Chitosano e Tiroide: Una Guida Completa

Il chitosano è un ingrediente naturale dalle interessanti proprietà, utilizzato in integratori alimentari soprattutto per favorire il dimagrimento. In questo articolo analizzeremo in dettaglio cos’è il chitosano, i suoi benefici dimagranti e non solo, il funzionamento, le controindicazioni e come scegliere un integratore a base di chitosano di qualità.

Cos’è il chitosano e come viene prodotto

Il chitosano è un polisaccaride cationico biodegradabile e biocompatibile, estratto dalla chitina contenuta nell’esoscheletro dei crostacei, in particolare gamberi e aragoste. La chitina viene deacetilata tramite un processo di rimozione del gruppo acetile, ottenendo così il chitosano. Questa sostanza possiede interessanti proprietà che la rendono utile come ingrediente di integratori alimentari e in campo biomedico.

Struttura chimica del chitosano

Come funziona il chitosano nell’organismo

Il meccanismo d’azione del chitosano si basa sulla sua capacità di legarsi ai lipidi e agli acidi biliari nel tratto gastrointestinale, impedendone l’assorbimento e favorendone l’eliminazione attraverso le feci. Questo processo porta ad una riduzione dell’assorbimento dei grassi e del colesterolo introdotti con la dieta. Inoltre, il chitosano sembra in grado di ridurre l’assorbimento degli zuccheri, controllando picchi glicemici e insulinici.

Proprietà benefiche del chitosano

Il chitosano ha dimostrato di possedere diverse proprietà benefiche:

  • Azione dimagrante: legandosi ai grassi e acidi biliari, riduce l’assorbimento dei lipidi e promuove il dimagrimento.
  • Riduzione colesterolo: ostacolando l’assorbimento dei grassi, aiuta ad abbassare il colesterolo “cattivo” LDL.
  • Controllo glicemico: potenziale effetto ipoglicemizzante controllando l’assorbimento degli zuccheri.
  • Transito intestinale: migliora la regolarità intestinale contrastando stitichezza.
  • Antinfiammatorio: possiede attività antinfiammatoria a livello intestinale.
  • Antiossidante: contrasta lo stress ossidativo.
  • Antimicrobico: attività antibatterica e antimicotica.

Chitosano come integratore per dimagrire

Grazie alla sua azione su grassi e carboidrati, il chitosano è molto utilizzato come ingrediente di integratori alimentari dimagranti, in abbinamento spesso a sostanze come glucomannano, cromo, guaranà ecc. Gli integratori a base di chitosano vantano un effetto saziante, metabolico e lipolitico che favorisce la perdita di peso corporeo. Possono essere utili come coadiuvante di una dieta ipocalorica e dell’esercizio fisico. Spesso questi integratori si trovano in forma di compresse, sticks o polveri solubili da assumere prima dei pasti principali.

Grafico che mostra l'azione del chitosano sull'assorbimento dei grassi

Dosaggio consigliato

Gli integratori alimentari contenenti chitosano sono generalmente sicuri se utilizzati alle dosi consigliate. Solitamente il dosaggio varia tra 1-3 grammi al giorno, suddivisi in 2-3 assunzioni prima dei pasti. È bene attenersi alle indicazioni riportate sulla confezione dell’integratore e non superare le dosi massime indicate. L’effetto dimagrante è visibile dopo almeno 2-3 settimane di assunzione regolare.

Controindicazioni ed effetti collaterali

Il chitosano è normalmente ben tollerato. Gli effetti collaterali più comuni possono essere diarrea, stitichezza, mal di testa e sensazione di gonfiore addominale. È sconsigliato in caso di allergia ai crostacei, gravidanza, allattamento, problemi renali o epatici. Può interagire con alcuni farmaci rallentandone l’assorbimento. In caso di effetti indesiderati è bene sospendere l’integratore e consultare il proprio medico.

Come scegliere un integratore di chitosano di qualità

Per beneficiare al meglio delle proprietà del chitosano, nella scelta di un integratore alimentare è bene valutare:

  • Dosaggio adeguato di chitosano puro
  • Assenza di componenti dannosi o inutili
  • Eventuale abbinamento con altri ingredienti sinergici
  • Modalità di assunzione comoda
  • Rapporto qualità/prezzo
  • Recensioni di chi lo ha provato

Interazione tra flavonoidi e tiroide

Gli ormoni tiroidei sono essenziali per il normale sviluppo e la crescita, ma i disturbi della tiroide sono tra le più comuni malattie endocrine. Molti fattori ambientali e nutrizionali sono infatti in grado di interferire con la biosintesi degli ormoni tiroidei, specialmente in condizioni di carenza di iodio. I flavonoidi sono pigmenti vegetali che possono essere ritrovati nel cibo, come nella frutta, i cereali, il vino e il tè. Una normale dieta contiene fino a 2 grammi di flavonoidi al giorno. I flavonoli sono quelli che si trovano in quantità maggiori nei vegetali, tra questi la quercetina e miricetina. Gli agrumi, inoltre, sono ricchi di flavanoni, mentre il sedano possiede grandi quantità di flavoni. La fragola possiede antociani mentre gli alimenti a base di soia sono ricchi di isoflavoni. Il tè verde e il cioccolato sono le fonti più ricche di catechine, altri tipo di flavonoidi. L'attività antinfiammatoria e antiossidante di queste sostanze è ben nota da tempo, ma recentemente i flavonoidi hanno dimostrato avere anche proprietà anticancerogene, antitrombotiche, antiallergiche ed epatoprotettive. Tuttavia, nonostante le caratteristiche apparentemente solo benefiche dei flavonoidi, diversi studi indicano che questi possono interferire con molti sistemi enzimatici, compresi quelli coinvolti nello stato ormonale della tiroide. Infatti, i flavonoidi hanno mostrato importanti effetti antitiroidei, che influenzano la biosintesi, il metabolismo e il trasporto degli ormoni tiroidei. Tuttavia, importanti effetti avversi dei flavonoidi sulla tiroide, come il gozzo, non sono molto frequenti tra i soggetti che consumano alimenti contenenti e ricchi di flavonoidi. Come mai? Probabilmente, rispetto ad altre specie, la biodisponibilità dei flavonoidi - ovvero la capacità di assorbire e metabolizzare queste sostanze - da parte della tiroide umana potrebbe essere limitata, e questo porterebbe anche ad un assorbimento intestinale inferiore. Tuttavia, anche se l'ingestione di flavonoidi presenti nel cibo non sembra produrre effetti rilevanti per la tiroide umana, è importante sottolineare che le erbe medicinali che sono ricche di flavonoidi non dovrebbe essere consumate in dosi elevate, poiché ciò comporterebbe un rischio maggiore di insorgenza di disordini della tiroide. Inoltre, in soggetti in cui sono presenti fattori predisponenti, come la carenza alimentare di iodio, ipotiroidismo subclinico o anticorpi contro le proteine tiroidee, vi potrebbe essere un maggiore effetto deleterio dei flavonoidi sulla funzione tiroidea.

Diagramma che illustra l'influenza dei flavonoidi sulla funzione tiroidea

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Considerazioni finali sul chitosano

In conclusione, previo parere medico, il chitosano può essere un valido complemento naturale per supportare il dimagrimento e la salute intestinale.

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