Mantenere una pressione sanguigna sana è fondamentale per evitare disturbi al cuore e ai vasi sanguigni. Nella prevenzione, e in concomitanza con la terapia farmacologica, l'uso di sostanze naturali si è dimostrato estremamente utile per i soggetti pre- e lievemente ipertesi.
Gli estratti di semi d'uva hanno una grande concentrazione di vitamina E, flavonoidi attivi, acido linoleico e soprattutto OPC (procianidine oligomeriche). Studi clinici hanno dimostrato l'efficacia di un integratore di semi d'uva nel normalizzare in un breve tempo la pressione sanguigna in soggetti ipertesi borderline. Uno studio su pazienti con malattia coronarica e fattori di rischio cardiaco clinicamente significativi ha scoperto che quattro settimane di integrazione di semi d'uva hanno apportato miglioramenti nella funzione endoteliale. Una meta-analisi dell'integrazione di semi d'uva conferma che i semi d'uva abbassano significativamente la pressione sanguigna sistolica e diminuiscono la frequenza cardiaca.
In particolare, un review article di pochi anni fa [Cesarone et al. (2021) A New Grape Seed Extract Pharma Standard Supplement (ECOVITIS TM) Prevents and Controls Borderline Hypertension and Endothelial Dysfunction. Medical & Clinical Research 6(4): 536-541] evidenzia l'effetto della supplementazione con Ecovitis, un nuovo prodotto di semi d'uva, nei soggetti con ipertensione borderline, valutando anche la vasodilatazione mediata dall'endotelio.

Il vino rosso è spesso celebrato per i suoi presunti benefici cardiovascolari, un concetto reso popolare dal detto “il vino fa buon sangue” e dal cosiddetto “paradosso francese”. Alla base dei supposti benefici del vino rosso troviamo i polifenoli, composti bioattivi presenti nella buccia dell’uva. Tra questi, spiccano resveratrolo, quercetina e procianidine. Il resveratrolo, in particolare, è noto per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Studi di laboratorio indicano che questa sostanza può attivare la proteina SIRT1, legata ai processi di longevità cellulare e alla protezione cardiovascolare.
Tuttavia, le quantità di resveratrolo presenti in un normale bicchiere di vino sono estremamente ridotte rispetto a quelle utilizzate negli studi clinici: si parla di microgrammi contro milligrammi. Eh, sì, perché, oltre ai polifenoli, il vino rosso contiene una quantità significativa di alcol etilico. Se da un lato l’alcol esercita un effetto vasodilatatore a breve termine, migliorando temporaneamente il flusso sanguigno, dall’altro introduce rischi considerevoli. L’Organizzazione mondiale della sanità, nel suo Global Status Report on Alcohol and Health del giugno 2024, mette in guardia dai pericoli dell’alcol: è classificato come cancerogeno di classe 1 ed è correlato a diverse forme di tumore, tra cui quelli al fegato, al seno e al tratto gastrointestinale.
Il paradosso francese è stato messo in discussione da studi recenti, che suggeriscono come i benefici cardiovascolari attribuiti al vino siano in realtà legati alla dieta mediterranea e a uno stile di vita attivo, piuttosto che al consumo di vino. Altro aspetto cruciale è la quantità. L’OMS raccomanda di non superare un bicchiere al giorno per le donne e due per gli uomini (Global Alcohol Action Plan 2022-2030), ma anche questa soglia non è priva di rischi. Alcune ricerche suggeriscono che persino dosi moderate possono aumentare il rischio di sviluppare patologie croniche, specialmente in soggetti con predisposizioni genetiche o condizioni preesistenti. L’ISS, nello specifico, ricorda che non c’è una soglia di sicurezza: il rischio parte da zero e aumenta al crescere delle quantità consumate.

Per chi desidera beneficiare dei polifenoli senza i rischi dell’alcol esistono ben più valide alternative. Uva rossa, succo d’uva non zuccherato, frutti di bosco, melagrana e tè verde sono eccellenti fonti di antiossidanti. A differenza del vino, non comportano rischio alcuno per la salute. In conclusione, il vino rosso certamente apporta (pochi) composti bioattivi benefici, ma l’alcol ne limita i vantaggi e introduce rischi che non possono essere ignorati. Le evidenze scientifiche suggeriscono che una dieta ricca di polifenoli può essere cardioprotettiva anche senza alcol, privilegiando fonti alimentari più sicure e prive di effetti collaterali.
Il Ruolo degli Alimenti Biologici e del Resveratrolo
Gli alimenti biologici sono più nutrienti e salutari dei cibi non biologici. La scelta di improntare la propria dieta al consumo di frutta, verdura, carne, latte, formaggi e altri alimenti biologici, nella convinzione che questi prodotti offrano vantaggi nutrizionali, è spesso da più parti contestata. In realtà, ai detrattori del biologico sfugge da sempre un primo, fondamentale dato: al di là di ciò che di utile i cibi biologici possono contenere, mangiare bio riduce al minimo l'assunzione di residui chimici indesiderati e nocivi.
C'è però una ragione altrettanto importante per preferire il comparto alimentare biologico a quello tradizionale: i prodotti ottenuti con sistemi di coltivazione biologica contengono una quantità di antiossidanti di gran lunga superiore rispetto ai loro omologhi non biologici. In particolare, nei vegetali di provenienza biologica si riscontrano concentrazioni doppie di antocianine, i pigmenti che conferiscono a frutti e ortaggi quali ciliegie, mirtilli, melanzane il caratteristico colore rosso-violaceo e a cui si deve la capacità di contrastare lo stress ossidativo alla base di invecchiamento, patologie cardiovascolari, malattie neurodegenerative e cancro. E, ancora, nelle colture biologiche i flavanoni compaiono in quantità superiori del 69%. Si tratta di flavonoidi con spiccate proprietà antinfiammatorie e antitumorali, presenti specialmente negli agrumi. Come era prevedibile, la ricerca apparsa sul British Journal of Nutrition ha anche confermato che gli alimenti biologici presentano meno residui di metalli pesanti e altre sostanze nocive.
Le evidenze scientifiche che sanciscono la superiorità nutrizionale e salutistica degli alimenti biologici sono nette. Speriamo finalmente di non dover più assistere alle alzate di scudi di quanti si affannano a sostenere (chissà quanto disinteressatamente) la sostanziale equivalenza tra la produzione agroalimentare tradizionale e quella di provenienza bio.
Altri Benefici dell'Uva e del Resveratrolo
La melatonina presente nella buccia delle uve rosse aiuterebbe a regolare i ritmi sonno-veglia, scombinati dal relax estivo. Altre proprietà dell’uva: gli acidi organici in essa presenti - tartarico, glicolico, malico, succinico, citrico e acetico - favoriscono i processi metabolici di tutti i principi attivi (carboidrati, grassi e proteine). L’enocianina, una sostanza colorante che si trova nell’uva rossa, ha un’azione tonica sul sistema nervoso e sui muscoli. Il resveratrolo (un fenolo) presente negli acini è antiossidante, così come gli altri polifenoli. Importante è l’azione sul fegato: l’uva lo stimola a produrre la bile e favorisce la digestione.

Il “frutto di Dioniso” è ricco di proprietà. Il frutto settembrino per eccellenza è coltivato sin da tempi antichissimi: diversi studi suggeriscono che la vite fosse coltivata in Sicilia già 4000 anni fa, anche se la vera diffusione del frutto avvenne prima coi Greci e poi coi Romani. La sua comparsa sulle tavole dei nostri antenati (e quindi la sua importanza) è posteriore a quella dei cereali: ecco perché la comparsa dell’uva è attribuita a un dio “nuovo”. A confermarlo sono le leggende: la dea Demetra (assimilabile alla Grande Dea Madre, per cui era sacra la coltivazione del grano) giunse in Sicilia a nascondere la figlia Persefone in una grotta. Zeus la trovò, la sedusse prendendo la forma di un serpente e dalla sua unione con la figlia di Demetra nacque Dioniso. Quando la gelosissima moglie del padre degli Dei, Era, lo scoprì, mandò i Titani a far uccidere il bambino, che fu squartato e bruciato. Dai suoi resti, nacque la prima pianta di vite.
Resveratrolo e Benessere Generale secondo Luca Avoledo
Ansia e stress: un’alimentazione corretta e un po’ meno dolce sono fattori indispensabili per tenere a bada questi due “mostri” del nostro tempo. Parola di Luca Avoledo, naturopata esperto di ecologia del corpo, alimentazione e salute naturale. Il cibo è in grado di interferire positivamente con la nostra produzione ormonale, in particolare con la produzione di insulina. Secondo diversi studi, i livelli di glicemia che l’insulina va a riequilibrare sono correlati a tutta una serie di squilibri di carattere chimico, interferendo anche con altri ormoni, come l’adrenalina. Quando si abbassano troppo gli zuccheri nel sangue, il corpo si ferma e produce cortisolo: in pratica ha la stessa reazione di stress che manifesta di fronte a un pericolo. L’alimentazione italiana, molto ricca di carboidrati, innesca questo tipo di conflitti glicemici e quindi favorisce anche tutta una serie di manifestazioni psicologico emotive come lo stress, l’ansia, l’insonnia.
C’è la tentazione di cercare una compensazione nello zucchero, ma l’effetto benefico è di breve durata: dopo l’intervento dell’insulina nel sangue, gli zuccheri tornano a un livello bassissimo e noi quindi torniamo a cercare nuovi dolci. Inneschiamo un circolo vizioso, la cosiddetta fame nervosa: cerco dolci, mi soddisfano per un po’, poi quando l’effetto finisce cosa vado a cercare? Una colazione molto dolce è sicuramente sbagliata; mangiare qualcosa di dolce no, nel senso che la mattina è sicuramente il periodo meno negativo della giornata per questo tipo di alimenti. E’ molto importante evitare una colazione sempre dolce: l’italiano medio al mattino mangia solo biscotti, brioches e merendine… Dobbiamo capire che si tratta di un momento importantissimo anche per riuscire a gestire bene ansia, stress e stanchezza: deve essere abbondante e varia, fatta di cibi sani, compresi i cibi proteici. Non sto ovviamente suggerendo di mangiare il brasato con la polenta di primo mattino… però possiamo imparare dagli americani, dagli inglesi o dai tedeschi: facciamo una colazione salata, che non vuol dire con tanto sale, ma con qualche alimento proteico.

Ci sono tanti buoni motivi per concedersi un pezzetto di cioccolato a fine pasto. Che sia fondente extra, al latte o alle nocciole, questa meraviglia derivata dalla lavorazione della pianta del cacao ha diverse proprietà che fanno bene all’umore. La sua composizione include antiossidanti, sostanze anti-età che contrastano il processo di invecchiamento.
Vitamina D, Resveratrolo e Difese Immunitarie
La carenza di vitamina D è tra i principali fattori di rischio per l'infezione causata dal SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus scoppiato in Cina. Sul possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D per contrastare il COVID-19, arriva la ricerca dell’Università degli Studi di Torino. Sembra che il raggiungimento di adeguati livelli plasmatici di Vitamina D sia necessario anzitutto per prevenire le numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita nelle persone anziane, ma anche per determinare una maggiore resistenza all’infezione COVID-19.
L’Italia, è uno dei Paesi europei, insieme a Spagna e Grecia, con maggiore prevalenza di ipovitaminosi D. Da non trascurare poi che la maggioranza delle persone in terapia intensiva sono soprattutto anziani e sono proprio questi (ma non solo) a rischiare le complicanze maggiori. Tra i rischi annoverati nel report: «Le concentrazioni ridotte di 25(OH)D aumentano il rischio di osteoporosi e delle cadute dell’anziano, ma si associano anche a tumori, malattie cardiovascolari, malattie autoimmuni, infezioni croniche dell’apparato respiratorio, diabete mellito, malattie neurologiche e ipertensione.
In ultima analisi, ma non meno importante, l'aspetto della prevenzione contro il coronavirus. Nello specifico, la vitamina D fornirebbe un valido aiuto per ridurre l’incidenza di infezioni delle vie respiratorie e dei casi di influenza. Ad avvalorare la testi, le ricerche precedenti che dimostrano un ruolo attivo della Vitamina D sulla modulazione del sistema immune, la stretta correlazione dell’Ipovitaminosi D con una lunga serie di patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita, ancor più in caso di infezione; un effetto della Vitamina D nella riduzione del rischio di infezioni respiratorie di origine virale, incluse quelle da coronavirus, oltre alla sua capacità di limitare il danno polmonare da iperinfiammazione.
“Una buona difesa, quindi utile anche contro il coronavirus, si ha assumendo vitamina C e D e in generale prendendo tutto ciò ciò che combatte i processi ossidanti che mandano in crisi il sistema immunitario [...] bisogna difendersi, ma in maniera ordinata” sostiene Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina nel 2008. Ricordiamo che il sistema immunitario è una sorta di barriera protettiva dagli agenti esterni.

“Il nostro corpo è attaccato continuamente dall’esterno da virus, batteri, funghi e solo la nostra pelle riesce a difenderci efficacemente. Tali microrganismi patogeni cercano in ogni modo di entrare nel nostro organismo, utilizzando le ferite o le abrasioni, oppure tramite la bocca o il naso. Un altro terreno di scontro all’interno del nostro corpo è l’intestino, dove colonie di batteri patogeni, presenti nel colon, si scontrano con le nostre difese immunitarie.”
L'Approccio Naturale alla Salute con Luca Avoledo
C’è un modo più naturale di stare bene. “Caro dr. Avoledo, sono venuto da lei per la visita e il test delle intolleranze. Supporto ContinuoNessuno è mai solo nel suo percorso. Perché scegliere un approccio naturale alla salute? Per agire sulle cause degli squilibri in modo efficace e rispettoso del corpo. Questo approccio sostiene l’organismo senza interventi aggressivi, promuovendo benessere profondo.
In cosa la Clinica del Cibo è diversa da altri centri? Per l’approccio integrato, personalizzato e orientato alle cause. Si lavora su abitudini, motivazione e salute complessiva, non solo su sintomi o peso. Posso rivolgermi alla Clinica del Cibo anche se non sono in sovrappeso? Sì. Cos’è l’approccio naturopatico? È un’impostazione che sostiene la salute dell’organismo in modo naturale e olistico. Utilizza alimentazione, stile di vita e rimedi naturali, senza sostituire la medicina convenzionale. È possibile un percorso integrato nutrizione e naturopatia? Sì. La Clinica del Cibo combina nutrizione e naturopatia. L’integrazione permette un supporto completo per salute e benessere. È possibile abbinare anche un percorso psicologico. La Clinica del Cibo non è contraria ai farmaci. L’approccio nutrizionale, naturopatico e psicologico è complementare alla medicina convenzionale e lavora sempre nel rispetto delle terapie in corso, per sostenere l’organismo e migliorare stile di vita, salute e benessere. È possibile fare una consulenza nutrizionale online con la Clinica del Cibo? Sì.
Riprenditi la Tua Salute. Hai aspettato abbastanza: agisci oggi stesso, abbi più cura di te.
Salute della tiroide: alimentazione e integrazione
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