Il concetto di giardino, nell'immaginario letterario e culturale, assume significati profondi e sfaccettati, rappresentando spesso un rifugio ideale, un luogo di armonia e perfezione, o un microcosmo che rispecchia l'ordine universale. Questa visione trova una delle sue più affascinanti espressioni nell'opera di Giovanni Boccaccio, in particolare nel Decameron, dove i giardini non sono semplici scenografie, ma elementi cruciali che dialogano con il tema della fuga dalla peste, del ritorno all'ordine e della celebrazione della natura e dell'ingegno umano.
Le origini letterarie del giardino ideale
Il nucleo originario del concetto di giardino letterario affonda le radici nel XIV secolo, come testimonia l'appartenenza di alcune ville a nuclei storici legati a Villa Palmieri. Il nome stesso "Schifanoja” o “Schivenoglia” evoca un luogo deputato a scacciare la noia, suggerendo una dimensione di evasione e piacere. Non a caso, si ipotizza che proprio in contesti simili fosse ambientata una parte del Decameron di Boccaccio.
Nel corso del '400, la trasformazione di queste dimore in vere e proprie ville con giardini annessi, come nel caso della proprietà dei Cresci, segna un'evoluzione nella concezione dello spazio verde, che inizia a essere concepito come parte integrante dell'architettura residenziale. Successivamente, nel XVIII secolo, sotto la famiglia Ciacchi, il giardino subisce una trasformazione in giardino all'italiana, un modello caratterizzato da simmetria, ordine geometrico e prospettive studiate. Nel 1927, Myron Charles Taylor, ambasciatore statunitense presso la Santa Sede, suddivide il giardino nelle tre terrazze attuali, conferendogli una nuova fisionomia.
Il tema del giardino come luogo utopico e incontaminato riecheggia la concezione del Paradiso Terrestre descritta da Dante Alighieri nel Purgatorio. Questo luogo, situato al culmine del viaggio oltremondano, rappresenta l'utopia delle origini, l'immagine di un tempo in cui l'uomo era felice. La sua conformazione fisica, con piante dalle virtù positive e l'assenza di perturbazioni meteorologiche, ne fa un giardino letterario per eccellenza. Il giardino dantesco è negazione del tempo, della vita umana e della morte; è un luogo senza moto e senza vento, simboli di turbamento e instabilità. L'unico movimento consentito è quello del cielo Primo Mobile, che crea una brezza costante. Gli animali dell'Eden sono amici tra loro e innocui per l'uomo, simboleggiando la purificazione dal peccato e il ritorno all'integrità originaria. Dante lega il Paradiso terrestre al problema religioso, ma esso può essere ricondotto anche al "locus amoenus" della tradizione classica, il giardino primaverile con il canto degli uccelli. Quest'opera divina costituisce l'archetipo di ogni luogo di pace sulla terra, in contrapposizione alla "selva", luogo selvaggio di errore e terrore, e manifestazione della perfezione della natura. Il bosco che circonda il Paradiso terrestre dantesco è una "selva spessa e viva", in contrasto con la "selva selvaggia e aspra e forte" in cui il poeta si era smarrito all'inizio del poema. Il giardino è il luogo del ritorno alla naturalezza, all'età dell'oro rimpianta da Tasso nell'Aminta.
In questo giardino ideale, non esistono stagioni; fiori e frutti crescono insieme, le foglie non cadono, rispecchiando l'armonia della creazione, secondo l'interpretazione di Sant'Ambrogio che vedeva la terra creata in primavera. Per tutto il corso della letteratura dal '200 al '500, il giardino è concepito come uno spazio staccato dal tempo, privo dell'impronta della morte o dell'asprezza delle stagioni autunnale e invernale.
Il giardino che fa da cornice al Decameron di Boccaccio, pur essendo opera dell'uomo, riproduce queste condizioni primigenie. Grazie ad esso, l'uomo mortale può liberarsi dall'angoscia del tempo, della morte e dei pericoli della natura. Si tratta di un "ortus conclusus": un luogo chiuso da un muro, separato dalla realtà esterna, un' "altra" natura non sottoposta al divenire. La sua architettura è spesso standardizzata, con un palazzo al centro e una fontana in posizione elevata da cui sgorgano piccoli corsi d'acqua armoniosi. Gli alberi sono distribuiti in modo ordinato, ciascun tipo di pianta occupa una parte designata del giardino. La topologia del luogo è geometrica e ben delimitata, con corsi d'acqua che dividono il giardino in parti simmetriche, richiamando la perfezione del giardino all'italiana, come quello di Villa d'Este a Tivoli, in contrapposizione alla maggiore mescolanza di quello all'inglese. Nel '400, il giardino diventa oggetto di attenzione architettonica anche nello studio della città ideale, come a Pienza.

Il Giardino come Fuga e Rifugio
Il viaggio nel giardino, nei contesti letterari, assume la funzione di sfuggire a un male. In Boccaccio, si tratta di fuggire dalla confusione morale, dalla peste che infuria, dalla sospensione delle norme del Buongoverno, delle leggi morali e igieniche. È una fuga dall'ossessione della malattia e della morte, dalla natura coinvolta nella distruzione e corruzione rappresentata dalla peste. Il palazzo all'interno del giardino protegge dalla peste, il muro impedisce alla corruzione di penetrare.
I dieci giovani protagonisti del Decameron, allontanandosi dalle loro case, intraprendono un viaggio che allude a uno spostamento, a una trasformazione: dalla corruzione del male e della morte verso un mondo di sospensione del reale. L'utopia di Boccaccio risiede nella fuga dal disordine verso il riordinamento. I giovani seguono un ordine preciso, raccontando dieci novelle per dieci giorni, con un reggente per ogni giornata. Si crea così una nuova regola per chi è partito da un mondo fuori da ogni regola. Le novelle stesse sono una serie di esempi che ripropongono l'ordine naturale preesistente alla peste.
Nell'Amorosa visione di Boccaccio, incontriamo la descrizione del giardino di Pomona, un luogo totalmente allegorico, simile al Paradiso terrestre di Dante, uno spazio fuori dalla storia. Al centro, una fontana con tre statue di donne da cui sgorgano tre corsi d'acqua. A differenza del giardino del Decameron, quello di Pomona non ha nulla di naturale; è una "natura totale", dove tutto è conservato perfettamente. La giovane Diona, accompagnata da Pomona, conosce la natura vegetale nella sua compiutezza e perfezione, un luogo dove tutto è noto e non c'è il rischio di perdersi alcun aspetto del mondo.
In netto contrasto, i giardini descritti da Poliziano non escludono la dimensione temporale. I giardini delle sue opere servono a far comprendere la brevità della vita, simboleggiata dalle rose che ammoniscono a godere della giovinezza. Il giardino di Venere a Cipro, descritto nelle Stanze per la giostra, è anche allegoria d'amore, con animali ritratti in lotte amorose. L'amore, attraverso il ricordo di Apollo e Dafne, rientra nella realtà mitologica, e il giardino diventa il luogo in cui l'amore si gode e si esercita liberamente.
Infine, in Campanella, la Città del Sole presenta una visione utopica in cui i segni di un nuovo ordine universale sono posti in atto nella mitica città. L'utopia, manifesta nella descrizione dei giardini della letteratura, è un genere letterario che affonda le radici nella tradizione idillica, pastorale, biblica e filosofica. È concepita per valorizzare lo spazio adiacente alla casa, interpretando con lo spirito del nostro tempo i temi fondamentali del giardino narrato da Boccaccio, in particolare quello descritto nell'Introduzione alla terza giornata del Decameron.

I Loci Amoeni del Decameron: tra Natura e Architettura
I loci amoeni, topos della letteratura medievale e non solo, sono fondamentali per lo sviluppo delle novelle boccacciane. Con questa espressione si intendono sia giardini, frutto dell'intervento ingegnoso e creativo dell'uomo, sia luoghi naturalistici di straordinaria bellezza. Essi sono rilevanti non solo nella "cornice" del Decameron, ma anche nelle novelle stesse, in particolare quando legate all'ambientazione di storie d'amore.
I loci amoeni della "cornice" del capolavoro boccacciano sono sostanzialmente tre. Il primo, in cui si narra durante la prima e la seconda giornata, è poco dettagliato ma si presenta come un luogo chiuso (hortus conclusus), separato dall'ambiente circostante. Il suo carattere "architettonico", stilizzato, lo rende meraviglioso agli occhi della brigata per il suo "bello ordine". Al centro si trova un prato con una varietà di fiori profumati, circondato da alberi fruttiferi che offrono ombra e profumo in tutte le stagioni. L'elemento centrale è una fontana di marmo bianco. Il prato è attraversato da canali d'acqua che donano freschezza, e il giardino è popolato da animali "non nocivi", evocando un'immagine di paradiso terrestre. Le analogie con la raffigurazione del Paradiso terrestre nel Purgatorio dantesco sono evidenti.
Un esempio concreto di come Boccaccio descrive questi luoghi si trova nell'Introduzione alla terza giornata del Decameron: "Appresso la qual cosa, fattosi aprire un giardino che di costa era al palagio, in quello, che tutto era da torno murato, se n’entrarono; e parendo loro nella prima entrata di maravigliosa bellezza tutto insieme, piú attentamente le parti di quello cominciarono a riguardare. Esso avea dintorno da sé e per lo mezzo in assai parti vie ampissime, tutte diritte come strale e coperte di pergolati di viti, le quali facevano gran vista di dovere quello anno assai uve fare: e tutte allora fiorite sí grande odore per lo giardin rendevano, che, mescolato insieme con quello di molte altre cose che per lo giardino olivano, pareva loro essere tra tutta la spezieria che mai nacque in Oriente. [...] Nel mezzo del quale; quello che non è meno commendabile che altra cosa che vi fosse, ma molto piú; era un prato di minutissima erba e verde tanto, che quasi nera parea, dipinto tutto forse di mille varietá di fiori, chiuso dintorno di verdissimi e vivi aranci e di cedri, li quali, avendo i vecchi frutti ed i nuovi ed i fiori ancora, non solamente piacevole ombra agli occhi, ma ancora all’odorato facevan piacere. Nel mezzo del qual prato era una fonte di marmo bianchissimo e con maravigliosi intagli iv’entro, la quale, non so se da natural vena o da artificiosa, per una figura che sopra una colonna nel mezzo di quella diritta era, gittava tanta acqua e sí alta verso il cielo, che poi non senza dilettevol suono nella fonte chiarissima ricadea, che di meno avria macinato un mulino. La qual poi; quella dico, che soprabbondava al pieno della fonte; per occulta via del pratello usciva, e per canaletti assai belli ed artificiosamente fatti fuor di quello divenuta palese, tutto lo ’ntorniava [...]".

Il secondo giardino, la "Valle delle donne", è accessibile tramite un ingresso stretto, isolandolo dal mondo circostante. Il suo piano è rotondo, geometrico, simile a un teatro romano. È circondato da sei colline con castelli visibili sulle cime, distinguendo tre zone: i pendii meridionali ricchi di alberi da frutto, quelli settentrionali con conifere e allori. Questo luogo, sebbene separato, mantiene un legame con il mondo umano.
I loci amoeni non si limitano alla cornice, ma sono presenti anche nelle novelle. Nella novella iv, 6, l'intera scena dell'innamoramento di Gabriotto e Andreuola si svolge nel "giardino del padre di lei", un mondo isolato e privato, rilevante per lo svolgimento del dramma. Qui, il giovane coglie rose rosse e bianche per la sua amata, simboli di amore puro e rigenerazione. Nella novella v, 1, lo scenario dell'innamoramento di Cimone è un boschetto "tutto era fronzuto", con un'atmosfera chiaramente erotica.
L'analisi dei luoghi ameni della cornice boccacciana va fatta sullo sfondo della descrizione della pestilenza nell'introduzione del Decameron. Essi adempiono alla funzione di escape, lontani dalle preoccupazioni umane e non sottoposti alle leggi umane. Questi luoghi di bellezza perfetta servono a dimenticare le tristezze e le preoccupazioni lasciate alle spalle dalla brigata fuggendo da Firenze. Tuttavia, l'andare nel "contado" non è una semplice fuga verso un mondo immaginario, poiché la peste infuriava anche in campagna. Boccaccio stesso fornisce una spiegazione psicologica: piacere e dolore sono collegati, e si prova piacere soprattutto dopo aver provato dolore.
I luoghi ameni della cornice servono, nella strategia boccacciana, sia al delectare (scopo esplicitato del Decameron) sia al prodesse, ovvero il riordino del mondo sociale devastato dalla peste attraverso l'atto del novellare. Essi rappresentano una "natura ben ordinata", immagine del nuovo ordine stabilito dalla brigata. Hanno quindi la stessa funzione del novellare: il riordino sociale. La peste colpiva anche il "contado", la natura vissuta e modellata dall'uomo, che anch'essa deve essere riordinata. In questo senso, i luoghi ameni rappresentano questa natura "riordinata", e il loro rapporto con il novellare consiste nel fatto che essi rappresentano l'ambito "ben ordinato" in cui, novellando, anche le altre cose umane possono essere "riordinate".
Una simile concordanza tra luoghi ameni e tema delle novelle sussiste anche nelle novelle stesse, come negli esempi delle novelle iv, 6 e v, 1, dove storie d'amore, a lieto o infelice fine, sono ambientate in luoghi ameni. La strategia della brigata prevede un doppio viaggio: reale (allontanamento dalla "città tribolata" e avvicinamento alla campagna topica del locus amoenus) e metaforico (passaggio dalla parola degradata alla parola salvifica). La cura suggerita alla civiltà moribonda è la fuga dalla storia verso il regno incantato della letteratura. I luoghi ameni, sia nella cornice sia nelle novelle, sono un elemento costitutivo dell'opera boccacciana: non solo il novellare, ma anche l'ambientazione in loci amoeni hanno un effetto benefico. La loro natura ordinata ed armoniosa si oppone al caos sociale e morale causato dalla pestilenza, assumendo così un ruolo "salvifico" pari a quello della parola del novellare.
Il DECAMERON || Giovanni Boccaccio
Villa Rufolo: un giardino tra Boccaccio e Wagner
A Ravello, in provincia di Salerno, sorge Villa Rufolo, i cui giardini, noti come Giardino dell’Anima, si sviluppano su due livelli. Le sue mura sembrano voler celare cipressi e tigli che conducono a un chiosco moresco, offrendo uno spettacolo che ha incantato grandi figure del passato, tra cui Giovanni Boccaccio.
Questo giardino antichissimo, la cui prima fase risale al XIII secolo, epoca della realizzazione di Villa Rufolo, conserva testimonianze indelebili di Giovanni Boccaccio nella prima giornata del Decameron. Il periodo romantico vide Francis Nevile Reid riscrivere la storia di questi giardini, portandoli a una rinascita. Il magico Giardino di Klingsor fu scoperto e divenne la scenografia per il Parsifal di Wagner, trasformando Villa Rufolo nella dimora estiva di Reid.
Diversi personaggi di spicco e artisti si sono innamorati di questo luogo nel corso dei secoli, da Boccaccio a Richard Wagner. Nel 1851, Sir Francis Nevile Reid acquistò ufficialmente Villa Rufolo, già all'epoca tra i palazzi più sfarzosi e prestigiosi della Costiera Amalfitana. Reid considerò questi giardini il suo luogo nel mondo, tanto da farvi realizzare una tomba in memoria del suo fedele cagnolino. Il Giardino dell’Anima ha catturato l'attenzione di artisti, scrittori e musicisti, ed è stato anche set cinematografico per film come La Principessa Sissi (1955), una novella del Decameron di Pasolini e A Good Woman (2004) con Helen Hunt.
Villa Rufolo, costruita nel XIII secolo con affaccio su Piazza Vescovado, il centro storico di Ravello, è sempre stata conosciuta come una delle ville più prestigiose della Costiera Amalfitana, avvolta da leggende e misteri. Sir Francis Nevile Reid, il botanico che acquistò la villa nel 1851, ne cambiò radicalmente la storia. Oggi, Ravello è conosciuta come Città della Musica, proprio per il suo legame con Wagner, che nel 1880 affermò: "I Giardini di Klingsor sono stati trovati". È impossibile non rimanere incantati dalla poesia di questo giardino, amato anche da Jacqueline Kennedy.
Camminare tra i suoi vialetti, ammirando le mura, i tigli e i cipressi, restituisce l'eco delle parole di Wagner e la magia del Giardino dell'Anima. A proposito di Villa Rufolo, non si può non menzionare Landolfo Rufolo, protagonista della quarta novella della seconda giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Il Giardino dell’Anima di Villa Rufolo, sospeso tra cielo e mare, svela il legame unico tra storia e natura, un luogo dove i colori seguono il naturale fluire delle stagioni, invitando a innamorarsi della sua incantevole bellezza.
