La vitamina D è una sostanza essenziale per lo svolgimento di molte funzioni vitali. La sua funzione principale è quella del mantenimento della salute delle nostre ossa. Ma ha anche altre funzioni, altrettanto importanti, quali la regolazione della risposta immunitaria, una attività che ha suggerito la sua utilità, sotto forma di supplementazione, come possibile difesa per prevenire/limitare l’infezione da SARS-CoV2 e ridurre la gravità della CoViD-19.
La vitamina D, o calcitriolo, è più un ormone che una vitamina, in quanto, sebbene in piccola parte assunta con gli alimenti, una quota importante, anche se variabile, viene prodotta direttamente nel nostro organismo. Quest’ultima si forma anche nel nostro corpo, e nello specifico nella cute, dove il colesterolo endogeno viene trasformato in vitamina D3 grazie ai raggi ultravioletti del sole.

La vitamina D non è solubile in acqua, e quindi, dopo essere stata assorbita nell’intestino o prodotta dalla cute, viene legata da proteine specializzate che la trasportano nel fegato prima e nel rene dove, grazie a una serie di reazioni chimiche, viene modificata e attivata, una condizione indispensabile affinché possa svolgere le sue funzioni negli organi bersaglio.
Il Ruolo Cruciale della Vitamina D per la Salute Ossea
Quando sentiamo parlare di vitamina D, l’associazione più immediata è quella con lo stato di salute delle ossa. Questi elementi fondamentali che assumiamo con gli alimenti, possono infatti essere assorbiti nell’intestino grazie ad alcuni specifici trasportatori (proteine che ne facilitano il passaggio dall’intestino al sangue). Senza la vitamina D infatti, solo il 10-15% del calcio verrebbe assorbito ma, grazie alla sua attività, l’assorbimento del calcio presente negli alimenti aumenta fino al 30% e, durante la crescita, addirittura fino all’80%.
Nelle ossa, che contengono il 99% del calcio presente nel nostro corpo, la vitamina D controlla l’azione di cellule chiamate osteoclasti che, se necessario, liberano il calcio presente nelle ossa. Quando però i livelli di vitamina D sono bassi (al di sotto di 20-30 ng/ml) viene a mancare un adeguato “controllo” dell’assorbimento intestinale di questi elementi e, di conseguenza, il calcio viene rilasciato dalle ossa, causando il rachitismo nei bambini in crescita e l’osteomalacia negli adulti.

Oltre le Ossa: Le Molteplici Funzioni della Vitamina D
Come accennato di sopra, le funzioni della vitamina D non si esauriscono a livello dell’osso. Un altro ruolo è quello che la vitamina D gioca nella risposta immunitaria innata e acquisita: la vitamina D rinforza le nostre prime barriere di difesa dall’ambiente esterno, la cute, le prime vie respiratorie e l’apparato gastrointestinale, stimolando la produzione di alcune sostanze con funzione antimicrobica e di specie reattive dell’ossigeno, che distruggono in maniera aspecifica sia i batteri che i virus.
La vitamina D è essenziale per la salute generale dell’organismo e per mantenere le ossa forti. In primo luogo, le varie forme di vitamina D vengono convertite in calcidiolo [25(OH)D] nel fegato. La vitamina D è una molecola liposolubile, presente nel fegato, essenziale per il sistema immunitario e il tessuto osseo. La sua funzione è relativa all’assorbimento di calcio, ferro, magnesio, fosfati e zinco, minerali fondamentali per la salute delle ossa e per il benessere dei denti.
La vitamina D è fondamentale anche per la salute orale. Un suo deficit, infatti, oltre a rendere i denti più fragili e soggetti a carie, determina un aumento di patologie a carico delle gengive, come gengiviti e paradontiti.
Inoltre, il colecalciferolo influisce sul sistema immunitario: regola l’attività di alcune cellule immunitarie, aiutando a prevenire malattie autoimmuni e infezioni. Un altro importante effetto della vitamina D3 riguarda la regolazione dei livelli di insulina, facilitando il corretto funzionamento delle cellule beta pancreatiche che producono insulina, migliorando così il controllo della glicemia.
È inoltre coinvolta in numerosi meccanismi del sistema immunitario, tanto che sono sempre più forti le ipotesi riguardanti un possibile meccanismo protettivo verso diversi tipi di tumore (ma la letteratura disponibile ad oggi è nella migliore delle ipotesi contraddittoria e inconsistente in proposito), malattie autoimmuni e diabete.
La vitamina D è necessaria per la salute generale dell’organismo e per mantenere le ossa forti. In primo luogo, le varie forme di vitamina D vengono convertite in calcidiolo [25(OH)D] nel fegato. Sia la vitamina D3 che la vitamina D2 possono essere chimicamente sintetizzate dall’uomo e usate per farmaci, integratori o alimenti fortificati. Studi osservazionali suggeriscono che concentrazioni sieriche di 25(OH)D comprese tra 30 ng/ml e 60 ng/ml sono associate a rischi inferiori di esiti avversi per la salute, inclusi tumori e malattie autoimmuni.
La vitamina D è in grado di aumentare l’utilizzazione e la ritenzione di calcio e fosforo presenti a livello corporeo e di amplificare la capacità del nostro intestino di assorbire questi due importanti minerali quando vengono assunti attraverso l’alimentazione.
Fonti Alimentari e Sintesi Cutanea di Vitamina D
In natura, il corpo sintetizza la vitamina D attraverso una regolare esposizione alla luce solare, che permette all’organismo di produrre vitamina D1, D2, D3, D4 e D5. Tuttavia durante l’inverno si è necessariamente meno esposti ai raggi del sole. In mancanza dell’esposizione solare estiva, per assicurare una regolare sintesi della vitamina D, ci si può affidare a specifiche fonti alimentari che garantiscono un’eguale assunzione di questa molecola, rimediando scorte invernali di vitamina D necessarie a raggiungere il fabbisogno giornaliero.
Il colecalciferolo è la forma naturale della vitamina D3, un nutriente essenziale che il nostro corpo produce normalmente quando la pelle viene esposta alla luce solare, ma che spesso deve essere integrato attraverso l'alimentazione o specifici integratori per mantenere livelli adeguati nell'organismo.
La Vitamina D è in grado di aumentare l’utilizzazione e la ritenzione di calcio e fosforo presenti a livello corporeo e di amplificare la capacità del nostro intestino di assorbire questi due importanti minerali quando vengono assunti attraverso l’alimentazione.
La fonte principale della vitamina D è l'esposizione alla luce solare. Il 90% della Vitamina D è legata all’esposizione solare che forma il colecalciferolo o Vit D3. La Vit D3 è poi metabolizzata a livello epatico e renale con due processi di idrossilazione, trasformandosi nella forma attiva 1,25 diidrossivitamina-D o calcitriolo, il tutto sotto l’influenza del paratormone (PTH). Il nostro organismo è capace di sintetizzare autonomamente questa vitamina a patto però, che esponiamo la cute ad una determinata gamma di raggi ultravioletti per un tempo considerato sufficiente ad innescare la cascata di reazioni enzimatiche che conduce alla produzione di vitamina D nella sua forma attiva.
Anche se da sola non riesce a soddisfare le esigenze del nostro organismo, l’alimentazione rimane pur sempre una importante fonte di vitamina D. Gli alimenti più ricchi di vitamina D3 sono soprattutto i pesci ricchi di grassi, come il salmone, le sardine, le aringhe e gli sgombri, ma si trova anche nel fegato e nel tuorlo delle uova, nel burro e in alcuni latticini.
La vitamina D3 si trova solo negli alimenti di origine animale, mentre la D2 proviene da fonti vegetali. Si tenga comunque presente che la vitamina D si trova naturalmente solo in pochi alimenti, soprattutto di origine animale, come alcuni pesci grassi (sgombri, salmone, sardine), oli di fegato di pesce, tuorli d’uovo e funghi esposti alla luce solare o ai raggi UV.
Il pesce grasso e i frutti di mare sono tra le fonti alimentari naturali più ricche di vitamina D. Infatti, una porzione da 100 grammi di salmone in scatola può fornire fino a 386 UI di vitamina D - circa il 50% dell’RDI. L’esatto contenuto di vitamina D dei frutti di mare può variare a seconda del tipo e delle specie in questione. Altri tipi di pesce e frutti di mare ricchi di vitamina D includono: tonno, sgombro, ostriche, acciughe, sardine, gamberetti.
I funghi sono l’unica fonte di vitamina D completamente vegetale /ergocalciferolo). Mentre il contenuto di vitamina D dipende dal tipo di fungo, alcune varietà - come i funghi maitake selvatici , forniscono fino a 2.348 UI per porzione da 100 grammi.
I tuorli d’uovo sono un’altra fonte di vitamina D che possiamo facilmente aggiungere alla nostra alimentazione quotidiana. Come molte altre fonti alimentari naturali, i tuorli hanno un contenuto variabile di vitamina D.
La Vitamina D si trova in pochi alimenti, tra i quali il tuorlo d'uovo, il fegato (organo nel quale viene immagazzinata) e il pesce.
Tra questi alimenti l’olio di fegato di merluzzo è quello con il più alto livello di vitamina D (circa 210 µg per ogni 100 g) ma non è solitamente consumabile se non attraverso integratori o usando prodotti come l’olio di alghe o l’olio di krill. Per quanto riguarda i pesci grassi come il salmone, le aringhe e i pesci azzurri, questi contengono 25 µg per ogni 100 g. Tra le carni spicca il fegato, che contiene 0,5 µg per ogni 100 g. Riguardo ai derivati del latte, il burro contiene fino a 0,75 µg per ogni 100 g e i formaggi grassi ne contengono 0,5 µg, mentre i tuorli d’uovo hanno 1,75 µg di vitamina D per ogni 100 g.
Nella fonte vegetale della vitamina D rientrano principalmente i funghi selvatici, e in misura minore, verdure con foglie verdi, come spinaci, erbette e bietole. Tra gli alimenti vegetali che contengono una percentuale più alta di vitamina D, potete trovare i funghi porcini e, a seguire, lo spugnolo, il finferlo, il chiodino e il fungo prataiolo, il più povero di vitamina D: per darvi un’idea più precisa, 100 gr di funghi porcini contengono 3,00 µg di vitamine contro lo 0,45 µg dei prataioli.
Anche il cacao contiene vitamina D2, in particolare il cioccolato fondente: i chicchi di cacao durante l’essiccamento sotto il sole assimilano questa vitamina fondamentale per gli esseri umani.
In generale la vitamina D è più presente negli alimenti di origine animale. Questo potrebbe essere un limite per coloro che hanno un’intolleranza al lattosio o che seguono una dieta vegana o vegetariana. Tuttavia esistono dei cibi “fortificati” di vitamina D come i cerali, la farina di avena, il succo di arancia, come anche frutta secca ricca di Omega 3, tra cui le noci o le mandorle.
Tuttavia, per la popolazione anziana la carenza di vitamina D è diventata un problema mondiale e, nei paesi meno sviluppati, rimane comune nei bambini e negli adulti. Il basso contenuto di calcifediolo (25-idrossi-vitamina D) deriva soprattutto da una scarsa esposizione solare.

Carenza di Vitamina D: Cause, Sintomi e Conseguenze
Le fonti principali della vitamina D sono i raggi del sole e alcuni alimenti, senza i quali si possono riscontrare problemi relativi all’umore, ma anche alle ossa e al sistema nervoso. In particolare, la carenza di vitamina D è stata collegata ad alcune malattie come il diabete, l’infarto, l’Alzheimer e la sclerosi multipla.
Ma le cause che provocano l’ipovitaminosi D possono essere diverse, ed è importante identificarle al fine di porvi rimedio. Tra le principali, si annoverano un insufficiente apporto alimentare, la mancata esposizione al sole, il malassorbimento intestinale, alcune patologie come le malattie epatiche e renali, l’assunzione di farmaci che interferiscono con il metabolismo della vitamina D. A queste si aggiungono anche i fattori di rischio dovuti a cattive abitudini come il fumo di sigaretta, l’obesità, l’alcolismo, ma anche eventi naturali come l’età avanzata, l’allattamento al seno, alcune intolleranze alimentari, come la celiachia.
Può accadere anche che persone con la pelle scura sviluppino una carenza di vitamina D dovuta al fatto che il pigmento della pelle agisce da filtro naturale impedendo l’assorbimento dei raggi solari.
L’ipovitaminosi D è rilevabile da semplici analisi del sangue. I sintomi da carenza di vitamina D sono diversi e vanno dalla astenia al dolore muscolare, dalla difficoltà di concentrazione alle unghie che si spezzano, psoriasi, dolori osteo-articolari, ipertensione ma anche irritabilità e tristezza fino a gravi stati depressivi. La depressione in particolare, quando è collegata al Disturbo Affettivo Stagionale, si manifesta proprio nei mesi invernali.
Accade nello specifico che durante le stagioni fredde, a causa della ridotta luce solare, il corpo produce un basso livello di serotonina, un neurotrasmettitore fondamentale per la regolazione del ciclo sonno-veglia e per la gestione dell’appetito, e in mancanza del quale si è più soggetti a soffrire di depressione.
La vitamina D assunta con gli alimenti viene assimilata insieme ai grassi e, quando l’assorbimento dei grassi è ridotto per problemi intestinali, come succede nel caso della celiachia, delle malattie infiammatorie intestinali o dei bypass gastrici, anche il quantitativo di vitamina D assorbito si riduce.
In condizioni normali l'esposizione alla luce solare è sufficiente per soddisfare i bisogni di calciferolo dell'organismo. Una dieta carente di vitamina D in combinazione con un'esposizione solare inadeguata provoca osteomalacia nell'adulto e rachitismo nel bambino, che consistono nella rarefazione del tessuto osseo. Nel mondo occidentale, queste condizioni sono oggi molto rare. Tuttavia, per la popolazione anziana la carenza di vitamina D è diventata un problema mondiale e, nei paesi meno sviluppati, rimane comune nei bambini e negli adulti. Il basso contenuto di calcifediolo (25-idrossi-vitamina D) deriva soprattutto da una scarsa esposizione solare. La deficienza comporta una ridotta mineralizzazione ossea e danni allo scheletro che portano alle suddette malattie.
Avere una carenza di vitamina D può ridurre l'assorbimento intestinale del calcio fino a captarne solo il 15%. Il rachitismo, tipico dell'età infantile, è una malattia caratterizzata da una crescita ridotta e ossa lunghe, morbide, deboli e deformate - che si piegano sotto il peso quando i bambini iniziano a camminare. La carenza di vitamina D nella madre può causare una malattia ossea manifesta prima della nascita e compromissione della qualità scheletrica dopo la nascita.
L'osteomalacia è una malattia degli adulti che deriva dalla carenza di vitamina D. Le caratteristiche di questa malattia sono il rammollimento delle ossa, che porta alla flessione della colonna vertebrale, l'incurvatura delle gambe, la debolezza muscolare prossimale, la fragilità ossea e un aumentato rischio di fratture. L'osteomalacia riduce l'assorbimento del calcio e aumenta la demineralizzazione ossea, aumentando il rischio di fratture; compare solitamente quando i livelli di 25-idrossivitamina D sono inferiori a circa 10 ng / mL.
Colecalciferolo: Benefici, Dosaggio e Potenziali Rischi
Il colecalciferolo è la forma naturale della vitamina D3, un nutriente essenziale che il nostro corpo produce normalmente quando la pelle viene esposta alla luce solare, ma che spesso deve essere integrato attraverso l'alimentazione o specifici integratori per mantenere livelli adeguati nell'organismo.
Il colecalciferolo agisce nel corpo trasformandosi prima in calcidiolo nel fegato, e successivamente in calcitriolo nei reni. Il calcitriolo è la forma attiva della vitamina D e svolge un ruolo cruciale nel mantenimento dei livelli di calcio e fosforo nel sangue. A livello dell’intestino, aumenta l'assorbimento di calcio e fosforo, due minerali essenziali per la salute delle ossa e dei denti.
Il farmaco è essenziale per prevenire e trattare condizioni legate alla carenza di vitamina D, come l'osteoporosi, la debolezza muscolare, le frequenti infezioni e la sensazione di stanchezza cronica che spesso accompagna livelli bassi di questa vitamina.
La somministrazione del colecalciferolo è consigliata principalmente nei casi di carenza di vitamina D, che può derivare da scarsa esposizione al sole, dieta inadeguata, o malassorbimento intestinale. Inoltre, il colecalciferolo è prescritto per trattare osteoporosi e malattie metaboliche ossee, come rachitismo e osteomalacia, condizioni che si verificano quando l’organismo non ha abbastanza vitamina D per assorbire adeguatamente il calcio.
La vitamina D è essenziale per il corretto sviluppo e il mantenimento della massa ossea, quindi la sua somministrazione aiuta a prevenire la fragilità ossea e a ridurre il rischio di fratture.
Il colecalciferolo è generalmente molto ben tollerato e presenta pochi effetti collaterali quando utilizzato nelle dosi raccomandate, tuttavia un uso eccessivo può portare a un accumulo di vitamina D nell'organismo con conseguenti problemi di salute. I sintomi più comuni di sovradosaggio includono nausea, vomito, perdita di appetito, sete eccessiva e aumento della frequenza urinaria.
Decisamente sì. Queste condizioni si verificano solo quando i livelli di vitamina D nel sangue sono molto elevati: in genere si ritiene che si possa assumere in maniera sicura un quantitativo di vitamina D pari a 4000 UI al giorno, mentre i livelli di vitamina D superiori a 40.000 UI sono responsabili di fenomeni di intossicazione.
I casi di tossicità della vitamina D sono rari e causati dall'integrazione con alte dosi di vitamina D - non dagli alimenti o da un'eccessiva esposizione solare. La soglia per la tossicità della vitamina D non è stata ancora stabilita; tuttavia, secondo alcune ricerche, il livello di assunzione superiore tollerabile (UL) sarebbe di 4.000 IU / giorno per età 9-71 anni (100 μg / giorno); altri approfondimenti invece, concludono che, negli adulti sani, l'assunzione prolungata di 1250 μg / die (50.000 UI) possono produrre tossicità evidente dopo diversi mesi e aumentando i livelli sierici di 25-idrossivitamina D a 150 ng / mL e oltre.
Se non trattata, l'ipercalcemia determina un eccesso di depositi di calcio nei tessuti molli e negli organi come i reni, il fegato e il cuore, causando dolore e danni agli organi. Questi possono essere seguiti da poliuria, polidipsia, debolezza, insonnia, nervosismo, prurito e, infine, insufficienza renale. Inoltre, possono svilupparsi proteinuria, calcoli urinari, azotemia e calcificazione metastatica (specialmente nei reni). La tossicità della vitamina D viene trattata interrompendo l'integrazione di vitamina D e limitando l'assunzione di calcio. Il danno renale può essere irreversibile.
L'esposizione alla luce solare per lunghi periodi di tempo normalmente non causa tossicità da vitamina D. L'eccessiva assunzione di calciferolo con la dieta è estremamente improbabile, tenuto conto della ridotta quantità di vitamina D negli alimenti; così come non si conoscono casi di ipervitaminosi dovuta ad eccessiva esposizione al sole.
Il colecalciferolo è disponibile in diverse formulazioni che includono gocce orali, compresse, capsule molli e fiale per somministrazione intramuscolare, permettendo di adattare il trattamento alle esigenze specifiche di ogni paziente.
La vitamina D è particolarmente importante per la funzionalità della ghiandola tiroidea. In questi soggetti il trattamento farmacologico potrebbe non funzionare senza l’adeguata presenza di Vitamina D3. Non solo i pazienti ipotiroidei ma ogni persona dovrebbe assicurarsi che i propri livelli di vitamina D siano regolarmente monitorati, andando a dosare la 25-idrossi vitamina D3.
La carenza non si misura con il dosaggio ematico della forma attiva, infatti l’1,25 (OH)₂D non riflette l’effettivo stato della vitamina perché ha un’emivita troppo breve, circa quattro ore e i suoi livelli nel sangue periferico sono 1000 volte inferiori a quelli del 25(OH)D, considerato il miglior indicatore sierico con un’emivita di due-tre settimane. Le linee guida definite dall’US Endocrine Society individuano come deficienza un livello sierico di 25(OH)D inferiore a 20ng/ml (50nmol/l) e una carenza nell’intervallo tra 21 e 29ng/ml.
Il colecalciferolo è controindicato in casi di ipervitaminosi D o ipercalcemia preesistente, gravidanza e allattamento, disturbi renali o epatici, uso concomitante con diuretici tiazidici.
Vitamina D e COVID-19: Un Legame Ancora da Chiarire
Sin dall’origine della diffusione dell’infezione del virus SARS-CoV-2, si è posta grande attenzione sulla possibilità che i livelli di vitamina D nel sangue potessero in qualche modo influire sull’insorgenza e sulla gravità della malattia indotta da questo virus (la CoViD-19).
L’infezione, almeno durante la sua prima ondata, ha colpito più duramente i Paesi dell’emisfero boreale durante il periodo invernale, periodo in cui l’esposizione al sole è inferiore. La popolazione maggiormente colpita è stata la popolazione anziana, i soggetti affetti da patologie croniche, come il diabete, e gli individui di colore, tutte popolazioni che notoriamente hanno carenze di vitamina D.
La vitamina D, come già detto, svolge un ruolo importante nella risposta immunitaria ed è ormai accertato e accettato che gli individui che hanno carenze di vitamina D hanno una maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie. Oggi possiamo trovare lavori scientifici che mettono in evidenza che i soggetti con livelli bassi di vitamina D vanno incontro più facilmente alle complicazioni legate alla infezione da parte del SARS-CoV-2, richiedendo l’ospedalizzazione e la necessità di ossigeno terapia.
Inoltre si stanno facendo studi per capire se l’uso della vitamina D possa svolgere un ruolo utile nel trattamento dei pazienti ricoverati con la CoViD-19. Al contrario, altri studi, portati avanti in altri centri, non hanno invece evidenziato benefici nei pazienti trattati con una singola dose di vitamina D.
In questa fase iniziale, i pazienti coinvolti nei vari studi non sono molto numerosi e spesso hanno delle malattie di base molto differenti. Queste variabilità rendono difficile il confronto dei risultati tra i diversi studi e impediscono di arrivare a chiarire il ruolo della vitamina D in questa patologia.
In effetti ci sarebbero i presupposti per supportare l’utilità di mantenere livelli adeguati di vitamina D, eventualmente anche con una supplementazione prima o durante l’infezione da SARS-CoV-2.
Covid-19 e carenza di vitamina D: dati di vita reale e possibili soluzioni
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