La Spondilite Anchilosante (dal greco spondylos: vertebra), detta anche morbo di Bechterew o spondiloartrite anchilosante, è una malattia infiammatoria cronica immunomediata, su base genetica, che colpisce il sistema muscolo-scheletrico e, in particolare, le articolazioni sacro-iliache e la colonna vertebrale in modo simmetrico.
La Spondilite Anchilosante è una malattia subdola. Negli stadi iniziali, il dolore interessa solamente la colonna vertebrale, per poi colpire eventualmente altre sedi articolari. Se non opportunamente curata, l’infiammazione delle articolazioni coinvolte darà forma ad un tessuto “cicatriziale”, così generando dei ponti ossei tra le articolazioni che non potranno più muoversi liberamente. La Spondilite Anchilosante è una malattia infiammatoria che interessa la colonna vertebrale e, se non trattata adeguatamente, può causare una notevole perdita di mobilità e flessibilità, limitando i movimenti. Talvolta l’infiammazione può colpire non solo la colonna vertebrale, ma anche altre articolazioni, quali le anche, le ginocchia o le caviglie oppure si possono associare manifestazioni extra-articolari. La lombalgia infiammatoria può insorgere in modo graduale oppure manifestarsi con un decorso intermittente, caratterizzato da fasi acute alternate a periodi di benessere. La malattia può caratterizzarsi infine per manifestazioni extra-articolari che complicano il decorso della malattia e la gestione terapeutica.
Solitamente la malattia colpisce lo scheletro assiale: articolazioni sacro-iliache, colonna lombosacrale, dorsale, cervicale e, meno frequentemente, le caviglie. Il paziente non è in grado di muoversi correttamente, in quanto sono impossibili i comuni movimenti. Le articolazioni costali e vertebrali tendono a bloccarsi, la colonna vertebrale diventa completamente rigida, tanto che ad un esame radiografico i corpi vertebrali risultano fusi tra loro e quasi ossificati, definiti a “canna di bambù”.
Mentre nell’artrite reumatoide la lesione originaria è la “sinovite”, cioè un’infiammazione della membrana che riveste l’interno delle articolazioni (sinovia), nella Spondilite Anchilosante la sinovite è sempre secondaria ad una originaria “entesite”, cioè ad una primaria infiammazione che colpisce le entesi ovvero i punti di inserzione in corrispondenza dei quali legamenti, tendini o capsule articolari si attaccano alle ossa.
La Spondilite Anchilosante può anche essere accompagnata da febbricola, moderata anemia, astenia, cifosi, disturbi neurologici (parestesie, deficit, radicoliti o sciatalgie da compressione).
La Spondilite Anchilosante è una malattia prevalentemente maschile con una incidenza maschi/femmine di 3:1. La Spondilite Anchilosante si sviluppa in soggetti geneticamente predisposti. Si osserva, non di rado, un’aggregazione familiare con una discreta frequenza di spondiloartriti anche diverse dalla Spondilite Anchilosante, all’interno dello stesso nucleo familiare.
Come già anticipato, la Spondilite Anchilosante è da considerarsi come un Disordine Infiammatorio ImmunoMediato - quindi una IMID - al pari dell’artrite reumatoide, della psoriasi, delle malattie infiammatorie intestinali (malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa), del diabete mellito di tipo 1, della sclerosi multipla.
Per quanto la patogenesi della Spondilite Anchilosante sia ancora oggi poco conosciuta, studi recenti su famiglie e gemelli che ne sono affetti hanno dimostrato che, con l’HLA-B27, altri due geni concorrono allo sviluppo della malattia: il gene “ARTS1” detto anche “ERAP1” e il gene “IL23R”, entrambi coinvolti nella regolazione dei meccanismi immunitari. Un’eventuale mutazione in “ERAP1” induce un’anomala attivazione del sistema immunitario, causando infiammazione e danno tissutale. Per quanto, tuttavia, questa malattia infiammatoria immunomediata abbia chiare caratteristiche di patologia “poligenica”, la sola predisposizione genetica non basta a scatenarla.
La causa che porta allo svilupparsi della malattia è una predisposizione genetica. Il 95% dei pazienti che sviluppano la malattia hanno una variazione del gene dell’antigene B leucocitario umano (comunemente abbreviato HLA-B). Questo gene mutato produce una proteina (HLA-B27), responsabile della malattia. La mutazione del gene non comporta per forza l’instaurarsi della malattia e attualmente molti altri geni sono sottoposti a studi per capire l’influenza che possono avere sulla malattia di Bechterew. Non è ancora del tutto chiaro il motivo per cui alcune persone con la mutazione del gene sviluppano la malattia ed altre no, per questo è fondamentale il ruolo della ricerca scientifica, sia per identificare le cause che portano allo sviluppo della malattia che, di conseguenza, alla sua cura.
Rilevare precocemente la malattia è fondamentale per impedirne la progressione. Esami di laboratorio: possono evidenziare un aumento degli indici di infiammazione tra cui la PCR, anche se non è un riscontro costante. Generalmente, si osserva la negatività degli anticorpi, in particolare del fattore reumatoide. Esami radiografici: la radiografia standard consente di individuare alterazioni della colonna vertebrale solo in fase avanzata, quando il danno è già presente.
Purtroppo non esiste ancora un test definitivo che diagnostichi la spondilite anchilosante con estrema certezza. Il medico, dopo aver esaminato il corpo, i sintomi e la storia familiare, prescriverà esami del sangue e esami strumentali per accertare la presenza dei segni della malattia. Possiamo quindi dividere il percorso diagnostico in due categorie: Imaging diagnostico : l’RX individua la presenza di artrite, fusione vertebrale ed eventuali fratture. Serve anche per escludere altre patologie. La risonanza magnetica rileva più nel dettaglio i problemi della colonna vertebrale, sia ossei che dei tessuti molli (dischi, nervi ecc.) Esami del sangue: possono verificare l’eventuale presenza del gene HLA-B27. La presenza del gene non comporta necessariamente lo sviluppo della malattia (è infatti un gene estremamente diffuso in Europa, ma molte delle persone che hanno la mutazione non sviluppano la malattia)
Al giorno d’oggi non è ancora disponibile una cura per la malattia, che permane per tutta la vita del paziente. Nonostante non esista una cura, ci sono numerosi trattamenti a disposizione dei pazienti con morbo di Bechterew, con il fine di prevenire le complicazioni a lungo termine, ridurre i danni alla schiena, mantenere e migliorare il movimento e alleviare il dolore. I trattamenti più comunemente proposti sono: Fisioterapia: grazie alle manovre attive e passive, la schiena del paziente mantiene la mobilità e viene alleviato il dolore di origine infiammatoria. Fondamentale è anche educare il paziente a posture ed esercizi da adottare al domicilio quotidianamente, e in caso di dolore. L’attività fisica: l’esercizio fisico graduale e regolare può rallentare fino ad arrestare la progressione della malattia. Il dolore è infatti più acuto quando si è inattivi.
Per il trattamento della Spondilite Anchilosante sono consigliati i farmaci steroidei e gli anti-infiammatori non steroidei (FANS) tra i quali, in particolar modo, i cosiddetti “inibitori selettivi di Cox-2” (es. Celecoxib). Utilizzabili, nelle fasi in cui predomina il dolore altrimenti incontrollabile, sono gli oppioidi magari in associazione a fisioterapia, termoterapia e assunzione di vitamina D e vitamina C (che ha, tra i suoi effetti, il potenziamento della sintesi naturale di ormoni steroidei) per arrivare, in casi estremi.
Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS): i FANS vengono ampiamente utilizzati per alleviare il dolore e l’infiammazione. Farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD): riducono il dolore, il gonfiore articolare, le lesioni intestinali e in alcuni casi aiutano a controllare l’infiammazione modificando l’attività del sistema immunitario (farmaci biologici). Corticosteroidi: i corticosteroidi iniettabili o assunti per via orale alleviano temporaneamente il dolore e l’infiammazione alle articolazioni. Chirurgia: solo una piccola percentuale delle persone affette dalla malattia necessita un intervento chirurgico. La chirurgia ortopedica si concentra nell’alleviare le compressioni e le curve eccessive del rachide.
L’attività fisica Esercizi specifici e attività sportive sono estremamente importanti per chi è affetto da spondilite anchilosante, poiché contribuiscono in modo significativo a ridurre i dolori e a ritardare l’irrigidimento della colonna vertebrale. L’opuscolo descrive la terapia del movimento per chi ha questa patologia e suggerisce a cosa fare attenzione nella scelta di un’attività sportiva e nella pratica di uno sport, per poi soffermarsi brevemente anche su metodi che coinvolgono corpo e mente, quali ad esempio yoga, tai chi, qi gong o il metodo Feldenkrais.
Il reishi è un fungo scuro il cui nome botanico è Ganoderma lucidum. Il reishi è considerato un adattogeno, ossia un composto che può aiutare l’organismo ad affrontare lo stress e a potenziare il sistema immunitario. Il fungo reishi è importante nei sistemi di medicina tradizionale di diversi Paesi asiatici, tra cui Cina, Giappone e Corea. Altri nomi di questo fungo sono reishi rosso, fungo basidiomycetes, ling zhi o ling chih (in Cina) e ganoderma lingzhi (in Giappone). I soggetti possono mangiare l’intero fungo, ma le forme o gli estratti in polvere sono quelli più comunemente utilizzati nella medicina tradizionale o alternativa.
Presunte proprietà del reishi: Potenziare il sistema immunitario (sebbene cosa ciò significhi o come possa essere fatto non sia chiaro) per prevenire o trattare le infezioni; Curare l’affaticamento; Ridurre i livelli di colesterolo e l’ipertensione arteriosa; Aumentare la forza e la resistenza; Trattare l’infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV); Prevenire o trattare il tumore; Ridurre l’infiammazione.
Evidenze per il reishi: Studi condotti su animali e cellule hanno dimostrato che il reishi può proteggere i reni e il fegato da danni, uccidere le cellule tumorali e aiutare a combattere le infezioni. Gli studi condotti sulle persone non hanno confermato questi risultati. Le evidenze di studi condotti sulle persone per dimostrare che il reishi possiede i benefici per la salute dichiarati sono limitate. Molti di questi studi sono di piccole dimensioni e di scarsa qualità, e alcuni hanno contraddetto i risultati di altri. Una revisione ben condotta ha scoperto che le evidenze erano insufficienti a dimostrare che il reishi può essere utilizzato come trattamento iniziale per il tumore. Le evidenze non dimostrano se il reishi può prolungare la sopravvivenza nei soggetti affetti da tumore. Vi sono inoltre evidenze che il reishi possa potenzialmente avere effetti antivirali contro dengue, enterovirus, altri virus e microbi. Piccoli studi con disegno debole hanno inoltre dimostrato che il trattamento con fungo reishi riduce il dolore e favorisce la guarigione delle lesioni dolorose da varicella-zoster negli anziani. Altri piccoli studi hanno scoperto che il reishi potrebbe ridurre l’astenia e migliorare la qualità della vita nei soggetti con cancro della mammella. Altre evidenze indicano che il reishi può aiutare ad alleviare i sintomi delle vie urinarie negli uomini con ingrossamento della prostata.
Effetti collaterali del reishi: L’assunzione di estratto di fungo reishi per un massimo di un anno potrebbe essere sicura, ma l’assunzione della forma in polvere di reishi per più di un mese potrebbe danneggiare il fegato. Altri effetti collaterali dei funghi reishi includono secchezza delle fauci, eruzioni cutanee, disturbi di stomaco, diarrea, mal di testa, epistassi e capogiri. La sicurezza del fungo reishi nelle donne in gravidanza e in allattamento al seno non è stata studiata attentamente. Dosi elevate di reishi possono aumentare il rischio di sanguinamento nei soggetti con alcune patologie emorragiche, compresa la trombocitopenia (bassi livelli di piastrine nel sangue). L’assunzione di dosi elevate di reishi prima o durante un intervento chirurgico può aumentare il rischio di sanguinamento. Poiché il reishi può ridurre la pressione arteriosa, potrebbe peggiorare l’ipotensione nei soggetti con pressione arteriosa già bassa. Si ritiene che il reishi sia sufficientemente sicuro per l’uso a lungo termine. Tuttavia, non è noto se sia sicuro per l’uso durante la gravidanza o l’allattamento.
Interazioni farmacologiche con il reishi: Il reishi potrebbe ridurre la pressione arteriosa, pertanto l’assunzione di reishi e farmaci antipertensivi (come captopril, enalapril, lisinopril, amlodipina, idroclorotiazide) potrebbe ridurre eccessivamente la pressione arteriosa. Il reishi potrebbe rallentare la coagulazione del sangue, pertanto la combinazione di reishi con farmaci anticoagulanti (per esempio clopidogrel, ibuprofene, naprossene, eparina e warfarin) potrebbe aumentare la probabilità di sanguinamento e lividi. Il reishi potrebbe rendere alcuni farmaci chemioterapici meno efficaci (sebbene al contrario possa aumentare l’efficacia di altri). Il reishi può interferire con un esame di laboratorio per la ricerca di un marcatore tumorale nel siero (CA72-4) che indica la presenza di alcuni tipi di tumore. Negli studi sugli animali si è osservato che il reishi può interagire con i farmaci antidiabetici per ridurre la glicemia. Questo non è stato dimostrato negli esseri umani.
Lyprinol Advanced di Lyprinol è un integratore alimentare che aiuta a migliorare i processi infiammatori. Miscela di acidi grassi omega, fosfolipidi e astaxantina progettata per aumentare la velocità e l'efficienza con cui le cellule assorbono i nutrienti protettivi di Lyprinol. Questo porta a un equilibrio più sano tra azioni pro e anti-infiammatorie. Integratore alimentare a base di Olio di Cozza Verde (Perna canaliculus), Olio di Krill Antartico (Euphasia superba) e Olio di Oliva (Olea europaea). Lyprinol Advanced è una formula antinfiammatoria brevettata chiamata ESPO-572 che combina due estratti sinergici, l'estratto lipidico brevettato PCSO-524 di Perna canaliculus (cozza dalle labbra verdi) e un estratto oleoso di Euphasia superba (Krill antartico) con un alto contenuto di fosfolipidi. I due estratti vengono miscelati in una proporzione del 75% di PCSO-524 e del 25% di olio di Euphasia superba ricco di fosfolipidi. Apparentemente entrambi gli estratti separatamente sono composti anti-infiammatori efficaci a pieno titolo. Tuttavia, la loro miscela è sinergica, il che significa che la combinazione dei due estratti insieme è maggiore dell'attività dei soli estratti, ad esempio 1 + 1 = 3 non 2. Questo rende Lyprinol Advanced ESPO-572 una combinazione anti. Come assumere Lyprinol Advanced? Assumere 2 perle 2 volte al giorno per 2 settimane durante o dopo i pasti (fase di caricamento). Successivamente 1 o 2 perle al giorno. I migliori risultati si osservano generalmente dopo 30 giorni di assunzione. Gli integratori alimentari non devono essere utilizzati come sostituti di una dieta varia ed equilibrata. Non superare la dose giornaliera espressamente consigliata. Olio d'oliva (Olea europaea), gelatina (bovina)*, estratto lipidico di cozza verde (mollusco) (Perna canaliculus) 150 mg, glicerina*, estratto lipidico di krill antartico (crostaceo) (Euphasia superba) 50 mg, acqua*, colorante (E120)*. *componenti della perla Le presenti informazioni sono soggette a modifiche. Consultare la confezione del prodotto.
Diversi studi hanno evidenziato i benefici degli acidi grassi per i pazienti affetti da fenomeni artritici. In particolare, la loro efficacia si baserebbe sulla capacità di modulare i processi infiammatori. Non solo: durante l'assunzione di questi acidi grassi i pazienti che soffrono di artrite possono ridurre la quantità di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) normalmente utilizzati per tenere sotto controllo i processi infiammatori. Altre ricerche si sono concentrate in modo più specifico sull'uso degli Omega-3 nel trattamento dei sintomi della spondilite anchilosante. In particolare, i ricercatori dell'ospedale di Gällivare, in Svezia, hanno coinvolto 24 pazienti in uno studio che ha previsto l'assunzione di EPA e DHA in due differenti dosaggi. Un primo gruppo di pazienti ha ricevuto 1,95 grammi di Omega-3 al giorno, mentre i restanti ne hanno assunti 4,55 al giorno. Il monitoraggio della progressione della malattia 7, 14 e 21 settimane dopo l'inizio del trattamento ha dimostrato che la dose più elevata di Omega-3 è in grado di ridurre in modo significativo l'attività della malattia. Seppur non definitivi, i risultati fino ad oggi ottenuti incoraggiano ulteriori sperimentazioni per verificare l'efficacia degli Omega-3 nel trattamento della spondilite anchilosante e di altre patologie artritiche.
Come accade per altre patologie infiammatorie croniche, al momento non esiste una cura definitiva per la spondilite anchilosante. La visita reumatologica è un passaggio fondamentale per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie reumatiche dell’adulto.

Il nome Vladimir Bechterew intorno al 1900 La malattia di Bechterew deve il suo nome al neurologo russo Vladimir Bechterew (1857-1927) che la descrisse scientificamente per la prima volta. Questo tipo di denominazione era molto diffuso in passato e aveva lo scopo di onorare un risultato scientifico. Su indicazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) si tende tuttavia sempre più ad abbandonare tale pratica. Nella letteratura scientifica, al posto del termine malattia di Bechterew ricorre sempre più spesso la definizione spondilite anchilosante (SA), che indica sostanzialmente un’infiammazione e un incurvamento delle vertebre. Il nome classico malattia di Bechterew, tuttavia, continua a essere utilizzato, probabilmente per la sua maggiore incisività fonetica e per il fatto che l’alternativa polisillabica risulta difficile da memorizzare. L’Associazione svizzera della spondilite anchilosante continua a utilizzare anche la denominazione originaria, malattia di Bechterew, aggiungendo tuttavia l’acronimo axSpA, che indica le spondiloartriti assiali, ovvero le infiammazioni a carico della colonna vertebrale. Questo termine ancora piuttosto recente intende includere anche le forme precoci della malattia di Bechterew nonché le forme più lievi della patologia. AxSpA indica pertanto un gruppo di malattie con tratti clinici e genetici comuni.
Cos’è La malattia di Bechterew, chiamata anche spondilite anchilosante, è una malattia diffusa in Svizzera e in Europa che colpisce soprattutto il sesso maschile e ha un origine reumatica che causa un’infiammazione cronica a carico del rachide. Questa patologia causa dolore alla schiena e in alcuni casi comporta la fusione delle ossa del rachide (vertebre) limitando o impedendo i movimenti. Viene considerata una malattia autoimmune in quanto è il sistema immunitario del paziente stesso a colpire le ossa, i legamenti e i tendini della schiena. Oltre alla schiena, raramente, possono essere colpiti anche gli occhi, la pelle e l’intestino.
Sintomi I sintomi compaiono in varie fasce d’età, più comunemente tra i 17 e i 45 anni, ma possono svilupparsi anche negli anziani e nei bambini. Alcune volte sono lievi o moderati, in altri casi tendono ad essere gravi e progressivamente invalidanti. Spesso i sintomi presentano un andamento altalenante con dei periodi di miglioramento alternati a periodi di ingravescenza. Il sintomo più frequente è il mal di schiena infiammatorio, ma la malattia può iniziare a colpire altre articolazioni. Spesso i pazienti assumono una postura flessa o piegata in avanti per alleviare il mal di schiena e lo spasmo muscolare, con conseguente aumento della cifosi toracica. Il dolore e la rigidità tipici della malattia sono presenti soprattutto nelle ultime ore della notte e nelle prime ore dopo il risveglio, migliorano grazie al movimento durante la giornata, ma tendono a peggiorare nel caso in cui vi sia un sovraccarico a livello della schiena e in caso di posture fisse protratte a lungo nel tempo. In un terzo dei pazienti si riscontrano delle manifestazioni sistemiche come l’uveite, l’angina, la pericardite, la dispnea, la colite. È possibile riscontrare anche segni neurologici in caso avvengano radicolopatie da compressione o sciatica, sono inoltre possibili complicanze quali la frattura vertebrale o la sindrome della cauda equina.
Alcuni dei sintomi più comuni sono: Dolore lombare e rigidità nei movimenti della schiena; Dolore alle anche; Dolori articolari diffusi nel corpo; Dolore e rigidità nella zona cervicale; Respirazione difficoltosa, specialmente se profonda; Affaticamento precoce; Perdita di appetito e perdita di peso inspiegabile; Problematiche intestinali; Eruzioni cutanee; Problematiche nella sfera visiva.
Complicanze Oltre all’infiammazione delle articolazioni, i pazienti possono sviluppare alcune complicanze quali: Fusione vertebrale (anchilosi); Cifosi marcata (eccessiva curvatura in avanti della schiena); Osteoporosi; Infiammazione oculare e sensibilità alla luce; Malattie cardiache; Dolore toracico e respiratorio; Infiammazione della mandibola; Sindrome della cauda equina e radicolopatie.
La Spondilite anchilosante: sintomi, cause, impatto, decorso e cura. PIANETA SALUTE 2.0
Sembra che non vi sia alcun motivo convincente per l’assunzione del reishi per la maggior parte delle persone. La spondilite anchilosante rientra tra le malattie autoimmuni. La spondilite anchilosante (letteralmente: “infiammazione della spina che provoca blocco”) è una malattia reumatica di origine autoimmune. In altre parole, alla sua base vi è una risposta anomala del sistema immunitario, che aggredisce le cellule del suo stesso organismo. Si tratta di una patologia dall'andamento cronico in cui le cartilagini presenti all'interno delle articolazioni si infiammano. Negli stati più gravi l'avanzamento della malattia porta ad una fusione delle articolazioni. I tessuti della colonna vertebrale sono i primi ad essere colpiti. I disturbi possono estendersi in seguito a spalle, ginocchia e piedi. Alcune ricerche suggeriscono che certi cibi possano ridurre l'infiammazione associata alle malattie autoimmuni, mentre altri alimenti l'aumenterebbero. Per questo motivo si sta facendo sempre più largo l'ipotesi dell'utilità di una “dieta alternativa” che possa aiutare chi soffre di questo tipo di patologie. Allo stesso modo, anche il ricorso alla fitoterapia e a specifici integratori alimentari è entrato sempre più nel quotidiano, soprattutto negli Stati Uniti.

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