Rischi per la salute associati all'acqua minerale: una disamina approfondita

Si tratta di una falsa credenza. L’acqua potabile che esce dal rubinetto e quelle minerali naturali non sono diverse dal punto di vista della sicurezza. In tutti e due i casi i controlli delle acque trattate dopo il punto di consegna (ad esempio nei “chioschi dell’acqua”), assicurano l’assenza di rischi per i consumatori che sono in tutti i casi garantiti.

L’unica differenza tra acque potabili e minerali naturali deriva dalla loro ‘natura’. L’acqua potabile, infatti, è un diritto universale dell’uomo da garantire sempre attraverso la disponibilità per tutti di acqua di buona qualità nei luoghi di vita e di lavoro, in quantità necessaria e a costi accessibili per ogni uso umano.

L’origine delle acque destinate al consumo umano può essere diversa: in Italia per l’85% proviene da fonti sotterranee ma anche da fiumi o invasi o da miscele di diverse fonti. Le caratteristiche chimiche dell’acqua (durezza, acidità o alcalinità (pH), presenza di sali minerali) e organolettiche (odore e sapore) possono talvolta cambiare, ma gli standard di sicurezza sono comunque garantiti dai rigorosi controlli operati sotto l’egida del Ministero della Salute, dai gestori idrici e dalle Aziende Sanitarie Locali (ASL).

Sostanze tossiche nell'acqua che beviamo

Sia l’acqua potabile (del rubinetto) che l’acqua minerale (in bottiglia) possono contenere sostanze tossiche. Queste sostanze sono:

  • Nitrati: di per se innocui, ma potendosi trasformare in nitriti rappresentano un rischio per la salute; il limite massimo è 45mg, ma meno ce ne sono e meglio è. Se in quantità superiori indicano contaminazione da feci animali, scarichi industriali, fertilizzanti agricoli, piogge acide.
  • Nitriti: in condizioni particolari i nitrati si trasformano in nitriti. Questi si legano all'emoglobina (le cellule che trasportano l'ossigeno) creando gravi carenze di ossigeno indispensabile ai vari organi e tessuti. Inoltre se si uniscono alle ammine formeranno nitrosamine, composti potenzialmente cancerogeni. Essi devono essere assenti nelle acque potabili e minerali.
  • Fosfati: provenienti da concimi e detersivi.
  • Alluminio: presente nella crosta terrestre e nel materiale che compone i tubi di erogazione dell'acquedotto, è tossico per il sistema nervoso.
  • Idrogeno solforato: proveniente da rifiuti industriali e gas di scarico dei mezzi di trasporto, provoca disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci.
  • Cloro: utilizzato per potabilizzare le acque degli acquedotti, pare abbia rilevanza nell'insorgenza di tumori alle vie urinarie.
  • Ammoniaca: prodotta dai batteri, indica una contaminazione dell'acqua.
  • Arsenico: presente normalmente nella crosta terrestre o derivante da contaminazione con rifiuti industriali, provoca danni gravi a quasi tutti gli organi umani.
  • Cadmio: cancerogeno, presente soprattutto nell'acqua potabile proveniente da vecchie tubature in zinco.
  • Piombo: tossico sia per l'emoglobina che per il sistema nervoso, presente soprattutto nelle vecchie tubature.
  • Amianto: proveniente sia dalle falde acquifere, sia da contaminazione con tubi di erogazione in cemento/amianto, a tutt'oggi non è chiara la tossicità dell'amianto con l'ingestione.
  • Polimeri tossici: provenienti dai contenitori di plastica.
  • E ancora: batteri residui, pesticidi e altre particelle in sospensione.

Bisogna ricordare che anche se non introduci queste sostanze tossiche inorganiche attraverso l'acqua le puoi assumere purtroppo mangiando (una fetta di salame, per esempio può contenere un'alta percentuale di nitriti, così come un pacchetto di crackers o il prosciutto cotto possono contenere fosfati). Per questo motivo è importantissimo controllare la presenza di questi elementi non solo sull'etichetta delle bottiglie d’acqua che bevi, ma anche sulle etichette degli alimenti che mangi.

Sostanze tossiche comuni nell'acqua

Controlli sull'acqua potabile

L'acqua del rubinetto deve essere sottoposta a 2 tipi di controlli da parte di 2 diversi organi: un controllo interno eseguito da un laboratorio analisi predisposto dallo stesso gestore dell'acquedotto e un controllo esterno eseguito dall'azienda sanitaria di competenza. Tali organi di controllo devono assicurare che l'acqua sia priva di microrganismi infettanti, di residui chimici e di metalli pesanti, non solo nell'acquedotto, ma facendo prelievi fino al contatore di casa tua.

L'eventuale accumulo di microrganismi e sostanze tossiche pertanto sicuramente avviene nel breve tragitto all'interno delle condutture della tua abitazione, soprattutto se la loro installazione risale a molti anni fa, quando si utilizzavano acciaio ossidabile, amianto, zinco, rame, alluminio e ghisa, materiali cioè molto degradabili da cui l'acqua può assorbire molti elementi nocivi.

Oggi la legge prevede l'obbligo di costruire la parte idrica delle nuove abitazioni con materiali esenti dal rischio di contaminazione dell'acqua: acciaio inox, plastica (che ovviamente non riceve la luce del sole e anche se può risentire delle alte temperature dell'acqua calda che passa al suo interno, non staziona a lungo in questi tubi e non accumula ciò che invece viene accumulato da un'acqua chiusa magari per mesi in una bottiglia di plastica).

Le analisi ed i controlli sulle acque potabili sono quotidiani.

Schema dei controlli dell'acqua potabile

Controlli sull'acqua minerale

Per le acque minerali la legge prevede meno controlli rispetto a quella potabile: un controllo mensile o quindicinale da parte dell'azienda sanitaria e controlli stagionali della sorgente. Inoltre per le acque minerali il controllo viene fatto solo nello stabilimento e da qui a casa tua potrebbe subire alterazioni dovute ad una cattiva conservazione o a errate modalità di trasporto, ma una volta fuori dallo stabilimento non viene più controllata.

Infine la legge prevede un aggiornamento dell’etichetta solo ogni 5 anni. In 5 anni possono cambiare molte cose e l'acqua che abbiamo acquistato potrebbe non essere più la stessa che viene descritta in etichetta. L'Adiconsum (la nota associazione in difesa dei consumatori) nel 2003 ha analizzato 98 marche di acque minerali scoprendo che solo 12 erano in regola con quanto dichiarato in etichetta. Visto che deve comparire la data in cui è stata fatta l'analisi in base alla quale sono stati riportati i dati chimico-fisici sulla confezione, il consiglio è quello di acquistare un'acqua che riporti una data di questo esame quanto più recente possibile.

L’Italia è il maggior produttore e consumatore mondiale di acque imbottigliate. Gli interessi commerciali attorno a questo prodotto sono elevatissimi e il largo uso che ne facciamo non è dettato da un reale bisogno, ma dall'efficacia della propaganda commerciale spesso terroristica ed intimidatoria.

Si tratta di sostanze chimiche note anche come “inquinanti eterni”, usate in numerosi processi industriali e prodotti di largo consumo, che si accumulano nell’ambiente e che sono da tempo associate a gravi rischi per la salute. Il TFA è l’unico PFAS rilevato nei campioni presi in esame, nessuno dei quali conteneva sostanze appartenenti al gruppo dei 20 PFAS regolamentati dalla direttiva UE sull’acqua potabile né sostanze appartenenti al gruppo PFAS-4 (PFOA, PFOS, PFHxS e PFNA), classificate come particolarmente pericolose.

Greenpeace Italia ha inviato questi risultati alle aziende proprietarie dei marchi in cui sono state trovate tracce di TFA. Sebbene il TFA (una molecola composta da una corta catena di due atomi di carbonio) sia nota da tempo, solo di recente si è cominciato a indagare i possibili effetti per la salute umana di questa sostanza ormai diffusa praticamente ovunque e a cui noi tutti siamo esposti. Lo si trova nella polvere domestica come nel sangue umano e, dunque, non sorprende che sia stato trovato anche nelle acque minerali. Le Autorità tedesche di recente hanno classificato il TFA come “tossico per la riproduzione” e “molto mobile e persistente”.

I valori di TFA rinvenuti nei campioni raccolti da Greenpeace Italia (tra circa 70 e 700 ng/l) si allineano - anche se con valori leggermente inferiori - a quelli ottenuti da altre indagini in vari Paesi europei (tra 370 e 3.300 ng/l). Alla luce dei risultati degli ultimi studi, nella primavera del 2024 la Germania ha presentato all’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) una richiesta di classificazione del TFA come sostanza tossica per la riproduzione. Se l’ECHA approverà la richiesta, il TFA potrebbe essere classificato come “metabolita rilevante” delle sostanze attive nei prodotti fitosanitari.

Contaminanti emergenti nelle acque minerali

Microplastiche e altre contaminazioni

Le bottiglie in plastica possono rilasciare alcune sostanze chimiche cancerogene presenti nei polimeri plastici. Ricordate la scritta riportata sulle confezioni di acqua minerale, "tenere al riparo dalla luce solare e dalle fonti di calore"?

Oltre ai PFAS, altri contaminanti emergenti che possono essere trovati nelle acque in bottiglia includono:

  • Pesticidi, derivati e nitrati: Alcune acque sotterranee contengono ancora tracce di vecchi inquinamenti. La loro presenza ripetuta provoca alterazioni ormonali, la potenziale formazione di nitrosammine (molecole sospettate di essere cancerogene) e un sovraccarico sui reni.
  • Residui di farmaci: Queste molecole attive si trovano a livelli molto bassi in diverse marche di acqua minerale naturale. L'esposizione cronica solleva problemi di salute, potendo influire sull'equilibrio ormonale, sulla fertilità e su alcune funzioni corporee, soprattutto nei bambini piccoli e nelle persone più vulnerabili.
  • Microplastiche, nanoplastiche e bisfenoli: A inquinare non è solo la fonte, ma anche l'imballaggio. Le bottiglie in plastica, nel tempo, rilasciano microplastiche e nanoplastiche che possono accumularsi in alcuni organi. Queste acque possono contenere anche residui di bisfenoli, interferenti endocrini derivati dalla plastica, i cui potenziali effetti su fertilità, metabolismo e sviluppo sono sempre più documentati.

Richiami e scandali recenti

Il 24 novembre 2025, un richiamo nazionale ha scosso gli scaffali delle acque in bottiglia. Quattro marchi popolari, Rosalina, Munzur, Mevlana e Perlyne, sono stati ritirati urgentemente da alcuni rivenditori francesi a causa di un “difetto di fabbricazione”. Non abbiamo ulteriori dettagli su questo mistero: errore di imbottigliamento? Crescita batterica? Residui chimici? Le autorità hanno semplicemente chiesto di non consumare più quest'acqua e di restituirla al negozio.

Questa notizia arriva in un momento in cui la situazione è già fragile. Da diversi mesi si susseguono scandali: contaminazione alla Perrier, trattamenti vietati nelle fabbriche, presenza di microplastiche, PFAS, residui di farmaci nelle acque Nestlé, ecc. L'acqua minerale, a lungo considerata “più pura”, non è più così rassicurante. Al contrario, il pubblico percepisce ora il rischio.

La buona notizia è che esistono soluzioni semplici, ecologiche, economiche e affidabili per un'idratazione sicura ed equilibrata.

Zero Plastica: l'acqua in bottiglia

Acqua del rubinetto: un'alternativa sicura ed ecologica

In Francia, l'acqua del rubinetto rimane il prodotto alimentare più rigorosamente controllato con norme severe. Viene analizzata regolarmente, sotto la supervisione delle autorità sanitarie, per garantire la conformità dell'acqua potabile. E, a differenza dell'acqua minerale, può essere regolata e trattata se vengono rilevate anomalie.

L'acqua di casa costa fino a 250 volte meno di quella in bottiglia. Per una famiglia, si tratta di una differenza enorme. È anche molto più pratica: niente confezioni da trasportare, niente stoccaggio, niente viaggi al supermercato. È semplicemente disponibile ogni volta che la si desidera.

In termini ecologici, la differenza è ancora maggiore: nessun trasporto, nessun inquinamento da plastica, nessun sistema che consuma energia. In altre parole: un'impronta di carbonio infinitamente inferiore a quella dell'acqua minerale.

L'acqua del rubinetto può contenere tracce di sostanze chimiche e talvolta un sapore sgradevole, a seconda della regione. Ma a differenza dell'acqua in bottiglia, può essere migliorata facilmente, direttamente a casa propria.

Soluzioni per migliorare la qualità dell'acqua di casa

Soluzioni come il decantatore UV-A LAVIE, ad esempio, con la sua tecnologia brevettata basata sulla fotolisi, permettono di neutralizzare pesticidi, residui di farmaci, virus e batteri in pochi minuti, preservando i minerali essenziali. Quando i raggi UV-A attraversano la bottiglia di vetro, trasformano il cloro in composti reattivi in grado di degradare e rimuovere i contaminanti.

Considerazioni finali

La stessa conformità, queste acque contengono tracce di sostanze inquinanti. L'acqua minerale è stata a lungo associata alla purezza. Ma non è così! Anche quando viene prelevata da profondità sotterranee, non è immune da contaminazioni che possono avere un impatto nocivo sulla salute.

La lezione è chiara: l’acqua minerale non è automaticamente sinonimo di purezza assoluta. Rimanere informati sui richiami e adottare semplici precauzioni può fare la differenza tra un piccolo inconveniente e un serio problema di salute. Nella scelta dell'acqua che bevi poni molta attenzione alla quantità in essa presente di minerali inorganici e sostanze non compatibili col nostro corpo, sostanze cioè che non vengono assimilate e che tendono ad accumularsi col tempo nei tessuti e a sovraccaricare le vie urinarie che devono continuamente lavorare per espellerli.

Si tratta di una falsa credenza. Ciò è confermato dal recente studio dell’ISS, ovvero dal Centro Nazionale Sicurezza della Acque, che ha esaminato le acque di 18 regioni italiane dal 2020 al 2022. La percentuale media nazionale di conformità nei tre anni analizzati risulta infatti compresa fra il 99,1% per i parametri sanitari microbiologici e chimici stabiliti e il 98,4% per i parametri indicatori, non direttamente correlati alla salute ma a variazioni anomale della qualità (che potrebbero, per esempio, influire su sapore, odore o colore). Dal punto di vista territoriale tutte le diciotto regioni e le due province autonome hanno mostrato percentuali di conformità medie molto alte, superiori al 95%.

Mappa della conformità dell'acqua potabile in Italia

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