L'intestino è una delle parti del corpo che risente di più delle malattie, dei cambiamenti e dello stress. Avere l’intestino infiammato è molto comune e quando non è causato da particolari patologie, è possibile curarlo con rimedi naturali, integratori e medicinali specifici. È bene ricordare, però, che prima di cominciare qualsiasi trattamento per disintossicare l’intestino, è consigliabile consultare un medico specializzato.
L'intestino infiammato è una condizione caratterizzata da un'infiammazione persistente o episodica che interessa la mucosa intestinale, localizzata nel tratto tenue, crasso o in entrambi. L'infiammazione intestinale può essere acuta o cronica e rappresenta il segno clinico di numerose patologie gastrointestinali, tra cui le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI).
La colite non è altro che un'infiammazione dell'ultima parte del colon, quella che ha la funzione di assorbire le sostanze nutritive ed eliminare quelle di scarto. Se non adeguatamente curata, la colite può portare a condizioni come: Debolezza cronica; Perdita di peso; Anemia; Gonfiore; Tensione addominale; Stitichezza; Diarrea; Spasmi; Dolori forti.
Cause dell'Infiammazione Intestinale
Le cause di intestino infiammato sono multifattoriali e comprendono predisposizione genetica, disbiosi intestinale, infezioni gastrointestinali, dieta squilibrata, stress cronico e disfunzioni del sistema immunitario. Le malattie infiammatorie intestinali hanno una componente genetica documentata: in soggetti con familiarità per colite ulcerosa o malattia di Crohn, il rischio di sviluppare queste condizioni è superiore rispetto alla popolazione generale.
Sono molte le cause che determinano l’infiammazione dell’intestino, tra queste: una cattiva alimentazione, allergie ed intolleranze, stili di vita non equilibrati, carenza di vitamine e sali minerali, sindrome del Colon irritabile, patologie croniche come il morbo di Chron.
La disbiosi intestinale, ovvero l’alterazione dell’equilibrio tra batteri benefici e patogeni nel microbiota intestinale, può favorire una risposta infiammatoria anomala della mucosa enterica, con conseguente aumento della permeabilità intestinale e attivazione dell’immunità innata.
Le infezioni enteriche causate da patogeni come *Salmonella spp.*, *Campylobacter jejuni*, *Clostridium difficile* ed *Escherichia coli* sono responsabili di forme di infiammazione acuta, talvolta persistenti anche dopo la risoluzione dell’evento infettivo (post-infectious colitis).
L’alimentazione ricca di grassi saturi, additivi, zuccheri raffinati e cibi ultra-processati contribuisce a infiammare l’intestino, alterando la barriera epiteliale e stimolando la produzione di citochine pro-infiammatorie.
Il coinvolgimento del sistema nervoso enterico nella regolazione dell’asse intestino-cervello spiega la correlazione tra stress cronico, ansia e comparsa di sintomi intestinali infiammatori, anche in assenza di lesioni organiche.
La sindrome dell’intestino irritabile è uno dei disturbi gastrointestinali più comunemente diagnosticati, una condizione non grave ma capace di incidere negativamente sulla qualità della vita. Si tratta di una condizione cronica, in passato definita “colon irritabile”, “colite spastica” o “disturbo funzionale intestinale”, che interessa l’asse cervello-intestino e si manifesta con dolore addominale, che si allevia a seguito dell’evacuazione, e alterazione della funzione intestinale (che può prevedere condizioni di stipsi, diarrea o un’alternanza delle due).
Le malattie infiammatorie intestinali, come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, sono spesso associate a una predisposizione genetica. Un’alimentazione sbagliata, ricca di grassi saturi, zuccheri raffinati e cibi processati, può infiammare l’intestino. Lo stress psicologico è un altro elemento importante.
Esistono coliti acute che normalmente hanno un decorso rapido spesso autolimitantesi e croniche con delle fasi di quiescenza e di riattivazione.
Coliti microscopiche si distinguono in colite linfocitica e collagenosica; sono caratterizzate da una diarrea liquida, acquosa, non ematica. Non sono state al momento identificate le cause, sembra che esistano alcuni fattori predisponenti come l’uso prolungato di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), l’associazione con altre malattie autoimmune (sindrome di Sjögren, l’artrite reumatoide, tiroidite o la celiachia), il sesso femminile e l’ età > 60 anni.
Coliti infettive sono coliti acute, spesso auto-limitantesi che possono essere causate da diversi agenti come batteri, virus, parassiti (es. Campylobacter, Shigella, Salmonella, Yersinia..) trasmessi nella maggior parte dei casi da cibi e/o bevande contaminate.
Coliti da farmaci/trattamenti sono descritti casi insorti durante trattamento con farmaci antiblastici; si è rilevato che piccole lesioni ischemiche del tutto asintomatiche sono rilevabili in una minima percentuale di pazienti sottoposti a colonscopia, anche se non è chiaro se la causa sia l’utilizzo di lassativi per la preparazione intestinale o se siano episodi “spontanei” che in assenza dell’esame endoscopico passerebbero inosservati. Inoltre esistono delle coliti determinate da radiazioni come la proctite attinica, una infiammazione del retto determinata dalla radioterapia eseguita per tumore alla prostata.
Le coliti “da diversione” sono causate dall’ esclusione temporanea o definitiva di un tratto di intestino secondario ad intervento chirurgico.
Colite ischemica è causata una riduzione dell’apporto di sangue all’ intestino. Si manifesta con dolore al fianco sinistro e proctorragia. La colite ischemica si verifica soprattutto nelle persone anziane (> 60 anni) e il basso flusso di sangue è per lo più la conseguenza di piccoli vasi aterosclerotici, ma puo’ anche essere una complicanza del trattamento di un aneurisma dell'aorta addominale.
La sindrome dell’intestino irritabile (in passato conosciuta semplicemente come “colon irritabile”) è un disturbo comune che colpisce il tratto gastrointestinale. I sintomi includono dolore e distensione addominali, gonfiore ed episodi (più o meno frequenti) di diarrea o stitichezza.
Sintomi dell'Infiammazione Intestinale
I sintomi di un intestino infiammato variano in base all’estensione, alla localizzazione e alla natura del processo infiammatorio, ma esistono manifestazioni cliniche ricorrenti che permettono di sospettare una condizione infiammatoria intestinale. Il dolore addominale è uno dei sintomi più comuni e può presentarsi in forma crampiforme, diffusa o localizzata, spesso associato a sensazione di peso o gonfiore addominale.
I sintomi della colite più frequenti sono: dolore addominale; gonfiore talvolta irradiato posteriormente evocando dolore lombare; diarrea; bruciore anale; proctorragia o ematochezia; febbre; calo ponderale; inappetenza.
La diarrea è un’altra manifestazione frequente. Può essere acquosa o contenere sangue e muco, indicando la presenza di lesioni ulcerative nella mucosa intestinale. Nelle fasi acute delle MICI, le evacuazioni possono superare le 6-8 al giorno.
In alcuni pazienti, l’intestino infiammato si manifesta con stipsi, soprattutto nei casi di coinvolgimento del colon distale o in presenza di alterazioni funzionali concomitanti come la sindrome dell’intestino irritabile.
Altri segni associati sono: Meteorismo: presenza eccessiva di gas intestinale che causa distensione addominale; Perdita di peso: spesso dovuta a malassorbimento o a ridotto apporto calorico per inappetenza; Astenia: stanchezza cronica legata all’infiammazione sistemica e alla carenza di nutrienti; Febbre: presente nei casi più gravi o complicati da infezioni sistemiche o ascessi; Tenesmo rettale: sensazione di evacuazione incompleta o stimolo continuo alla defecazione.
La sindrome del colon irritabile può, inoltre, essere associata ad altri disturbi gastrici, come la dispepsia (cattiva digestione) e la sensibilità al glutine, ma anche a ulteriori disturbi e sintomi extra-intestinali.
I sintomi che caratterizzano la sindrome dell’intestino irritabile sono definiti dai “Criteri di Roma”, ovvero dei criteri diagnostici stabiliti da una commissione internazionale in merito ai disordini funzionali gastrointestinali.
Chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile (SII) ha movimenti intestinali irregolari: alcuni giorni questi sono normali, mentre altri sono alterati.
La sindrome dell’intestino irritabile, presentandosi con stitichezza cronica o diarrea, può portare alla comparsa di emorroidi.
Malattie come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn sono croniche e caratterizzate da periodi di remissione e recidive. Durante le fasi acute i sintomi possono essere particolarmente intensi e debilitanti e gli episodi possono durare da alcune settimane a diversi mesi, a seconda dell’efficacia del trattamento e delle condizioni individuali del paziente.
Durata dell'Infiammazione Intestinale
La durata dell’infiammazione intestinale dipende dalla sua eziologia, dal tipo di patologia associata e dall’efficacia delle terapie intraprese. Le forme acute di infiammazione, come quelle da infezione batterica, virale o parassitaria, si risolvono in genere entro 1-3 settimane, a condizione che vengano trattate tempestivamente con farmaci appropriati.
Le forme croniche, come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, sono caratterizzate da periodi alternati di riacutizzazioni e remissioni. Le fasi attive della malattia possono durare da alcune settimane a diversi mesi, con sintomi di intensità variabile. Le remissioni possono protrarsi per anni, ma raramente indicano la risoluzione definitiva del processo infiammatorio.
La durata è influenzata anche da fattori individuali come l’aderenza alla terapia, il profilo genetico, il microbiota intestinale, lo stile di vita e la presenza di comorbidità.
In soggetti con sindrome dell’intestino irritabile con componente infiammatoria, la sintomatologia può essere cronica, intermittente e legata a fattori scatenanti come stress e alimentazione. In questi casi, l’infiammazione lieve può persistere a lungo e richiede una gestione personalizzata.
Per altre forme di infiammazione intestinale, come quelle causate da infezioni o intolleranze alimentari, la durata può essere più breve.
Alimentazione e Rimedi Naturali per l'Infiammazione Intestinale
Per combatterla è necessario prestare attenzione soprattutto all'alimentazione. A tal proposito, è consigliabile, qualora tu non lo abbia ancora fatto, eseguire un test per le intolleranze alimentari. In generale, in caso di attacchi di colite, sarebbe meglio evitare cibi a base di: Lattosio; Glutine; Lievito; Soia.
In presenza di intestino infiammato, la dieta svolge un ruolo centrale nella riduzione dei sintomi e nel supporto alla mucosa intestinale. L’alimentazione deve essere adattata alla fase acuta o di remissione e alla tolleranza individuale agli alimenti. Durante le fasi attive dell’infiammazione intestinale, si raccomanda una dieta a basso residuo:
- Riso bianco, semolino, pasta raffinata;
- Carni magre (pollo, tacchino, coniglio) cucinate al vapore o bollite;
- Pesce bianco (merluzzo, sogliola, platessa);
- Verdure cotte e passate, evitando quelle fermentabili (cavoli, legumi);
- Banane, mele cotte, patate lesse;
- Latte delattosato o yogurt senza zucchero solo se tollerati.
È necessario evitare: Fritture, insaccati, formaggi stagionati; Bevande alcoliche e gassate, caffè e tè concentrati; Cibi piccanti, salse industriali, conservanti e additivi alimentari.
Durante le fasi di remissione è possibile reintrodurre gradualmente le fibre, preferendo quelle solubili (avena, mela, carota) e monitorando la risposta dell’organismo.
Durante le fasi acute della colite è necessario ridurre/limitare l’assunzione di fibre (frutta, verdura, cibo integrale), di latticini, di cibi piccanti e speziati, di alcolici e bevande gasate; il digiuno per mettere a riposo l’intestino è riservato ai casi più severi.
Seguire una corretta alimentazione rappresenta un elemento chiave nella gestione dell’infiammazione intestinale. Durante le fasi acute, è consigliabile consumare alimenti a basso contenuto di fibre per ridurre il volume e la frequenza delle evacuazioni. Tra questi, il riso bianco, il pane tostato, le banane e le patate lesse. Gli alimenti fermentati, come lo yogurt e il kefir, possono essere benefici grazie ai loro probiotici naturali, che aiutano a ripristinare la flora intestinale. Durante la remissione, è possibile reintrodurre gradualmente nuovi alimenti, con attenzione a quelli che potrebbero irritare l’intestino, come cibi piccanti, grassi, fritti e processati.
Spesso, si pensa di ricorrere immediatamente a cure di tipo farmacologico ma, in realtà, non sempre è questa la soluzione migliore. Esistono, infatti, i cosiddetti rimedi della nonna, vale a dire soluzioni naturali che potrebbero aiutare a sfiammare l'intestino.
Ridurre i cibi ad alto contenuto di fibre: In caso di ripetuti attacchi di colite, potrebbe essere innanzitutto opportuno prediligere cibi a basso contenuto di fibre. Le fibre insolubili possono aumentare il movimento intestinale e causare irritazione nell'intestino già infiammato. Durante i periodi in cui il colon è infiammato, è consigliabile optare per cibi più facilmente digeribili.
Masticare bene: È altrettanto importante masticare correttamente. Una masticazione accurata aiuta a rompere il cibo in pezzi più piccoli, facilitando il processo digestivo. Inoltre, masticare lentamente può ridurre l'aria ingerita durante i pasti, riducendo il rischio di gonfiore e disagio addominale.
Utilizzare piante a base di mucillagini: Un altro rimedio della nonna per alleviare i sintomi della colite è l'uso di piante ricche di mucillagini. Queste sostanze, presenti ad esempio nella malva, nell'altea, nella piantaggine e nella liquirizia, sono conosciute per le loro proprietà lenitive e antinfiammatorie. Preparare tisane utilizzando queste piante può essere un modo efficace per ridurre l'infiammazione.
È consigliabile mescolare queste erbe con altre come il finocchio, la menta, la melissa, l'anice e il ginepro, che contengono oli essenziali, utili per ridurre la formazione di gas nell'intestino. Bere queste tisane per due o tre giorni consecutivi può essere particolarmente benefico nel caso in cui sia presente un'infiammazione della colite.
Le mucillagini presenti in queste piante vengono assorbite dalla mucosa intestinale, contribuendo a lenire l'infiammazione e ridurre l'irritazione. È importante ricordare che non è necessario consumare tutte queste piante contemporaneamente; basta utilizzare quella che già si ha a disposizione.
Queste piante sono potenti alleate nel trattamento della colite grazie alle loro proprietà lenitive e antinfiammatorie. Incorporarle nella routine quotidiana può contribuire a ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita per chi soffre di questa condizione.
Per ripulire l'intestino è possibile utilizzare anche lo psillio, vale a dire semi di plantago ovata che, aggiunti all'acqua, creano una sorta di gel, o meglio una fibra mucillaginosa con proprietà emollienti e antiflogistiche.
Altro rimedio naturale molto utile per la pulizia intestinale è la zeolite, una polvere sottile che ha la capacità di assorbire ed eliminare le tossine.
Acqua di riso: Qualora la colite si accompagni ad attacchi di diarrea, potrebbe essere utile assumere acqua di riso. Dovrai mettere a bollire in un litro di acqua circa 40 grammi di riso. Una volta giunto ad ebollizione, potrai rimuovere il riso, lasciando raffreddare l'acqua residua. Potrai assumere l'acqua più volte nell'arco della giornata. L'acqua di riso è ricca di amido e ha proprietà astringenti che possono aiutare a placare l'infiammazione e a ridurre la frequenza delle evacuazioni intestinali.
Oli essenziali di basilico: Se la colite causa crampi intestinali, un rimedio natuarale è quello che prevede l'utilizzo di oli di basilico, da acquistare in erboristeria. Saranno sufficienti due gocce di oli essenziali di basilico, da sciogliere in un cucchiaino di miele, per ridurre i sintomi dell'infiammazione.
Fiori di Bach: I fiori di Bach sono un rimedio a base di erbe, impiegati per trattare una vasta gamma di disturbi emotivi e fisici. Nel contesto della colite, i fiori di Bach possono essere utilizzati per alleviare lo stress e l'ansia, spesso tra le concause dell'infiammazione.
Gemmoderivato di mirtillo: Qualora siano stati utilizzati alcuni dei rimedi della nonna poc'anzi indicati per la pulizia dell'intestino, si può ricorrere a soluzioni per il ripristino della mucosa intestinale. Uno di questi è il gemmoderivato del mirtillo, da assumere in gocce. La sua funzione è particolarmente importante, in quanto permette sia di ripristinare l'attività enzimatica intestinale che correggere i vari squilibri.
Aloe: Sempre nell'ambito dell'utilizzo di soluzioni in grado di ripristinare la mucosa intestinale, è possibile utilizzare l'aloe, la quale si caratterizza per le sue funzioni cicatrizzanti e normalizzanti.
Probiotici e semi di pompelmo: I probiotici sono ceppi di batteri "buoni" che vivono naturalmente nell'intestino e favoriscono la salute intestinale. Assumere probiotici può aiutare a ripristinare l'equilibrio della flora intestinale. I probiotici possono essere assunti al mattino per migliorare la funzione digestiva.
I semi di pompelmo contengono composti bioattivi, tra cui la naringina e la diosmina, che possono avere proprietà antimicrobiche e antinfiammatorie. Si ritiene che i semi di pompelmo possano aiutare a combattere infezioni intestinali e a ridurre l'infiammazione nell'intestino. Assumere semi di pompelmo la sera può essere utile per sfruttare gli effetti antinfiammatori.
Gli integratori Neobilive possono aiutarti a riequilibrare la tua flora batterica intestinale, fornendoti un valido supporto per sfiammare il tuo intestino. Il tutto grazie alla formulazione contenente 3 ceppi unici e specifici di Bifidobacterium longum, zinco, selenio e prebiotici FOS. Grazie all’assunzione giornaliera e regolare del probiotico Vitalongum, associata sempre ad un’alimentazione adatta, dimenticherai i disturbi intestinali.
Probiotici: rappresentano un comun denominatore per il benessere intestinale, sono fondamentali come supporto in tutte le forme di colite andando a correggere o prevenire un quadro di disbiosi intestinale.
La cura e la pulizia dell’intestino si completa e si mantiene grazie a uno stile di vita sano e ad un’alimentazione equilibrata. Per questo, sono da assumere sempre, dopo aver utilizzato Enterosgel, degli integratori di vitamine e di fermenti lattici, che aiutano a ricomporre la flora batterica, sia quella buona che quella cattiva, che il wash-out selettivo ha “spazzato via”. Ciò è fondamentale per ricreare il naturale equilibrio del corpo.
I probiotici possono essere utili nel ripristinare l’equilibrio del microbiota intestinale, se approvati dal medico.
Gestione dello Stress e Rimedi
Eliminare le cause dello stress: La gestione dello stress riveste un ruolo significativo nella gestione della colite, poiché lo stress può scatenare o peggiorare i sintomi di questa condizione. Gli esercizi di respirazione rappresentano una preziosa risorsa in questo contesto, poiché possono aiutare a ridurre la tensione corporea, calmare la mente e favorire un senso di calma interiore.
Praticare regolarmente esercizi di respirazione, come la respirazione diaframmatica o il rilassamento muscolare progressivo, può aiutare a ridurre i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, nel corpo. Ciò può avere un impatto positivo sull’infiammazione intestinale e sulla frequenza e gravità dei sintomi della colite.
La respirazione diaframmatica favorisce il rilassamento del sistema nervoso, riducendo la risposta del corpo allo stress. Può essere praticata in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo, anche durante un attacco di colite, per calmare rapidamente mente e corpo.
Il rilassamento muscolare progressivo è un’altra tecnica efficace che prevede il rilassamento dei vari gruppi muscolari, uno alla volta. Questo processo aiuta a liberare la tensione accumulata nel corpo e a promuovere un senso di rilassamento generale.
Integrare questi esercizi di respirazione nella routine quotidiana può essere estremamente benefico per chi soffre di colite. Non solo possono aiutare a ridurre lo stress e a migliorare il benessere emotivo complessivo, ma possono anche contribuire a ridurre l’infiammazione intestinale e a migliorare la qualità della vita per coloro che sono affetti da questa fastidiosa condizione.
Molte persone che soffrono di sindrome dell’intestino irritabile, inoltre, traggono beneficio dalla terapia, in quanto questa può aiutare a gestire stress, ansia e depressione (fattori che contribuiscono all’insorgenza della condizione).
La gestione nutrizionale è integrata alla terapia farmacologica, con piani dietetici personalizzati e, nei casi più gravi, con nutrizione enterale o parenterale. La riduzione dello stress attraverso tecniche come il training autogeno, la mindfulness o lo yoga può migliorare la funzionalità intestinale e ridurre le riacutizzazioni.
Le variazioni anche importanti dell'alvo creano in molti casi problemi di adattamento e finiscono con l'influenzare relazioni sociali ed attività lavorativa.
MEDITAZIONE PER ABBASSARE LO STRESS: esercizio di rilassamento mindfulness per abbassare la tensione
Diagnosi e Trattamento Medico
Abbiamo visto che i rimedi della nonna potrebbero essere un forte alleato per combattere la colite. Se la causa del malessere, però, è più profonda, è necessario proseguire l’indagine attraverso una visita gastroenterologica.
Anamnesi: è necessaria un’accurata raccolta anamnestica: modalità di insorgenza dei sintomi, sintomi e segni associati (sangue o muco nelle feci, febbre, perdita di peso), recenti viaggi all’ estero, cambio di stile di vita e/o alimentazione, introduzione di nuove terapie, eventi stressanti (fisici o emotivi).
Esami di laboratorio (emocromo, indici infiammatori, escludere altre cause che possano causare sintomi analoghi mediante test della tiroide e celiachia).
Esame coproparassitologico.
Calprotectina fecale è una proteina che può risultare alterata in caso di infiammazione intestinale e puo’ essere utilizzata come “marcatore” per valutare l’andamento della stessa.
Colonscopia per valutare lo stato della mucosa del colon sia macroscopicamente che microscopicamente con mappatura di tutti i tratti ed escludere cause organiche.
TAC addome completo con e senza mdc.
Ecografia delle anse intestinali: rileva eventuali segni di infiammazione a carico anche del piccolo intestino.
Entero RMN.
La diagnosi di malattia infiammatoria intestinale non può generalmente prescindere dalla colonscopia, durante la quale si effettua un prelievo bioptico della mucosa per il successivo esame istologico, preventivamente affiancato da test clinici (ricerca di markers infiammatori nel sangue, come VES e PCR, che rimangono comunque aspecifici e scarsamente sensibili).
Il trattamento dell’intestino infiammato si basa su una combinazione di terapia farmacologica, modifiche alimentari, gestione dello stress e, in casi selezionati, intervento chirurgico.
I farmaci utilizzati comprendono: Aminosalicilati (es. mesalazina): indicati per la colite ulcerosa, riducono l’infiammazione mucosale; Corticosteroidi (es. prednisone): efficaci nelle fasi acute ma sconsigliati per uso prolungato a causa degli effetti collaterali sistemici; Immunosoppressori (azatioprina, metotrexato): modulano la risposta immunitaria nelle forme croniche; Farmaci biologici (anti-TNF, anti-integrine): usati nei casi refrattari, mirano a bloccare specifiche citochine infiammatorie.
TERAPIA MEDICALE: terapie sono strettamente legate alla causa/e scatenanti: Farmaci antispastici, lassativi osmotici, farmaci antidiarroici nella sindrome del colon irritabile per regolarizzare l’alvo e ridurre i dolori addominali; Mesalazina un anti-infiammatorio ad azione intestinale talvolta associato all’ utilizzo di cortisone sono il primo approccio per le malattie infiammatorie intestinali, immunosoppressori e farmaci biologici sono da considerarsi in caso di mancato beneficio Terapie antibiotiche.
Attualmente non esiste un protocollo terapeutico standardizzato ed universalmente efficace; nelle fasi acute generalmente vengono impiegati i più potenti farmaci antinfiammatori esistenti in terapia, i cortisonici, che devono però essere assunti soltanto per brevi periodi di tempo. Nelle fasi di remissione, in alternativa od in associazione ad essi, possono essere impiegati anche salicilati, farmaci immunosoppressori o anticorpi anti-TNF alfa (una molecola prodotta dalle cellule immunitarie).
In presenza di complicanze come fistole, stenosi o emorragie, può rendersi necessario l’intervento chirurgico per la resezione del tratto intestinale colpito.
La terapia nutrizionale è integrata alla terapia farmacologica, con piani dietetici personalizzati e, nei casi più gravi, con nutrizione enterale o parenterale.
L’attività fisica moderata è raccomandata in fase di remissione per il suo effetto antinfiammatorio sistemico e per il miglioramento della motilità intestinale.
Esistono diverse tecniche per risolvere la fastidiosa problematica dell’intestino infiammato, ma sia nei casi in cui si decida di utilizzare rimedi naturali o medicinali specifici, è sempre bene consultare un professionista, per evitare controindicazioni o effetti collaterali indesiderati.
La gestione dello stress riveste un ruolo significativo nella gestione della colite, poiché lo stress può scatenare o peggiorare i sintomi di questa condizione.
È fondamentale richiedere un consulto medico nel caso in cui si abbiano sintomi dubbi o se questi peggiorano e perdurano per più di tre mesi.
Vi sono dei sintomi, poi, che possono essere indicativi di una condizione sottostante più seria e che, di conseguenza, richiedono l’attenzione e la valutazione medica.
La maggior parte delle persone, però, riesce ad alleviare i sintomi apportando delle modifiche alla propria alimentazione, praticando attività fisica e, sotto prescrizione dei medici, assumendo farmaci e/o integratori.
Di per sé, la SII non può essere prevenuta, ma è possibile prevenire la riacutizzazione dei sintomi ad essa collegati.
La diagnosi è di esclusione.
Come si cura la Colite: Le terapie sono strettamente legate alla causa/e scatenanti.


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