Azioni Banca Popolare di Ancona: Cosa Fare e Rischi Associati

Il fenomeno delle azioni illiquide vendute dalle Banche Popolari ha colpito migliaia di risparmiatori in tutta Italia, creando un contenzioso sempre più acceso tra consumatori e istituti bancari.

Le azioni illiquide sono titoli non quotati in borsa, venduti come investimenti sicuri dalle banche. Tuttavia, il valore di questi titoli è crollato nel tempo, rendendoli invendibili. La differenza consiste nel fatto che le azioni quotate possono essere liberamente ricollocate sul mercato borsistico al valore corrispondente al momento in cui viene effettuata l’operazione di vendita. Totalmente differente è il caso delle azioni “non quotate”.

Nel 2025, il Tribunale di Bari ha confermato che le azioni emesse dalle Banche Popolari sono titoli ad alto rischio e, quindi, illiquidi. La banca, quando offre questi prodotti, ha l’obbligo di valutare l’adeguatezza dell’investimento rispetto al profilo e agli obiettivi finanziari del risparmiatore. Le banche sono tenute a informare correttamente i risparmiatori sui rischi legati agli investimenti, in modo che possano prendere decisioni consapevoli.

Il Tribunale di Bari ha anche rigettato l’eccezione di prescrizione decennale proposta dalla banca, confermando che il diritto al risarcimento non si prescrive dal giorno dell’investimento, ma da quando il risparmiatore è messo nelle condizioni di conoscere il danno subito.

Se hai acquistato azioni illiquide e non riesci più a venderle, hai diritto al risarcimento. Se sei titolare di azioni illiquide emesse da una Banca Popolare e ritieni di essere stato danneggiato, agisci subito. L’invio del reclamo all’associazione non ha nessun costo. Se vuoi aderire alla campagna il costo è di 15€.

Avviso esplicito sui rischi: Il trading degli strumenti finanziari e/o di criptovalute comporta alti rischi, compreso quello di perdere in parte, o totalmente, l’importo dell’investimento, e potrebbe non essere adatto a tutti gli investitori. I prezzi delle criptovalute sono estremamente volatili e potrebbero essere influenzati da fattori esterni come eventi finanziari, normativi o politici. Fusion Media vi ricorda che i dati contenuti su questo sito web non sono necessariamente in tempo reale né accurati. I dati e i prezzi presenti sul sito web non sono necessariamente forniti da un mercato o da una piazza, ma possono essere forniti dai market maker; di conseguenza, i prezzi potrebbero non essere accurati ed essere differenti rispetto al prezzo reale su un dato mercato, il che significa che i prezzi sono indicativi e non adatti a scopi di trading. È vietato usare, conservare, riprodurre, mostrare, modificare, trasmettere o distribuire i dati contenuti su questo sito web senza l’esplicito consenso scritto emesso da Fusion Media e/o dal fornitore di dati.

Contesto delle Operazioni Bancarie e Azioni Illiquide

Fatti e scenari dopo il successo prevedibile dell'Offerta di Intesa su Ubi con la proroga Consob. Con la proroga decisa da Consob di due giorni e con l’adesione notturna del fondo Silchester, che ha deciso notte tempo di consegnare il suo 8,5% di azioni, l’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi sembra ormai a portata di mano. L’offerta è già al 51%, prima meta raggiungibile per la banca guidata da Carlo Messina. Quindi Intesa Sanpaolo è pronta ad assorbire Ubi Banca, l’Unione di Banche Italiane, con tutta la sua storia di gruppo bancario italiano di origine cooperativa, quarto per numero di sportelli, nato il 1º aprile 2007 dalla fusione fra Banche Popolari Unite e Banca Lombarda. Che, a propria volta, aveva incorporato la Banca Popolare di Bergamo, il Banco di Brescia, la Banca Popolare Commercio e Industria, la Banca Popolare di Ancona, la Banca Carime, la Banca di Valle Camonica.

Dal punto di vista economico, soprattutto dopo il rilancio cash, l’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca è assai vantaggiosa da un punto di vista economico. Qualche dubbio in più ho invece sulla valenza industriale dell’operazione per il sistema bancario italiano. Intesa Sanpaolo ha dato rassicurazioni sulla tutela e valorizzazione del personale di Ubi e sulle aspettative del territorio bresciano e bergamasco, ricco appunto di clientela retail e Pmi, ma in ogni caso l’operazione (che è stata ostile al board di Ubi) porterà ad un assorbimento di Ubi che verrà fagocitata da Intesa Sanpaolo con successivo spezzatino. Molte aree di Ubi (basta pensare ad esempio all’investment banking) saranno un doppione rispetto a Intesa Sanpaolo-Banca Imi e il loro destino è incerto. Si procederà alla cessione dei 500 sportelli a Bper e la clientela di Ubi Banca si ritroverà con un quadro totalmente nuovo che dovrà essere poi verificato alla prova dei fatti, in relazione alle promesse fatte.

Detto questo, il management di Intesa Sanpaolo (e il suo advisor unico Mediobanca che ci ha visto giusto) è riuscito a fare l’unica operazione possibile in questo momento. Ubi Banca era lì in bella mostra e Intesa Sanpaolo si è mossa per prima. Il management di Ubi Banca, con il consigliere delegato Victor Massiah, è stato bravo a creare una banca solida, ma non ha fatto altrettanti sforzi per creare un terzo polo. Doveva muoversi prima del raid di Intesa Sanpaolo, per creare quello che sarebbe stato davvero un terzo polo di grande spessore nel Nord Italia: cioè l’unione con BancoBpm a cui poi si sarebbe poi potuto aggiungere un altro istituto come la Popolare di Sondrio. Il raid di Intesa Sanpaolo avrà un altro effetto: prima che sia troppo tardi e che qualche altro colosso (anche estero) lanci un’offerta sugli istituti italiani ancora in campo, sarà necessario che i “sopravvissuti” al consolidamento si mettano insieme e creino finalmente quel terzo polo di cui ha bisogno il sistema bancario italiano: Banco Bpm, Bper, Sondrio, Creval e Mps, dalla quale il Governo dovrà uscire. L’operazione più razionale potrebbe essere uno scenario a tre, tra Banco Bpm, Bper e Sondrio, qualora Mps vada con Unicredit. Ma staremo a vedere.

Grafico che mostra l'andamento delle azioni bancarie in Italia

Obblighi Informativi delle Banche e Normativa

Il problema, quindi, potrà al più essere analizzato - con il necessario ausilio di un professionista - sotto il profilo del corretto adempimento di tutti gli obblighi di adeguata informazione da parte della banca al momento della collocazione delle proprie azioni, ai sensi di quanto dispone l’art. 1. 2. 3. Il 2 marzo del 2009 la Consob ha emanato la Comunicazione n. Il documento si inserisce nell’ambito delle misure di c.d. In tema di prodotti finanziari illiquidi il diligente assolvimento degli obblighi informativi ex art. 21, comma 1, del Testo Unico Finanziario impone all’intermediario una specifica informativa in primo luogo ex ante, consistente nella scomposizione del complessivo esborso di capitale tra il c.d. fair value del titolo ed costi dell’operazione, precisazione del valore di smobilizzo dell’investimento nell’istante immediatamente successivo all’operazione di acquisto, specificazione delle condizioni di smobilizzo evidenziando maggiori difficoltà, tempi e costi connessi al livello di illiquidità, precisazione della circostanza per cui l’unica fonte di liquidità sia lo stesso intermediario negoziatore, dettagliando le regole di princing applicabile, nonché offrire un set informativo che confronti il prodotto illiquido con altri prodotti semplici, noti, liquidi, a basso rischio, con analoga durata e larga diffusione. 4. Le banche non quotate sono state sempre coscienti di ciò. Tant’è vero che prima dell’introduzione della MiFID, in vigenza della normativa di inadeguatezza di cui all’art. 5. Pertanto risultava, ad esempio, che alle 15 e 28 minuti la Banca, all’esito aveva emesso una raccomandazione, con la quale invitava il cliente ad evitare l’acquisto, salvo poi, dopo uno o due minuti, far risultare che era stato direttamente il cliente a richiedere l’acquisto inadeguato, in modo da passare “formalmente” dal regime di adeguatezza al regime di c.d. Prima della MiFID e, quindi, dell’art. 39 del Regolamento Consob del 2007 vigeva la normativa di cui al citato art. Con l’art. 39 del Regolamento Consob del 2007, che ha recepito la MiFID, l’operazione reputata non adeguata non può in alcun modo essere eseguita dall’intermediario, a differenza di ciò che avveniva in passato per quanto abbiamo detto, con la conseguenza che il livello di protezione per il cliente è, quindi, massimo, andando contro una sua esplicita volontà, in funzione dell’esigenza di tutelare il risparmio quale bene costituzionalmente protetto (si veda F. Sartori, “Le regole di adeguatezza e i contratti di borsa: tecniche normative, tutele e prospettive MiFID” in Rivista Diritto Privato, 2008 pag. 25 ed, in senso conforme, V. Santocchi, “Le valutazioni di adeguatezza e di appropriatezza nei rapporti contrattuali fra intermediari e cliente”, in I contratti del mercato finanziario, a cura di E. Gabrielli e R. Lener, I, Torino, 2011, pag. È allora evidente che, se con la nuova regola dettata dall’art. È evidente che, operando con una tale strategia, l’intermediario finanziario aggira palesemente l’art. 39 del Regolamento Consob del 2007, violando altresì l’art. Ma rispetto alla strategia di vendita massiccia delle proprie azioni da parte della Banca in questione, ci chiediamo se le modalità di vendita di azioni non quotate in Borsa, come quelle in questione, possano essere compatibili con la normativa della c.d. Orbene, come noto, l’art. 6.

Schema che illustra gli obblighi informativi delle banche verso i clienti

Situazione Attuale e Prospettive Future

Nella lista delle peggiori azioni della seduta di oggi spiccano quella di BPER Banca e la Popolare di Sondrio. In un contesto generale che vede il Ftse Mib segnare un calo dello 0,7 per cento, sia la quotata modenese che quella valtellinese fanno nettamente peggio con un rosso, rispettivamente, dell’1,85 per cento a quota 11,68 euro e del 2,04 per cento a 16,84 euro. Non che le altre banche se la stiano passando meglio (Unicredit ad esempio è in ribasso dell’1,8 per cento) ma dalle due quotate unite dal filo rosso della fusione forse ci si poteva attendere qualcosa in più in scia proprio alle novità sul processo di integrazione. In linea con quello che è l’iter previsto dall’operazione è infatti arrivato il via libera da parte della Banca Centrale Europea. Un passaggio di certo importante ma, tenendo conto del trend dei due titoli, evidentemente scontato dal mercato.

L’integrazione tra BPER Banca e Popolare di Sondrio, che comporterà un investimento stimato intorno ai 400 milioni di euro, punta a rafforzare il posizionamento di BPER sul mercato nazionale e a consolidare la struttura finanziaria complessiva del gruppo. Il completamento dell’operazione è previsto entro il primo semestre del 2026, a meno di eventuali modifiche procedurali o ritardi normativi, ma avrà effetto retroattivo da gennaio 2025. Inutile dire che con il via libera dell’EuroTower, il percorso di consolidamento tra BPER Banca e Banca Popolare di Sondrio ha fatto un decisivo passo in avanti. Non è un mistero che la fusione tra le due banche si possa considerare come un passo strategico nel processo di consolidamento del settore bancario italiano n nel suo insieme anche perchè permetterà a BPER di ampliare la propria base clienti, rafforzare la capacità di offerta e ottimizzare le sinergie operative tra le due realtà. L‘autorizzazione BCE scioglie definitivamente ogni dubbio ma era ampiamente attesa tanto che l’integrazione tra due banche fa parte della view di tanti analisti. Da qui, probabilmente, l’assenza di reazione da parte degli investitori sui due titoli e il loro segno rosso in borsa. Ecco quindi spiegata la strana situazione in atto fermo restando che, allargando il discorso a tutto il settore bancario, il via libera dell’EuroTower ha comunque il merito di tenere alto l’hype sul risiko del settore bancario nel suo insieme.

"Non capiamo perché Bper continui a sottolineare quanto sia corretto scambiare a 11,02 euro un’azione che vale 11,64 euro, tra l'altro di una banca che non ha né chiesto né necessità di questa operazione". I piccoli azionisti della Banca Popolare di Sondrio bocciano senza mezzi termini l’offerta pubblica di scambio lanciata da Bper. "Senza considerare la tassa di capital gain che gli aderenti all’operazione dovrebbero pagare", prosegue la nota di "Insieme per la Popolare". "Se davvero ritiene così importante e strategica l’operazione, Bper dovrebbe dimostrarlo con i fatti e alzare la sua offerta, attualmente inferiore al prezzo di mercato. Parole che arrivano a poche ore di distanza dalle dichiarazioni del CEO di Bper, Gianni Franco Papa, intervenuto al Credit Management Summit de Il Sole 24 Ore. "Se gli advisor finanziari dicono che il prezzo è congruo, che posso dire? Io credo nell’ottimo lavoro degli advisor finanziari. "Abbiamo offerto un premio del 6,6% sul prezzo dell’azione del giorno prima - ha aggiunto - ma quel prezzo era già salito da tempo. I mercati si aspettano miracoli, ma a me non sembra che accadano spesso". L’obiettivo di Bper è il controllo totale della Popolare di Sondrio e la successiva fusione tra i due istituti: "Solo così potremo realizzare le sinergie di costi e ricavi previste. Siamo fiduciosi di superare il 50%".

Legislazione bancaria, finanziaria e assicurativa: la storia, il presente, il futuro

La questione delle azioni non quotate è veramente rilevante in quanto coinvolge ormai centinaia di migliaia di risparmiatori, che vanno ad aggiungersi alle centinaia di migliaia di risparmiatori coinvolti nella vicenda del c.d.

Le azioni di Banca Popolare · Volksbank saranno negoziate su Hi-MTF a partire dal 25 settembre 2017 Facendo seguito all’informativa del 25 agosto 2017 si comunica che, in data 20 settembre 2017 il Consiglio di amministrazione della società Hi-MTF SIM Spa ha deliberato l’ammissione delle azioni di Banca Popolare dell’Alto Adige sul mercato Hi-MTF (“Hi-MTF”), sistema multilaterale di negoziazione gestito da Hi-MTF SIM Spa, segmento “Order Driven”. La negoziazione partirà il 25 settembre 2017. La sede ove questa negoziazione si svolge è proprio il sistema multilaterale cui si riferisce la domanda, denominato HI-MTF, colloquialmente chiamato anche “borsino”.

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