L'omicidio Pasolini e i legami con la P2 e il petrolio

La figura di Pino Pelosi, l'allora giovane accusato dell'omicidio di Pier Paolo Pasolini, continua a suscitare interrogativi e a far riaprire indagini. Le sue dichiarazioni, riportate nel libro "Profondo Nero", gettano luce su una possibile verità alternativa, scagionando in parte la sua responsabilità e indicando cinque uomini come esecutori materiali del delitto, giunti sul luogo con una moto e una Fiat targata Catania.

Tra questi presunti assassini, spiccano i nomi di Franco e Giuseppe Borsellino, frequentatori della sezione del Msi del Tiburtino. Le loro grida durante l'aggressione, "Sporco comunista!", suggeriscono una motivazione politica dietro l'efferato crimine. Pelosi stesso, in merito alla fuga dei veri responsabili dalla giustizia per trent'anni, afferma: "pazzi non sono certamente… E quindi avevano una ragione, una ragione importante per fare quello che hanno fatto…".

Il movente dell'omicidio potrebbe essere strettamente legato all'inchiesta che Pasolini stava conducendo per il suo incompiuto romanzo "Petrolio". In quest'opera, Pasolini alludeva all'attentato a Enrico Mattei, presidente dell'ENI, ipotizzando che Eugenio Cefis, citato con lo pseudonimo di Troya, avesse orchestrato la "soppressione del suo predecessore" per assumerne la carica. Le indagini successive, condotte dal Sismi, avrebbero indicato proprio Cefis come fondatore della loggia massonica P2, a cui successe Licio Gelli dopo la sua fuga dall'Italia nel 1977. Cefis, secondo quanto emerso, teorizzava un "golpe bianco" volto al controllo dei mezzi di informazione, un piano che anticipava il "Piano di rinascita democratica" di Gelli.

Pasolini, d'altronde, considerava l'omicidio Mattei come il primo di una serie di "stragi di Stato", una tesi condivisa persino da figure come Amintore Fanfani, che definì l'abbattimento dell'aereo di Mattei "il primo gesto terroristico nel nostro Paese, il primo atto della piaga che ci perseguita".

La Procura di Roma, dopo un post su un blog e un'istanza presentata dall'avvocato Maccioni e dalla criminologa Ruffini, ha riaperto il fascicolo sull'omicidio Pasolini nell'aprile scorso. Le indagini, affidate al sostituto procuratore De Martino, prevedono accertamenti sui reperti biologici rinvenuti sugli abiti di Pasolini, conservati nel Museo Criminologico. La pubblicazione di "Petrolio" avrebbe potuto, forse, salvare la vita allo scrittore.

Pier Paolo Pasolini

La vicenda Pasolini si intreccia dunque con oscuri legami politici e finanziari, con la P2 che emerge come un'ombra in grado di influenzare gli eventi più tragici della storia italiana. L'ombra della P2, con il suo presunto coinvolgimento in trame eversive, si allunga fino a toccare la sfera degli interessi economici legati al petrolio e alle più alte cariche dello Stato.

Simbolo della P2

Omicidio Pasolini, le verità nascoste di Silvio Parrello

La riapertura delle indagini sull'omicidio Pasolini, a distanza di decenni, dimostra come alcune verità sembrino destinate a riemergere, anche di fronte al tempo e ai tentativi di occultamento. La speranza è che la giustizia possa finalmente fare piena luce su uno dei misteri più oscuri della storia repubblicana.

Copertina del libro

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