eGFR <15 mL/min/1,73 m2. I risultati evidenziano come per i pazienti con insufficienza renale cronica una dieta a basso contenuto di proteine con prodotti aproteici (sVLPD), integrata solo con aminoacidi essenziali e senza chetoanaloghi, ritardi l’ingresso in dialisi proteggendo al tempo stesso dal rischio malnutrizione. Inoltre, eliminando i chetoanaloghi, la terapia nutrizionale risulta maggiormente gestibile da parte del paziente, con relativo incremento dell’aderenza. Lo studio dimostra infine che grazie a questa terapia dietetica si ottiene un ritardato ingresso in dialisi e si producono risparmi in termini di risorse economiche per il SSN. Sulla base dei pazienti coinvolti, lo studio ha infatti stimato un risparmio netto totale di quasi 3 milioni di euro in 3 anni.
La terapia nutrizionale a basso contenuto proteico, integrata solo con gli aminoacidi essenziali, consente di dare al paziente con malattia renale cronica una nuova opportunità di dieta personalizzata ritardando il più possibile l’ingresso in dialisi proteggendolo dal rischio malnutrizione. Tutti i vantaggi della dieta, inoltre, possono essere raggiunti con successo.

Tipologie di Diete Ipoproteiche nella Gestione della MRC
Le nuove Linee Guida per la nutrizione nella malattia renale cronica, pubblicate nel 2020, raccomandano per i pazienti non diabetici clinicamente stabili con MRC in stadio 3-5 non dialisi, un apporto proteico di 0,55-0,60 g/kg/d o una dieta fortemente ipoproteica 0,28-0,43 g/kg/d integrata con aminoacidi essenziali e cheto analoghi.
- Dieta Ipoproteica Standard: Apporta 0,6 g/kg/die di proteine, di cui almeno il 60% ad alto valore biologico (es. pesce e carne). Il fabbisogno energetico è garantito da carboidrati (55-60%) e lipidi (30-35%). Limitando alimenti ricchi di proteine e fosforo (latticini, alimenti trasformati), la dieta è anche ipofosforica (600-700 mg/giorno) e iposodica (5-6 grammi di sale). L'aumento dell'assunzione di cibi vegetali, interi e freschi, apporta benefici da fibre e alcali. Prodotti artificiali aproteici (pasta, pane, biscotti, ecc.) sono ideali per garantire l'apporto energetico con basso contenuto di proteine, fosforo e sale.
- Dieta Ipoproteica Vegana con Proteine Complementari: Fornisce 0,7 g/kg di peso corporeo di proteine. È un'opzione quando non sono disponibili o accettati i prodotti aproteici. Per coprire il fabbisogno di aminoacidi essenziali si utilizzano combinazioni di cereali e legumi. In caso di assunzione di proteine non selezionate, si ricorre all'integrazione di aminoacidi essenziali e/o chetoacidi (Ketosteril®).
- Dieta a Bassissimo Contenuto Proteico: Apporta 0,3-0,4 g/kg/die di proteine, esclusivamente vegetali e non selezionate, supplementata obbligatoriamente con aminoacidi essenziali e chetoacidi (Ketosteril®). Questo regime dietetico richiede grande motivazione e impegno, ed è solitamente limitato a pazienti selezionati con CKD molto avanzata e con elevata aderenza alle restrizioni.
Le LPD (Diete Ipoproteiche) funzionano perché riducono la produzione di prodotti di scarto derivati dalle proteine, con conseguente minore ritenzione di tossine uremiche, fosforo, sale e acidi fissi. Le proteine vegetali, rispetto a quelle animali, hanno effetti favorevoli sull'emodinamica glomerulare, generano un minore carico acido e apportano un fosfato meno biodisponibile. L'elevato apporto di carboidrati complessi e fibre contribuisce a un favorevole equilibrio del microbiota intestinale.
Amminoacidi Essenziali: 🧬 Il Segreto per Rimanere in Forma con il Dottor Ivo Bianchi
Aminoacidi Essenziali: Ruolo e Funzioni
Gli amminoacidi sono i mattoni fondamentali delle proteine. Esistono 20 amminoacidi proteosintetici comuni a tutte le forme di vita. Affinché la sintesi proteica possa concludersi positivamente, la presenza relativa di aminoacidi essenziali deve essere ottimale. Gli amminoacidi essenziali devono obbligatoriamente essere introdotti con la dieta, poiché l'organismo non è in grado di sintetizzarli autonomamente. I singoli aminoacidi vengono assorbiti dall'intestino tenue ed utilizzati prevalentemente per la sintesi proteica, un processo fondamentale per la crescita, il mantenimento e la ricostruzione delle strutture cellulari.
Gli aminoacidi a catena ramificata (BCAA), che includono leucina, isoleucina e valina, sono particolarmente importanti. La loro struttura chimica presenta una catena laterale ramificata, che li differenzia dagli altri aminoacidi. I BCAA sono coinvolti nella sintesi delle proteine muscolari e sono fondamentali per la costruzione e il ripristino del tessuto muscolare. Durante l'esercizio fisico prolungato, i livelli di BCAA possono diminuire, rendendo l'integrazione utile per prevenire la fatica muscolare.
Nelle persone con insufficienza renale cronica, dove spesso si consiglia un'alimentazione a contenuto proteico ridotto, i BCAA possono aiutare a ridurre i livelli di ammoniaca nel sangue, contribuendo a migliorare l'equilibrio azotato e la gestione del metabolismo amminoacidico. Anche in condizioni patologiche caratterizzate da aumento della degradazione muscolare, come in alcune malattie oncologiche, i BCAA possono svolgere un ruolo benefico.
Isoleucina: è uno dei tre aminoacidi a catena ramificata ed è fortemente concentrata nel tessuto muscolare, dove promuove la sintesi proteica.Istidina: è un precursore dell'istamina, un neurotrasmettitore vitale per la risposta immunitaria, la digestione, la funzione sessuale e i cicli sonno-veglia.Triptofano: è un precursore della serotonina, un neurotrasmettitore che regola l'appetito, il sonno e l'umore.

Considerazioni sulla Qualità delle Proteine e Fabbisogno Nutrizionale
La "qualità" o il "valore" delle proteine può essere espresso attraverso vari parametri, tra cui il valore biologico (VB). Questo concetto è fondamentale nell'industria dell'allevamento, dove la carenza di aminoacidi essenziali nei mangimi animali limita la crescita e l'efficienza di conversione alimentare.
Le fonti vegetali, alghe e fitoplancton tendono ad avere meno proteine rispetto alle fonti animali e un diverso rapporto di aminoacidi essenziali rispetto alle proteine umane. Tuttavia, è possibile garantire l'apporto di tutti gli aminoacidi essenziali attraverso una dieta vegetale variata. Combinazioni come cereali e leguminose (es. mais e fagioli, soia e riso) forniscono aminoacidi essenziali in quantità adeguate. L'idea che alimenti vegetali debbano essere combinati nello stesso pasto è stata superata; il corpo è in grado di utilizzare aminoacidi da pasti diversi distribuiti durante la giornata.
Il contenuto proteico negli alimenti è spesso misurato in "proteine per porzione" piuttosto che in "proteine sul contenuto calorico". Alcune fonti vegetali possono contenere livelli proteici adeguati, anche superiori a quelli delle uova in riferimento all'apporto calorico.
Il fabbisogno proteico varia con l'età. L'assunzione giornaliera raccomandata per bambini dai 6 anni in su è superiore rispetto agli adulti, e per i neonati può essere ancora maggiore. Se l'apporto di uno degli aminoacidi essenziali è insufficiente, la sintesi proteica può essere compromessa, anche con un adeguato apporto totale di azoto. I segni fisici di carenza includono edema, incapacità di crescita, scarsa muscolatura, pelle squamosa e capelli fragili.
La carenza di aminoacidi essenziali va distinta dalla malnutrizione proteico-energetica. Un tempo si riteneva che il kwashiorkor fosse causato dalla mancanza di proteine in presenza di adeguate calorie, ma questa teoria è stata superata.
Non ci sono evidenze scientifiche che indichino effetti deleteri sulla salute derivanti dall'assunzione cronica di integratori proteici. Tuttavia, è importante sottolineare che le informazioni fornite sono a scopo divulgativo e non sostituiscono il parere medico professionale.
Durante la gravidanza, l'aumento del volume ematico, dei tessuti materni, la crescita del feto e della placenta richiedono un sostanziale fabbisogno proteico. I livelli ematici di aminoacidi diminuiscono all'inizio della gravidanza, indicando un maggior consumo per la sintesi proteica. Per quanto riguarda i bambini di età compresa tra i 6 e i 10 anni, il fabbisogno proteico si attesta intorno a 1.5 g/kg/giorno, una richiesta significativamente più alta rispetto alle raccomandazioni precedenti. La gravidanza e l'infanzia sono dunque periodi critici per garantire un adeguato supporto proteico.
Le controindicazioni assolute o relative alle diete ipoproteiche includono malattie acute gravi, condizioni di stress, disturbi del comportamento alimentare, malnutrizione conclamata, disturbi psichiatrici, diabete scarsamente controllato, trattamento cronico con steroidi e malattie gastrointestinali croniche. La perdita di peso indesiderata nei pazienti in dieta ipoproteica è una preoccupazione importante e può indicare un apporto energetico inadeguato. È fondamentale porre attenzione alle abitudini alimentari, adottare un approccio graduale con stretto follow-up e personalizzare i piani dietetici per garantire sicurezza nutrizionale ed efficacia.
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